«Io, psicoterapeuta italiana, offro consulenza psicologica online ai miei connazionali all’estero»

“L’unico vero viaggio sarebbe non andare verso nuovi paesaggi, ma avere altri occhi” scriveva Marcel Proust in La prigioniera, quinto volume di Alla ricerca del tempo perduto. È questa una delle premesse, ovvero l’aiutare a scoprire se stessi a prescindere dal luogo in cui ci si trova, che ha spinto la psicologa e psicoterapeuta Anna Lorusso ad offrire consulenza via Skype a italiani sparsi in qualsiasi parte del mondo, soprattutto in quelle località dove trovare specialisti che parlano nella nostra lingua è pressoché impossibile. «L’idea è nata lo scorso anno dopo che due mie pazienti si sono dovute allontanare da Bari per motivi di lavoro. Non volevano interrompere bruscamente la terapia e così abbiamo trovato le consulenze via Skype come un buon compromesso per monitorare il lavoro svolto nel tempo e a distanza». Lei, Anna Lorusso, classe 1982, fa parte del centro clinico e di ricerca dell’Istituto Metafora (Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Relazionale) di Bari, oltre a esercitare privatamente ad Altamura. Ha ottenuto l’abilitazione di Psicologa dopo aver sostenuto l’esame di stato nel 2008; nel 2012 si è specializzata in Psicoterapia ad indirizzo sistemico-relazionale presso l’Istituto IPFR di Bari, approfondendo inoltre gli studi nell’area dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere. «La consulenza psicologica online non ha finalità prettamente psicoterapeutiche, ma è un primo momento per definire un’eventuale situazione di difficoltà e stimare l’entità del disagio. I vantaggi sono sia di tipo logistico – se anche si viaggia molto per lavoro non si interrompe la regolarità delle consulenze – sia di tipo economico, visti i minori costi».

Il trasferimento all’estero non è mai semplice. «La fase di adattamento al nuovo Paese o città è particolarmente critica. Possono sorgere problemi culturali e bisogna ridefinire il contesto delle relazioni, sia di amicizia sia sentimentali. Il rischio è un eccessivo isolamento che da problematica transitoria potrebbe tramutarsi in disturbo psichico». Solo nel 2015, secondo il rapporto Migrantes, sono stati ben 107mila gli italiani andati a vivere fuori dall’Italia di cui un terzo sotto i 34 anni. «Se da una parte la decisione di emigrare può portare alla realizzazione di obiettivi professionali, nonché alla crescita derivante dal confronto con culture differenti, dall’altra si rischia di sentirsi disorientati. Premesso che è normale all’inizio vivere una piccola crisi legata all’ambientamento, occorre evidenziare che se essa continua nel tempo può portare all’insorgenza di stati ansioso – depressivi, disturbi psicosomatici o dipendenze patologiche di varia natura. Altri indicatori di disagio possono essere stati persistenti di tristezza, forte nostalgia, senso di inadeguatezza/estraneità nei nuovi contesti, evitamento costante di situazioni sociali, perdita di interessi e apatia, rabbia e aggressività verso la cultura ospitante e i suoi membri e costanti fantasie sul ritorno o su come fare per anticiparlo». Quali sono le soluzioni? «Non ce n’è mai una sola e non è corretto parlare di “soluzioni”. Posso dire che, in generale, occorre solo fare molta attenzione a non perdere mai l’obiettivo, ovvero se stessi e il proprio stato di benessere fisico e psicologico». Quanto può aiutare parlare con uno psicoterapeuta? «Molto e poco allo stesso tempo. Dipende da vari fattori, quali ad esempio la motivazione al cambiamento da parte della persona che esprime la richiesta d’aiuto e la professionalità dello psicoterapeuta. È per questo che io offro sempre un primo “incontro virtuale” gratuito per capire se è possibile cominciare un percorso insieme. Chi volesse mi può contattare attraverso il mio sito www.psicheonline.it e pianificare quando “vedersi”. In un’epoca di lavoro digitale e società globalizzata, l’importante, prima di tutto, è parlare».

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