La grandezza di Nikolaus Harnoncourt e quel percorso anti-nazista iniziato a soli 13 anni

di Francesco Castelnuovo*

Ieri è morto Nikolaus Harnoncourt uno dei direttori d’orchestra più importanti degli ultimi 50 anni. Soprattutto per essere stato uno dei pionieri della riscoperta della musica barocca e delle esecuzioni con strumenti e interpretazioni che fossero il più possibile fedeli a quelli originali. Talmente pioniere che quando all’inizio degli anni ’50 iniziò a provare delle esecuzioni con strumenti originali, Herbert von Karajan che lo aveva accolto come violoncellista nelle fila della filarmonica di Vienna, lo fece bandire! Ma lui andò avanti e pochi anni dopo fondò con sua moglie il celebre Concentus Musicus Wien. Che ha fatto la storia.
Come ricordo biografico mi viene in mente quello che Harnoncourt spesso ricordava: la sua vita da bambino sotto il nazismo. Era nato nel 1929 a Berlino da una famiglia aristocratica e due anni dopo la famiglia si era trasferita in Austria, a Graz, nel palazzo di famiglia. Il padre Eberhard, un ingegnere edile, era anche pianista e compositore e fu il primo a educare Nikolaus alla musica. Ma soprattutto, malgrado i nobili natali, era un liberale. E come tale, un convinto anti-nazista. Tanto che – ricordava Nikolaus – la parola “nazismo” in casa era “una bestemmia”. Nel 1938, con l’annessione dell’Austria, i nazisti obbligarono la famiglia Harnoncourt a fare due cose: abbandonare il palazzo di famiglia e mandare i figli alla Deutsches Jungvolk, la sezione della gioventù hitleriana locale. Il piccolo Nikolaus, che aveva 10 anni, rimase segnato per tutta la vita da quell’esperienza. Ma come succederà anni dopo con il diktat di Karajan, non si fece atterrire. E già tre anni dopo, a 13 anni, iniziò da solo un suo autonomo percorso anti-nazista. La lettura di Kulturgeschichte der Neuzeit («Storia Culturale dei tempi nuovi») di Egon Friedell, filosofo, storico e giornalista, che solo 3 anni prima era stato costretto al suicidio durante un tentativo di arresto da parte delle squadracce delle SA.

Non era facile essere anti-nazisti nel 1938, specie a 13 anni.

E non era neanche facile essere dei direttori innovatori nel 1966, quando la totalità dei direttori d’orchestra suonava un concerto brandeburghese di Bach come se stesso eseguendo la quarta di Brahms. E invece Harnoncourt inventò un nuovo stile. Per dare al concetto di “barocco” in musica un significato diverso da quello che aveva nelle arti figurative, dove era sinonimo di fastosità e ampollosità. Con lui il barocco divenne asciutto, essenziale. E spesso ritmatissimo. Quasi come nelle esecuzioni di jazz. Un esempio perfetto di questo nuovo modo di fare musica è quello del coro “Lasset uns den nicht zerteilen” dalla Passione secondo Giovanni. Un capolavoro di scrittura in cui Bach – per rendere la concitazione dei soldati che si contendono la tunica di Gesù a forza di tira e molla e al grido di “Non stracciamola, ma tiriamocela a sorte!” – fece scontrare a ripetizione le quattro voci del coro utilizzando il meccanismo ritmico della sincope. Nelle esecuzioni tradizionali, per lo più rallentate, lo scontro si perdeva. Grazie ad Harnoncourt e ai suoi celebri “occhi di fuori”, quel suono di sincopi sovrapposte si risentì di nuovo.

*Francesco Castelnuovo: giornalista, è inviato di Sky Cinema. Dal 2009 conduce la diretta della Notte degli Oscar, nel 2013 è stato anche l’inviato di XFactor

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