Il Frankenstein di Maximilian von Mayenburg non è uno spettacolo per chi si impressiona facilmente

Frankenstein



A 200 anni dalla pubblicazione del romanzo di Mary Shelley, Maximilian von Mayenburg propone la sua lettura in chiave splatter e citazionista del classico della letteratura del XIX secolo.

Arti mutilati, schizzi di sangue e uomini partorienti: il Frankenstein in scena alla Tischlerei della Deutsche Oper di Berlino potrebbe mettere alla prova gli spettatori facilmente impressionabili. Il regista Maximilian von Mayenburg, già vincitore nel 2015 del Tischlereipreis della Götz-Friedrich-Stiftung per la sua messa in scena del Xerxes al Theater Bielefeld, propone la sua versione del classico di Mary Shelley a 200 anni dalla pubblicazione del romanzo. Gli spettatori si trovano catapultati nel laboratorio del dottor Frankenstein, dove i frammenti anatomici che invadono la scena sono pertinentemente rispecchiati dall’accompagnamento musicale curato da Gordon Kampe: suoni frammentari e sporchi ritmano lo spettacolo e amplificano gli spasmi muscolari della carne morta che prende miracolosamente vita sotto le mani del superbo dottore. Se una buona metà delle musiche è originale, la metà restante consiste in rielaborazioni di brani molto noti, da Creep dei Radiohead a Mutter dei Rammstein, passando per un’aria del Pigmalione di Rameau e il Doppelgänger di Schubert.

 

Frankenstein
© Anna Agliardi

 

Frankenstein: moderno Prometeo o aspirante mamma?


Von Mayenburg spiega che con la sua versione del Frankenstein intende esplorare soprattutto il desiderio dell’uomo di dare alla luce una vita umana, alla pari di una donna. Nel privilegiare questo tema, rispetto a quello (classicamente favorito) del mortale che vuole superare i confini del possibile assumendo le capacità creatrici di un dio, il regista sarebbe stato motivato anche dallo studio dei diari di Mary Shelley. In questi viene raccontata la morte del figlio neonato della scrittrice, precedente di sole poche settimane l’inizio della stesura di Frankenstein.

 

Frankenstein
© Anna Agliardi

 

 

Una “sutura” di influenze eterogenee

Così come la creatura del dottor Frankenstein, anche lo spettacolo è composto di elementi apparentemente stridenti, “cuciti” gli uni con gli altri: citazioni provenienti dall’olimpo letterario (Goethe, Milton) collidono con strizzate d’occhio al celebre adattamento cinematografico del 1931 e alla musica dei nostri giorni, anche quella elettronica. Tutte le arti performative sono messe al servizio della storia. Burattini, protesi varie e bambole deformi di piccole dimensioni ricorrono nel corso dell’intero spettacolo suscitando a volte disgusto a volte ilarità. Ma i pesi massimi arrivano alla fine, quando entrano in scena degli enormi e grotteschi pupazzi dallo spiccato effetto comico.

Nella nostra photogallery trovate una selezione di alcuni dei momenti più significativi dello spettacolo. Tutte le fotografie sono di Anna Agliardi.

 

Frankenstein
© Anna Agliardi

 

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© Anna Agliardi

 

Frankenstein
© Anna Agliardi

 

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© Anna Agliardi

 

Frankenstein
© Anna Agliardi

 

Frankenstein
© Anna Agliardi

 

Frankenstein
© Anna Agliardi

 

 






Frankenstein

Tischlerei Deutsche Oper Berlin

Bismarckstraße 35, Berlino (zona Charlottenburg)

 23, 24 e 25 febbraio 2018; ore 20:00

Durata: 90 minuti

Biglietti da €15 a €25



Per ulteriori informazioni visitare il sito della Tischlerei Deutsche Oper



 

Foto: © Anna Agliardi, per gentile concessione della fotografa

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