I quattro motivi per cui Angela Merkel non si candiderà alle elezioni 2017

Nel 2017 la Germania andrà alle elezioni. La cancelliera tedesca Angela Merkel, attualmente al suo terzo mandato, non vuole ancora svelare le sue intenzioni in merito alla possibilità di ricandidarsi una quarta volta. In occasione della conferenza stampa estiva convocata eccezionalmente il 28 luglio 2016 a Berlino, Merkel non ha risposto in modo soddisfacente ai giornalisti che le hanno chiesto delucidazioni in proposito: «Non è il momento di parlare di elezioni. Affronteremo il tema a tempo debito e soltanto quando ci sarà qualcosa da dire». È poco probabile che questo avvenga già quest’estate. Pare che Merkel voglia aspettare l’autunno per pronunciarsi sulla questione. Le valutazioni riguardo le probabilità che la cancelliera si ricandidi o meno nel 2017 si collocano dunque nel campo della pura speculazione, ma esistono ragioni per pensare che Merkel non vorrà affrontare il quarto mandato. Il temporeggiare stesso potrebbe essere l’indizio di un congedo: annunciare un addio con largo anticipo si potrebbe rivelare una strategia politica debole, in quanto comporterebbe una perdita di forza e influenza nell’immediato.

La politica interna. Esistono ragioni politiche per cui Merkel potrebbe rinunciare a ricandidarsi. Innanzitutto vanno considerate le tensioni interne tra i due partiti fratelli CDU e CSU: il primo ministro bavarese Horst Seehofer (CSU) condanna apertamente la politica di accoglienza della cancelliera, giudicandola responsabile dell’allarme terrorismo in Germania, e ha addirittura dichiarato alla ZDF di essere pronto a presentarsi come candidato cancelliere alternativo, nel caso in cui non si riuscisse a trovare un accordo con la CDU per un programma elettorale comune. Ripetendo con convinzione il suo mantra «ce la facciamo», Merkel ha già dimostrato nella conferenza stampa del 28 luglio di non volersi piegare alla linea seehoferiana, nemmeno alla luce degli attentati in Baviera. In secondo luogo, il “panorama alleati” per una nuova coalizione guidata da Merkel non si presenta oggi come dei più allettanti, con una SPD che cerca di prendere le distanze dalla CDU per proporsi come alternativa, considerando addirittura la possibilità di una nuova alleanza con Die Linke e Die Grünen, come riporta Handelsblatt. Accanto ai verdi la CDU godrebbe di una maggioranza risicata (47%), mentre un’alleanza con FDP allo stato attuale non sarebbe sufficiente (41%). L’ascesa di AfD rappresenta un ulteriore fattore che potrebbe scoraggiare la cancelliera a riprovarci: è infatti molto probabile che il partito populista ed euroscettico entri in parlamento il prossimo anno, visti i consensi in costante crescita e ampiamente oltre lo sbarramento del 5%; consensi strappati fra l’altro proprio alla CDU a partire dall’estate 2015, quando Merkel annunciò la sua politica di accoglienza. Nella conferenza stampa in cui si è pronunciata su terrorismo e sicurezza, la cancelliera ha annunciato di voler recuperare quegli elettori che si sono rivolti a destra perché delusi dalla sua politica di accoglienza, ma non di certo invertendo la rotta: sembra che Merkel intenda così evitare a tutti i costi un’alleanza con AfD.

