Da #andiamoacomandare a#ciaopovery: i 10 hashtag più irritanti dell’estate

La definizione di Hashtag fornita da Wikipedia è la seguente: “Un hashtag (#) è un tipo di etichetta o tag per metadati utilizzato su alcuni servizi di rete e social network come aggregatore tematico, la sua funzione è di rendere più facile per gli utenti trovare messaggi su un tema o contenuto specifico.” Fin qui tutto bene, ma verrebbe da chiedersi come siamo passati dall’utilizzo dell’hashtag per fatti di portata internazionale come la primavera araba e le elezioni in Iran nel 2009, a quello che se ne sta facendo quest’estate: gli hashtag che stanno affollando le bacheche dei nostri social network sembrano il frutto di un’asta di neuroni al ribasso.

Detto questo abbiamo voluto passare in rassegna gli hashtag più gettonati e volutamente idioti che Instagram, probabilmente il più frivolo dei social network, ci propina in questo periodo. Partiamo quindi con la nostra classificona, che di peggio solo Studio Aperto a fine anno sa fare.

10 #Benessere. Messo così non sarebbe neanche male se solo si riferisse a vita sana, dieta equilibrata e relax. Il problema è quando questo hashtag compare sotto la foto del post serata alcolica, con facce che stanno al benessere come Giuliano Ferrara sta alla danza classica.

9 #Ciaone. Tormentone social ormai da tempo immemore. Nessuno sa chi l’abbia inventato. Non è dato sapere se sia opera dell’uomo o di entità aliene sotto l’effetto di lsd. Certo è soltanto che ci sono persone che usano questo hashtag correntemente. Queste persone sono tra noi, potrebbero essere ovunque in qualsiasi momento, fate attenzione.

8 #Bravetutte. Dedicato chiaramente all’universo femminile, questo hashtag potrebbe essere una splendida interpretazione del femminismo 3.0: dice brave e non belle, dice tutte e non alcune. Magari questo era nell’intenzione del suo o della sua creatrice, un sogno di emancipazione naufragato al largo di quell’affollamento di tette e culi che è Instagram.

7 #Seratona. Anche in questo caso si tratta di un grande classico social. Se si parte dal presupposto che tutte le serate che finiscono sui social network sono delle SERATONE, allora magari è il caso di ridefinire il significato della parola stessa visto che si spazia dall’addio al celibato stile una notte da leoni alla partita a briscola seguita dal brodino delle 19.30

6 #Vidaloca. Lo cantava Ricky Martin nell’ormai lontano 1999 mentre cercava di sfilare le mutande a Nina Moric. Chissà cosa penserebbe il bel cantante se sapesse che la sua vida loca viene oggi interpretata da personaggi quantomeno discutibili, in camicie di lino vistosamente pezzate e con espressioni sorridenti da far impallidire il joker.

5 #Ciaopovery. Con questo hashtag entriamo nella top five a gamba tesa. Se non siete già impalliditi per il suo contenuto né per la lettera Y finale, allora dovreste proprio cercare chi l’ha usato e gustarvi le foto del cartello di ingresso a Porto Cervo, che sembra possa rendere ricchi non appena lo si sfiora: ben vi sta, stolti lavoratori della classe media!

4 #Viplife. Vivere il sogno, essere una Very Important Person, camminare per strada ed essere riconosciuti, guardati e fotografati: a chi non piacerebbe? Fino a qualche tempo fa toccava avere un qualche talento per esserlo, pensa te che ingiustizia! Per fortuna adesso ci basta dimostrare sulle nostre pagine social di essere l’anello di congiunzione tra l’uomo e la lattuga non lavata ed il gioco è fatto: la vera VIPLIFE pare proprio a portata di mano.

3 #Andiamoacomandare. Vero tormentone dell’estate, direttamente dai criptici versi della canzone di F. Rovazzi. Ormai tutti vanno a comandare. A comandare chi o che cosa non si è capito, ma è facile riconoscere l’italica propensione al comando e farsi già un’idea delle conseguenze pensando a capitani coraggiosi come Schettino, per cui ben venga questo hashtag. L’unico consiglio che sentiamo di darvi è di fare attenzione a non schiantare il materassino sugli scogli.

2 #Gvstyle. Chi è Gianluca Vacchi? Qualcuno lo conosceva prima di questa strana estate? La wikipedia inglese ne dà una definizione in 3 righe: “figlio di imprenditori, relativamente coinvolto nel business di famiglia come non-esecutive director, più famoso per i suoi profili social”. Per curiosità abbiamo anche cercato la definizione di non-executive director e per spiegarlo citeremo Elio e le storie tese in “tapparella”: <<Tu non vieni! Non importa sai c’avevo judo ma se volete vi porto i dischi così potrete ballare i lenti. Porta pure ma non entri>>. Quarantanove anni, tatuato, fisicato, brizzolato, ricco, ballerino e con un ottimo social media marketer al soldo, insomma il marito che tutte le nonne si augurano per le proprie nipoti e soprattutto il modello a cui tutti noi dovremmo anelare. SCAPPATE! STOLTI!

1 #Sisbocciapoveri. Che sia stato tirato fuori per scherzo o sul serio, poco importa. Questo hashtag riassume in sole 14 lettere un’intera mentalità, un paio di generazioni cresciute a privé e Grande Fratello, ma soprattutto sarebbe in grado di far girare le palle al Dalai Lama strafatto di benzodiazepine.

Se dopo questo top 10 siete ancora in grado di non augurarvi l’estinzione della razza umana nei prossimi 10 giorni, allora avete tutta la nostra stima, ma occhio a non bazzicare troppo le bacheche social il giorno di ferragosto: potreste ricredervi!
#CIAONEEEEE

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Paco Romito

Barese e fiero figlio degli anni 80, non porto spalline e capelli cotonati ma chiedetemi il titolo di qualche film o telefilm (all'epoca non si chiamavano ancora SERIE) di quegli anni e non solo annuirò compiaciuto, vi canticchierò anche la sigla. Ho giocato per 10 anni a football americano, non è rugby, anticipo la domanda. Uno sport che mi ha insegnato moltissimo sul lavoro di squadra e sul sacrificio ma anche sul fatto che i quarterback cuccano solo negli USA. Sono a Berlino da gennaio 2015 e intendo restarci.

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