Italiani bigotti? I dipinti di Schiele sono stati censurati in Uk e Germania perché (per loro) troppo osé

Egon Schiele continua a far parlare di sé a un secolo dalla sua morte.

Artista controverso, durante la sua breve carriera i suoi quadri spigolosi e sensuali suscitarono scalpore e subbuglio nell’alta società Viennese. Un suo dipinto fu persino bruciato in pubblico e subì una condanna e incarcerazione per “oltraggio alla morale”. Il 2018 segna il centenario della sua morte e dei suoi colleghi Gustav Klimt, Otto Wagner e Koloman Moser, figure protagoniste del movimento Modernista Viennese, e Vienna celebra la loro vita e le loro opere con il tema “Beauty and Abyss” (Bellezza ed Abisso). Durante tutto il 2018 i musei della città ospiteranno una serie di mostre ed eventi: il 13 Febbraio al Kunsthistorisches Museum debutta la “Stairway to Klimt” mentre il 23 Febbraio il Leopold Museum inaugura la mostra “Egon Schiele, espressione e lirismo”.

La risposta di Vienna nelle metro di Londra alle critiche britanniche e tedesche

I dipinti selezionati dall’Ufficio del Turismo di Vienna per pubblicizzare la mostra di Schiele, il “Nudo maschile seduto (autoritratto)” del 1910 e “Ragazza con calze arancioni” del 1914 non sono stati recepiti bene né in Inghilterra né in Germania, dove le autorità competenti hanno contestato la nudità esposta dei quadri. La risposta intelligente di Vienna è stata di coprire i genitali con un cartello che legge “SORRY 100 years old but still too daring today. #ToArtItsFreedom” [SCUSATECI Sono dipinti 100 anni fa, ma tutt’oggi troppo audaci #AllArteLaSuaLibertà] ed è visibile ora nelle metro di Londra, sui bus di Colonia e nelle facciate dei palazzi di Amburgo. Accanto appare anche il bollino “Vieni a vederlo per intero a Vienna”.

“A ogni epoca la sua arte, all’arte la sua libertà”

L’hastag #ToArtItsFreedom viene da questa citazione, motto dell’associazione artistica “Secessione” della quale facevano parte i dissidenti Klimt, Schiele, Wagner e Olbrich, oggi incastonata tra le foglie dorate della cupola dell’edificio che li ospitava (il Palazzo della Secessione). Norbert Kettner, amministratore delegato dell’Ufficio del Turismo di Vienna, ha commentato la vicenda al New York Times così: “We want to show people just how far ahead of their time Vienna and its protagonists really were…And also encourage the audience to scrutinize how much really has — or hasn’t — changed in terms of openness and attitudes in society over the times.” [Vogliamo mostrare alla gente quanto fossero all’avanguardia Vienna e i suoi protagonisti… E anche incoraggiare il pubblico a chiedersi quanto realmente sia – o non sia – cambiata l’apertura e gli atteggiamenti della società nel tempo]. Altri movimenti di questo secolo, come il #freethenipple, che combatte la censura dei social network nei confronti del capezzolo – solamente se femminile, ovviamente – hanno riportato questo dibatto senza tempo all’attenzione pubblica.

Schiele è davvero scandaloso?

Puro perbenismo oppure attenzione alla sensibilità e rispetto per un pubblico più giovane o più ‘pudico’? Sarà. Ma come abbiamo imparato negli anni, la censura è un’arma a doppio manico, e piuttosto di distogliere l’attenzione, la richiama. L’intimità dei ritratti di Schiele potrà anche essere scandalosa e troppo osè agli occhi di alcuni (così come alcuni episodi della sua vita, ad esempio il suo rapporto con la sorella più piccola Gertrude, protagonista di alcuni suoi ritratti nudi, ritratti in maniera bellissima nel film prodotto quest’anno Egon Schiele: Tod und Mädchen), eppure rimangono testimoni immortali della forza liberatoria dell’arte. Ad ogni modo, buon per Schiele e per i suoi capolavori, emblemi universali dell’inesplicabile e tormentata condizione umana.


Foto di copertina © Screenshot from Katja Bejo Twitter

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