Integrazione a Berlino: i rifugiati diventano guide turistiche nei musei cittadini

Promuovere la cultura facilitando contemporaneamente l’integrazione dei rifugiati: a Berlino è possibile. Il Ministero della Cultura tedesco, come riportato anche dal The Guardian, ha ideato e realizzato un’iniziativa unica nel suo genere: diciannove rifugiati sono stati reclutati e formati perché diventassero guide turistiche nei musei pubblici di Berlino. L’obiettivo è offrire tour guidati dei musei ad altri rifugiati nella loro lingua madre, in modo da promuoverne l’integrazione.

Obiettivo. Nello specifico, il progetto mira a mostrare i punti di contatto tra la Germania e i paesi natii dei rifugiati. Infatti le opere d’arte su cui si focalizza l’attenzione delle guide turistiche provengono dal mondo arabo. Non a caso, il progetto si chiama Multaqa, parola araba che significa “punto di incontro”. «Quando non si ha uno scopo nella vita e si deve semplicemente attendere, si rischia di sentirsi inutili e privi di valore», spiega Stefan Weber, direttore del Museo di Arte Islamica. «Si rischia così di finire in un buco nero. Ma se si ha un lavoro importante da svolgere, si sviluppa anche la percezione di essere riconosciuti a livello sociale».

I dettagli. I musei che hanno aderito all’iniziativa sono quattro: il Museum für Islamische Kunst (Museo per l’arte islamica), il Vorderasiatisches Museum (Museo dell’Asia anteriore), lo Skulpturensammlung und Museum für Byzantinische Kunst (Collezione di scultura e museo per l’arte bizantina) e il Deutsches Historisches Museum (Museo di storia tedesca). I tour si svolgono ogni mercoledì e ogni sabato pomeriggio, vengono promossi con i social media e con il passaparola. L’ingresso è gratuito e ci sono tra i 20 e i 50 visitatori ogni settimana. I rifugiati che guidano i tour – dalla durata di un’ora – vengono pagati 40 euro dall’associazione non-profit Friends of the Museums for Islamic Art. Una volta assicuratisi i fondi per il progetto e perfezionate le abilità linguistiche delle nuove guide, gli organizzatori intendono ampliare il progetto: le guide siriane e irachene potrebbero spiegare ai visitatori tedeschi le connessioni nascoste tra le loro culture.

Guide e visitatori. «La prima cosa che di solito ci viene chiesta è: “ma tutti questi quadri come sono finiti in Germania?”», racconta la guida Razan Nassreddine, originario di Damasco e in Germania da quattro anni. A volte la risposta può causare momenti imbarazzanti, come nel caso di uno dei pezzi pregiati del Pergamon, la porta di Ishtar. Da quando, negli anni ’30, questa splendida porta babilonese è stata ricostruita con materiali originali in Germania, l’Iraq ne ha ripetutamente rivendicato la restituzione. «Ci sono opere che hanno una storia complicata», aggiunge Weber diplomatico. Ma nella maggioranza dei casi si tratta di un’esperienza totalmente positiva: Aladdin Haddad, studente di architettura di Aleppo, racconta di essersi recato al Pergamonmuseum ogni settimana da quando è arrivato in Germania, sei mesi fa. «È incredibile vedere l’arte del mio Paese nel cuore della Germania, la mia cultura». Molti rifugiati hanno colto l’opportunità per visitare tutti e quattro i musei. Il Deutsches Historisches Museum è stato il più gettonato: si sono rese necessarie 18 guide, di cui 17 siriani e un iracheno.

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Foto di copertina © Scott CC BY SA 2.0

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Giulia Mastrantoni

Laureata in inglese e francese, ama scrivere e viaggiare. Legge come se non ci fosse un domani e, non appena se ne presenta l'occasione, si butta a capofitto in nuove avventure. «Da grande» vuole non doversi mai chiedere: «E se?». Ha pubblicato i racconti "Misteri di una notte d'estate" per la Ed. Montag nel 2015 e "Veronica è mia" per la Panesi Edizioni nel 2016, sulla tematica della violenza psicologica e sessuale.

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