Il sud è niente (e il suo regista) arrivano a Berlino

“Niente gioia mia! Il Sud è niente e niente succede”. Siamo a Reggio Calabria, nella periferia della città stata la fiorente Reghium della Magna Grecia; su quel lungomare che D’Annunzio ritenne di definire il più bello d’Italia. Il lungomare da cui guardi la Sicilia e ti sembra di toccarla tanto è vicina, il posto da cui puoi prevedere gli umori dell’Etna con anticipo e saprai se da lì a qualche ora dovrai pulire i balconi sporchi di polvere vulcanica. A Reggio, dove la festa della Madonna è festa della città che diventa bellissima con le luci e le giostre, gli odori dei panini con la carne e i gelati più buoni che tu potrai mai assaggiare.

La città dove passò anche Ulisse, fra Scilla e Cariddi i due mostri mitologici che dormono da una parte e dall’altra dello Stretto. Sulle coste dove si narra che ogni tanto si possa ammirare il fenomeno della Fata morgana. La città del sole ma anche il primo comune sciolto per infiltrazioni mafiose, il polo industriale fantasma, l’emergenza rifiuti e le periferie abbandonate tra abusivismo edilizio ed ex fabbriche ormai strutture abbandonate e fatiscenti dove la legge del più forte perdura e ti viene insegnato da piccolo che lo devi dimostrare che sei uomo; se sei donna è tutta un’altra storia poi.

Grazia è una ragazzina che trascorre l’adolescenza in una terra particolare che gli ha tolto presto l’amato fratello, vittima di quello che al sud chiamano lupara bianca. Cammina sul lungomare e nelle strutture abbandonate o mai rifinite della periferia al fianco di un padre duro, come è richiesto agli uomini in quelle terre, e una nonna che si fa voce di ricordi e consigli, una voce che porta in sé la saggezza degli antichi.

Una femminilità rifiutata per scelta o per istinto, un vuoto legato a una scomparsa misteriosa e, sullo sfondo, il sud estremo con la sua bellezza e la sua asprezza; la magia che queste terre conservano fra superstizione e credenze popolari mai dimenticate: questi gli ingredienti del “Il sud è niente” pellicola indipendente del 2013, realizzata da due giovani produttori francesi, Jean-Denis Le Dinahet e Sebastien Msika, e diretta dal reggino Fabio Mollo che vede nelle vesti di Grazia la giovane ed esordiente Miriam Karlkvist.

Il Sud è niente è il lungometraggio d’esordio del regista calabrese, già premiato con una menzione speciale ai Nastri d’Argento. Il suo nome non è nuovo neanche nella capitale tedesca dove nel 2012 gli viene assegnata una borsa di sviluppo al Nipkow Programm e dove ha presentato proprio Il sud è niente alla Berlinale del 2014, all’interno della sezione Generation.

Domenica 3 maggio 2015 vi sarà una proiezione speciale a Berlino nelle sale del Kino Babylon alla presenza del regista all’interno degli appuntamenti Cineaperitivo co-organizzati dall’Associazione Mafia? Nein Danke.

Quest’ultima, lo ricordiamo, opera a Berlino dal 2008, un anno dopo la strage di Duisburg in cui la Ndrangheta calabrese si rese protagonista dell’eccidio di sei persone coinvolte in una faida familiare legata ai clan calabresi di San Luca, in provincia di Reggio Calabria. Da allora Mafia? Nein danke promuove diverse attività per ampliare la conoscenza del fenomeno mafioso e la cultura delle legalità in una terra che, purtroppo, con la mafia e specialmente con la ndrangheta ci deve fare i conti ormai.

Il sud è niente 

Domenica 3 maggio alle ore 16:00
al Kino Babylon
Rosa-Luxemburg-Straße 30, 10178 Berlino

il sud è niente.immagine

M. Rita Arfuso

Nata molto a sud nella lontana e mitica Calafrica ma pur sempre italiana, tra i vari saltelli per l'Europa arriva a Berlino poco tempo fa ma decide di restarci (il perchè lo sapete già, ve lo ripetiamo ogni giorno). Di lei si può dire che: amerebbe essere vegetariana ma è calabrese e le riesce molto difficile conciliare queste due cose. Amerebbe suonare uno strumento ma si fermò quando, da piccola, il padre le spiegò che i mancini suonano la chitarra al contrario: ci sarebbero voluti troppo tempo e volontà e lui non aveva né uno né l'altra. Infine amarebbe saper cucinare ma le sue prof femministe di Scienze Politiche le hanno insegnato che meglio evitare, non si sa mai.

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