La Berlinale vista da dentro: 7 situazioni per cui l’amiamo

Si è conclusa anche questa 66esima edizione della Berlinale. Come ormai saprete a vincere l’orso d’oro è stato un docu-film italiano, “Fuocoammare” del regista Gianfranco Rosi, ambientato a Lampedusa. Un bellissimo spaccato della vita degli abitanti dell’isola e dei migranti che mettono a rischio le proprie per attraversare il canale di Sicilia. Qui di seguito il link alla nostra recensione.

Per il sottoscritto è stata un esperienza davvero eccezionale. L’accredito stampa di Berlino Magazine mi ha permesso di viverla a pieno e di avere un punto di osservazione privilegiato, motivo per cui ho deciso di condividere con voi alcuni dei momenti memorabili vissuti durante la kermesse berlinese.

La sala troppo piena: nonostante ci siano proiezioni riservate alla stampa, per i film più attesi c’è letteralmente da sgomitare. Certo, si tratta di un contesto relativamente formale per cui non ho assistito a scene da black friday ma gli steward e le hostess del festival hanno avuto il loro bel da fare per sedare qualche battibecco per i posti.

La sala mezza vuota: nonostante ci si organizzi in anticipo per scegliere attentamente i film da vedere, può capitare di andare a vederne qualcuno di cui si sa poco o nulla. Il che ha ovviamente il fascino della scoperta e della scommessa. Il problema si pone quando ci si accorge che non ci sarà nessuna ressa per entrare in sala, che si scoprirà essere mezza vuota. In quel momento si può essere quasi certi di aver pescato male dalla programmazione.

I dormienti: dieci giorni di festival sono una gran bella esperienza, ma al contempo stancante. E lo dico io che vivo a Berlino e la sera, dopo le proiezioni, sono sempre tornato a dormire nel mio letto. Figuriamoci i colleghi arrivati da ogni parte del mondo. In effetti durante il festival non capita di rado di vedere spettatori dormire beatamente in sala. E come biasimarli! Alla fine del film vengono generalmente svegliati dagli applausi e per pochi secondi si guardano intorno con aria colpevole, ma scivolato via il torpore assumono prontamente l’espressione da “bellissimo film, sublime. Lavoro eccezionale del regista”.

LI-art-wd-hobbit-20130119213156613818-620x349

L’attacca bottone: quattro chiacchiere con la persona accanto a te prima che il film cominci sono d’obbligo, piacevoli e più che benvenute. Il problema si pone quando all’accento non proprio British si aggiunge un argomento difficile del tipo “registi indipendenti del sud est asiatico, vincitori del premio vattelapesca nel 1976”. Non si può essere scortesi e chiedere ogni volta di ripetere ciò che è stato appena detto. Ci si deve quindi arrangiare con sorrisi di circostanza e cenni di assenso. Un dramma.

La toilette: in certe situazioni i servizi igienici fungono da aggregatore e livellatore sociale. E questo è il caso delle toilette dei cinema della Berlinale. Al termine di una proiezione può infatti capitare di ritrovarsi, “arnese in mano”, accanto al regista del film appena visto o magari a qualcuno degli attori. Peccato che questa situazione non sia propriamente adatta a una conversazione né tantomeno a stringere la mano al diretto interessato per complimentarsi.

I bagarini: come ogni evento in cui c’è un biglietto da comprare, anche alla Berlinale ci sono i bagarini, proprio davanti all’entrata dei cinema. La prima volta che li ho visti ho pensato che fossero davvero sfacciati, questi tedeschi che vogliono dare lezioni di civiltà a mezza Europa. Aguzzando però la vista mi sono reso conto che i soggetti in questione non vendevano i biglietti, ma li volevano comprare. Dunque nemmeno questa volta potrò fare la paternale ai tedeschi.

La sala stampa: definita anche il bunker. Nei meandri del Berlinale Palast c’è il luogo di ritrovo dei giornalisti. Uno stanzone con decine di scrivanie, pc e wifi, in cui regna un religioso silenzio interrotto solo dal rumore delle tastiere e dal sottoscritto che aveva scordato la sveglia attiva. Sono stato prontamente fulminato con lo sguardo dalla giornalista tedesca accanto a me, impegnatissima a mettere like su facebook.

Sono ormai costretto a riporre con dispiacere il mio pass con tanto di foto da pregiudicato, ci vediamo il prossimo anno!

HEADER SCUOLA DI TEDESCO

Related Posts

Paco Romito

Barese e fiero figlio degli anni 80, non porto spalline e capelli cotonati ma chiedetemi il titolo di qualche film o telefilm (all'epoca non si chiamavano ancora SERIE) di quegli anni e non solo annuirò compiaciuto, vi canticchierò anche la sigla. Ho giocato per 10 anni a football americano, non è rugby, anticipo la domanda. Uno sport che mi ha insegnato moltissimo sul lavoro di squadra e sul sacrificio ma anche sul fatto che i quarterback cuccano solo negli USA. Sono a Berlino da gennaio 2015 e intendo restarci.

Leave a Reply