Ragioni personali. Senza dubbio Merkel dovrà fare i conti con la tentazione di eguagliare il record assoluto di Helmut Kohl, che rimase alla guida della Repubblica federale tedesca per ben 16 anni. Ma altrettanto rilevanti sono i motivi personali che potrebbero spingerla a lasciare. Non ricandidandosi, Merkel uscirebbe dalla politica tedesca come grande statista e leader indiscussa dell’Unione Europea degli ultimi anni. Oltre alla “chiusura in bellezza”, potrebbe giocare un ruolo anche il fattore stanchezza, soprattutto dopo un terzo mandato burrascoso in cui la cancelliera si è fatta sostenitrice dell’eurozona, ha preteso il coinvolgimento del FMI nella vicenda greca, caldeggiato le sanzioni alla Russia in seguito agli eventi in Ucraina, sostenuto il TTIP (Trattato di libero scambio USA-UE), si è fatta portavoce della politica di accoglienza allo scoppiare della crisi migratoria e ha negoziato con Erdogan l’afflusso dei rifugiati verso l’Europa. Per condurre la conferenza stampa convocata a fine luglio dopo il verificarsi degli attentati di Würzburg e Ansbach, Merkel ha interrotto eccezionalmente le proprie vacanze estive; ai giornalisti che le hanno domandato se non si sentisse esausta, Merkel ha risposto: «La sera vado a dormire volentieri, ma non mi definirei esausta. Direi piuttosto che mi sento le spalle sufficientemente cariche». In caso di una mancata ricandidatura nel 2017, Merkel potrebbe non voler uscire completamente di scena e optare per un ruolo istituzionale che la consacri ancor più come garante europea: potrebbe profilarsi come allettante alternativa una carica che le consenta di portare avanti quella responsabilità umanitaria che in veste di politica di accoglienza non riscuote più molto successo in Germania e che sembra rappresentare per Merkel più di una linea politica.

Sondaggi. I sondaggi elettorali non depongono a favore di una ricandidatura di Merkel alla cancelleria. Nonostante Sigmar Gabriel (SPD), potenziale avversario di Merkel alle elezioni 2017, non sembri guadagnare consensi, gli ultimi sondaggi (Stern-RTL-Wahltrend) registrano una netta diminuzione di popolarità per la cancelliera. Soprattutto a seguito degli attentati di Würzburg e Ansbach, dei fatti di Monaco e della conferenza stampa del 28 luglio che molti giornalisti hanno giudicato tardiva, poco incisiva da un punto di vista retorico e insoddisfacente per contenuti politici, il consenso per Merkel tra i sostenitori della CDU è sceso al 46%. Basti pensare che ad aprile 2016 la sua popolarità era data al 52%; un anno fa, prima dell’emergenza rifugiati, addirittura al 60%. Inoltre, se all’inizio di luglio 2016 l’80% dei sostenitori della CSU propendeva per Merkel come candidato di punta dell’Unione, oggi si tratta soltanto del 69%, come riporta n-tv. La ragione del calo dei consensi sembra stare nella crescente sfiducia nei confronti della politica di accoglienza di cui Merkel si è fatta portavoce: secondo un recente sondaggio di N24-Emnid, il 57% della popolazione ritiene che la politica sull’asilo della cancelliera sia fallita.

Storia. A non incoraggiare una quarta candidatura di Merkel c’è anche il fattore storia, come fatto notare dal presidente Obama e riportato da Frankfurter Allgemeine Zeitung. A nessuno dei suoi predecessori è riuscito di lasciare la carica di cancelliere volontariamente. Konrad Adenauer (CDU) è stato costretto a lasciare dal proprio partito e dalla FDP. Kurt Georg Kiesinger (CDU), Helmut Kohl (CDU) e Gerhard Schröder (SPD) hanno rinunciato per una sconfitta nelle elezioni. Helmut Schmidt (SPD) è stato deposto a seguito di un voto di sfiducia nei suoi confronti. Nemmeno Ludwig Erhard (CDU) e Willy Brandt (SPD) si dimisero di propria volontà. È vero che Merkel potrebbe farsi tentare e ricandidarsi, confermando la regola secondo cui l’ascesa è più allettante per i potenti rispetto alla dimissioni. Ma un ritiro prima del potenziale tracollo sembra più coerente con la sobrietà e l’equilibrio cui Merkel ci ha abituato in più di dieci anni di governo.

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Foto di copertina: Angela Merkel, Federal Chancellor of Germany speaks during the session ‘Revitalizing Global Trade’ at the Annual Meeting 2011 of the World Economic Forum in Davos, Switzerland, January 28, 2011 © World Economic Forum CC BY-SA 2.0

Gloria Reményi

Italiana per parte di mamma, ungherese per parte di papà, mi piace definirmi 50/50 a tutti gli effetti. Il mio anno di nascita – il 1989 – ha probabilmente deciso il mio destino berlinese. Mi sono trasferita a Berlino nel 2012 per conseguire la laurea magistrale in "Culture dell'Europa centrale e orientale" e ci sono rimasta. Amo la letteratura, da accanita lettrice e aspirante scrittrice.

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