L’esempio della Germania che assume 8500 docenti per i bambini rifugiati. «Ma ne servono 20.000»

I rifugiati arrivati in Germania nel 2015 hanno superato il milione. Tra questi si contano circa 325.000 bambini in età scolare, di cui almeno 196.000 ad oggi già inseriti nelle scuole tedesche. Questo afflusso ha portato a un’inversione del trend che negli ultimi anni vedeva il numero degli alunni in Germania in costante diminuzione. Al contempo la crisi migratoria ha creato non poche difficoltà al sistema della pubblica istruzione che si è trovato di fronte alla necessità impellente di assumere nuovi insegnanti e di creare “classi speciali” volte all’insegnamento del tedesco.

I provvedimenti del 2015. Secondo un sondaggio condotto nei 16 Stati federati della Germania dall’edizione domenicale del quotidiano Die Welt, a dicembre 2015 erano già state avviate 8.264 “classi speciali” e assunti 8.500 nuovi insegnanti.

Le reazioni. Eppure Heinz-Peter Meidinger, presidente del sindacato docenti, fa presente che i provvedimenti nel settore della pubblica istruzione già adottati nel 2015 e previsti per il nuovo anno non solo non basteranno a far fronte all’arrivo in Germania di altri rifugiati tra il 2016 e il 2017, ma non sono nemmeno sufficienti per quelli che già ora si trovano sul suolo tedesco. 8.500 nuovi docenti sono pochi, ne servirebbero 20.000. Inoltre, sottolinea Meidinger, il problema non riguarda solamente gli alunni delle “classi speciali” per l’apprendimento preliminare della lingua tedesca, ma anche il loro successivo inserimento poiché continueranno a necessitare di assistenza linguistica, per cui al momento non vi sono risorse. Meidinger teme che si perda il controllo della situazione se misure adeguate non venissero adottate prima della prossima estate. Più ottimista è Brunhild Kurth, ormai ex presidentessa della Conferenza permanente dei ministri dell’educazione e degli affari culturali dei Länder (Kultusministerkonferenz – KMK), che pur riconoscendo la situazione attuale come la più grande sfida che la pubblica istruzione tedesca abbia mai affrontato, esclude il collasso del sistema. In ogni caso bisogna tener presente che questo stato d’emergenza si protrarrà per un lungo periodo diventando così la normalità, sostiene la Kurth.

I costi. Le spese aggiuntive per l’istruzione scolastica dei rifugiati sono decisamente ingenti. Già lo scorso ottobre gli Stati federati hanno stimato per l’anno scolastico 2014/2015 un costo totale di 2,3 miliardi di euro. Tuttavia Marcel Fratzscher, presidente dell’Istituto tedesco per la ricerca economica (Deutsches Institut für Wirtschaftsforschung – DIW), spinge a considerare i rifugiati non come un semplice onere, bensì come un investimento: “dobbiamo essere più lungimiranti, perché se l’integrazione ha successo, entro un periodo che stimiamo tra i 5 e i 7 anni i rifugiati che rimarranno ed entreranno nel mercato del lavoro potranno dare un grosso contributo all’economia tedesca, trasformandosi da onere a profitto per lo Stato”, dichiara in un’intervista a N24. Certamente i rifugiati stessi hanno progetti e ambizioni per il proprio futuro, ma anche la politica, l’economia e la società tedesche possono fare molto perché l’integrazione avvenga, sottolinea Fratzscher. Investire nella formazione scolastica dei rifugiati rappresenta dunque il presupposto fondamentale affinché questo processo abbia successo.

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Foto di copertina: screenshot © DerTagesspiegel-Youtube

Gloria Reményi

Italiana per parte di mamma, ungherese per parte di papà, mi piace definirmi 50/50 a tutti gli effetti. Il mio anno di nascita – il 1989 – ha probabilmente deciso il mio destino berlinese. Mi sono trasferita a Berlino nel 2012 per conseguire la laurea magistrale in "Culture dell'Europa centrale e orientale" e ci sono rimasta. Amo la letteratura, da accanita lettrice e aspirante scrittrice.

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