Helmut Schmidt è morto, ma non muoiono le sue idee e il suo modo di fare politica

Helmut Schmidt non è stato un politico qualunque né soltanto uno degli ex cancellieri tedeschi. Era la coscienza critica di una nazione. Con il suo stile pacato e diretto, con le sue analisi lucide e incisive, con quel suo tratto a volte impertinente, ma sempre educato, era molto amato anche da chi non si riconosceva e non si riconosce nei valori socialdemocratici. Schmidt era diventato un’autorità politica e morale. Una sorta di papa laico. Come ha ricordato Giovanni di Lorenzo sulla Zeit, Schmidt era uno degli ultimi modelli di un popolo che recentemente ne ha visti cadere tanti. I tedeschi andavano orgogliosi del loro ex cancelliere. Schmidt lo si credeva quasi “immortale”.Non era un politico, era un uomo di stato.

 

La sua opinione non era soltanto tenuta in considerazione, era richiesta al punto di essere una componente indispensabile del dibattito politico in Germania. Ora la società tedesca è rimasta orfana di un riferimento fondamentale e, nell’immediato, si avverte un vuoto incolmabile. I grandi uomini politici che nel passato recente hanno ricoperto un ruolo rilevante e che hanno un effettivo riconoscimento politico e sociale al di là della propria appartenenza partitica non ci sono (quasi) più. Richard von Weizsäcker, Johannes Rau e, appunto, Helmut Schmidt sono scomparsi. Helmut Kohl non è più lucido. Gli ultimi presidenti della Repubblica, Roman Herzog, Horst Köhler e Christian Wulff, per motivi molto diversi, non hanno mai avuto quel riconoscimento quasi ecumenico che avevano Kohl, Schmidt e Weizsäcker. Rimane il socialdemocratico Gerhard Schröder (discusso però per la sua amicizia con Putin e per il suo ruolo in Gazprom).

 

Alla Germania non restano grandi uomini del passato (Schröder lo è solo fino ad un certo punto) a cui chiedere un parere sulle vicende politiche attuali, autorevoli figure che possano senza timore  – e senza essere accusate di parzialità – criticare il governo in carica, esprimere il sentimento dei tedeschi e incarnare, almeno simbolicamente, la storia di una nazione. In un paese in cui le istituzioni sono importanti e tenute in altissima considerazione e in cui ogni generazione ha avuto un cancelliere in cui identificarsi, la mancanza di un’ «istituzione politica della Repubblica Federale» (Angela Merkel) come Helmut Schmidt è un grosso problema.

 

Considerato che nella primavera del 2017 si dovrà rieleggere il nuovo Presidente della Repubblica e che qualche mese dopo, a settembre, si svolgeranno le elezioni politiche, e considerato che la Cancelliera governa già da dieci anni, non sorprenderebbe  se sia Joachim Gauck sia Angela Merkel decidessero di concludere la propria carriera politica per dare alla società tedesca quelle figure di cui la Germania oggi si trova improvvisamente priva.

 

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Ubaldo Villani-Lubelli

Giornalista free-lance, ricercatore e blogger. Mi occupo di politica e cultura tedesche. Gioco a calcetto, mi piace camminare e soprattutto viaggiare, anche se sono un po' pigro. Classe '78.

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