Il cielo diviso, lo splendido romanzo che racconta la Berlino divisa come mai era stato fatto prima

E’ una delle prime domeniche dell’agosto del 1961, Rita, che studia per diventare maestra e lavora in una fabbrica di vagoni ferroviari in una città della Germania Est, decide di andare a trovare Manfred, fidanzato col quale ha convissuto per due anni, prima che decidesse di trasferirsi a Berlino Ovest per le migliori possibilità lavorative che questa offriva. Lei ha passato il confine comprando semplicemente un biglietto per Zoologischer Garten, ha attraversato in fretta Kudamm per raggiungere il nuovo appartamento dell’amato e con lui farà un giro per il centro e Tiergarten. Sarà l’ultima volta che si vedranno.

Il cielo diviso, uscito nel 1963, è il primo libro di Christa Wolf. Nella forma di una sorta di romanzo di formazione al femminile, che racconta la crescita sentimentale e professionale di una giovane donna, l’autrice tratta in realtà l’evento che ha segnato la storia della Germania (e non solo): la costruzione del Muro di Berlino.

Il racconto di questo avvenimento avviene tuttavia, secondo una tecnica tipica della Wolf, attraverso il taciuto. E’ troppo presto ancora per un’elaborazione storica e l’autrice, che viveva e scriveva a Est, non poteva rischiare di incorrere nella censura per affermazioni che potevano risultare sgradevoli. Ma la sua grandezza sta proprio nel riuscire a fare di questo l’elemento chiave del libro, senza mettere per scritto neppure una volta la parola “muro”.

Il romanzo si articola infatti secondo una particolarissima tecnica narrativa in cui due livelli temporali si intrecciano per incontrarsi solo nell’ultimo capitolo: il presente ci mostra Rita che sta affrontando un periodo di convalescenza in un sanatorio in seguito a un incidente avvenuto nella fabbrica dove lavorava; il passato è costituito con una serie di flashback attraverso i quali la ragazza ricorda gli ultimi due anni della sua vita. Procedendo con la lettura, il ritmo si fa sempre più serrato, facendo nascere nel lettore il desiderio di conoscere quel momento che collega i due piani temporali: e questo momento deve corrispondere proprio alla decisione del regime della DDR di innalzare una confine invalicabile tra Est e Ovest. Ma cosa ha causato nel particolare l’incidente di Rita? Si è trattato forse di un tentativo, anche inconscio, di suicidio?

Una risposta il testo non la dà. Certo è che i due amanti erano già distanti al momento di quell’ultimo incontro a Berlino: Rita non può perdonare al fidanzato che abbia lasciato non solo lei, ma anche la sua patria, e con una visione che ritrae probabilmente quella dell’autrice, accusa di tradimento chi preferisce abbandonare il proprio Paese per l’Ovest piuttosto che restare anche se non tutto è perfetto. Non solo la protagonista ha una percezione estremamente negativa della città, lasciando intuire che non potrebbe mai trasferirvisi (“E’ peggio che stare all’estero, perché si ode la propria lingua. Ci si trova, in un modo orribile, in un paese straniero”); ma nel dialogo con Manfred che dà il titolo al libro fa capire chiaramente quanto la divisione, sebbene non ancora segnata, sia profonda, tanto da intaccare anche la dimensione del cielo, l’unico luogo in cui due amanti a distanza possono riconoscersi guardando le stesse stelle. Quindi anche se avesse potuto (“La domenica successiva alla mia visita a Manfred era il tredici agosto”), sarebbe mai tornata a trovarlo?

Il romanzo rimane a distanza di anni un documento eccezionale di come l’erezione del Muro abbia influenzato le vite e le relazioni umane, attraverso le pagine di una prosa cristallina che descrive con acuta semplicità sentimenti e stati d’animo dei protagonisti. Un capolavoro della letteratura tedesca che merita davvero di essere letto almeno una volta.

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“Il cielo almeno non possono dividerlo” disse Manfred beffardo. Il cielo? Tutta questa cupola di speranza e di anelito, di amore e di tristezza?
“Sì invece” disse lei piano. “Il cielo è sempre il primo a essere diviso.”

Christa Wolf, Der geteilte Himmel, 1963

Le citazioni sono da Christa Wolf, Il cielo diviso, Edizioni e/o, Roma 1996

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Foto copertina: “an der Berliner Mauer” © gravitat-OFF – CC BY SA 2.0

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Sara Trovatelli

Dottoranda in traduzione letteraria, traduttrice, amante del buon cibo, dei viaggi e di tutto ciò che è cultura, vive a Berlino dal 2012 dopo essersene innamorata durante una gita lampo ai tempi del liceo.

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