«Il nostro negro»: in Germania sacerdote congolese si dimette dopo insulti di un politico

Il sacerdote cattolico congolese Olivier Ndjimbi-Tshiende ha deciso di lasciare il suo posto nella chiesa di St. Martin a Zorneding, in Baviera, dopo aver ricevuto un insulto razzista da un politico CSU locale, Johann Haindl, e diverse lettere anonime contenenti minacce di morte. La notizia della rinuncia al suo incarico è stata annunciata dallo stesso Ndjimbi-Tshiende la scorsa domenica, dopo la funzione religiosa nella piccola chiesa di Zorneding. L’uomo era a capo di quella congregazione dal 2012.

«Il nostro negro». Nel novembre 2015 Ndjimbi-Tshiende si è scontrato con alcuni politici locali, contestando le loro esternazioni anti-rifugiati. La questione è sorta quando Sylvia Boher della CSU (Christlich-Soziale Union), costola bavarese e conservatrice della CDU di Angela Merkel, ha pubblicato sul giornale locale del partito un articolo in cui lamentava l’elevata presenza di rifugiati in Baviera. La Boher definiva il flusso di immigrati come «un’invasione» e accusava i richiedenti asilo dell’Eritrea di sfuggire ai loro doveri militari. Ndjimbi-Tshiende aveva risposto duramente all’articolo ricordando ai politici cattolici che occorre vivere secondo gli insegnamenti della religione cristiana. Il deputato CSU Johann Haindl aveva replicato al sacerdote tramite un articolo sulla Ebersberger Zeitung, in cui usava l’appellativo «unser Neger», «il nostro negro». A seguito delle pesanti critiche ricevute, entrambi i politici coinvolti erano stati costretti a presentare le dimissioni, anche se la Boher era rimasta comunque attiva nel consiglio comunale.

Le minacce di morte. La cosa però non aveva contribuito a sminuire il risentimento nei confronti di Ndjimbi-Tshiende. La deputata della SPD (il partito socialdemocratico), Bianka Poschenrieder, ha dichiarato alla Süddeutsche Zeitung di aver sentito dire a un cittadino di Zorneding che il prete non sarebbe rimasto ancora a lungo nella loro comunità. «Aveva tutta l’aria di una minaccia», ha aggiunto la donna. Solo quando si è saputo che il sacerdote aveva ricevuto cinque lettere contenenti minacce di morte negli ultimi mesi del 2015, è stato possibile ricollegare le due circostanze. La polizia sta attualmente indagando per scoprire l’identità di chi ha inviato le lettere; sugli ignoti gravano tre diversi capi di imputazione, tra cui incitamento all’odio razziale.

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La cittadina di Zorneding © wikipedia.de

Le reazioni dell’arcidiocesi. Il giorno successivo all’annuncio di Ndjimbi-Tshiende, l’arcidiocesi di Monaco ha divulgato una dichiarazione del sacerdote stesso in merito alla situazione: la decisione di lasciare l’incarico, divenuto ormai un fardello, sarebbe stata frutto di un’attenta riflessione e un vero e proprio sollievo dopo il polverone mediatico dell’ultimo periodo. Ndjimbi-Tshiende ha aggiunto di non nutrire risentimento verso la comunità locale e di essere pronto a riassumere i suoi compiti in una nuova diocesi.

Le reazioni della politica. Da un punto di vista politico, è scoppiato un acceso dibattito sulle responsabilità della CSU locale nel contribuire al clima di odio razziale e alle dimissioni del sacerdote. Il sindaco di Zorneding Johann Mayr (CSU) ha affermato che il partito «non è responsabile per coloro che commettono azioni illegali». La presidentessa provvisoria della sezione locale, Jutta Sirotek, ha aggiunto di essere dalla parte della tolleranza e della dignità umana e di condannare fermamente ogni genere di razzismo. Ma sul web piovono numerose critiche ai conservatori bavaresi: «dovreste vergognarvi, ricordate ancora per cosa sta la “C” di CSU?», scrive un utente Twitter facendo riferimento alle radici cristiane del partito. Intanto, molti cittadini di Zorneding si sono schierati in difesa del loro sacerdote e hanno lanciato una petizione affinché possa riprendere il suo posto alla St Martin. E ieri in migliaia hanno sfilato in segno di solidarietà a Ndjimbi-Tshiende e in contrasto a ogni forma di odio razziale.

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Foto di copertina © youTube

Giulia Mastrantoni

Laureata in inglese e francese, ama scrivere e viaggiare. Legge come se non ci fosse un domani e, non appena se ne presenta l'occasione, si butta a capofitto in nuove avventure. «Da grande» vuole non doversi mai chiedere: «E se?». Ha pubblicato i racconti "Misteri di una notte d'estate" per la Ed. Montag nel 2015 e "Veronica è mia" per la Panesi Edizioni nel 2016, sulla tematica della violenza psicologica e sessuale.

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