A Berlino arriva La Merda, lo spettacolo teatrale italiano che ha conquistato il mondo

Dal 15 al 17 Maggio andrà in scena per la prima volta a Berlino, al Gorki Theater, lo spettacolo teatrale The Shit – La Merda, scritto e diretto da Cristian Ceresoli e interpretato da Silvia Gallerano, sua compagna di vita e lavoro.

La pièce, primo atto di un Decalogo del Disgusto pensato dall’autore, mette in scena, attraverso la nudità della stessa attrice (una nudità non pretestuosa, bensì necessaria) la crudezza e le aberrazioni della società contemporanea: la società dello spettacolo, in primis, che nutre e fagocita allo stesso tempo quella civile, in un crescendo di nevrosi personali e collettive, inquietanti e tragicamente comiche.

“E’ una tragedia in tre tempi – così le parole di Ceresoli – Le Cosce, Il Cazzo, La Fama e un controtempo: L’Italia”. Una tragedia che è valsa ben tre premi durante l’edizione 2012 del prestigioso Fringe festival di Edimburgo, premi che val la pena ricordare: First Award 2012 for writing excellence, Arches Brick Award for emerging art e The Stage Award for acting excellence, per la straordinaria interpretazione della Gallerano.

Seduta su un trespolo, versione aggiornata della bambina bellissima di Luchino Visconti, la Gallerano dà vita a un personaggio indimenticabile, di ineluttabile e al contempo tenero squallore, di cui fa fluire ininterrottamente la coscienza: non certo di classe, non certo di genere, malgrado l’aspirazione dichiarata a essere una donna nuova che guida la moto, e non si fa portare.

La merda del titolo è ciò che rimane del postmoderno, il prodotto più esemplare e significativo di un modello che consuma cose e persone. Lo sguardo di Ceresoli riesce a essere politico ma senza avere una generica pretesa di denuncia della crisi valoriale, e la Gallerano porta in scena con forza, esternandone ogni aberrazione, la drammatica fiducia in un sistema corrotto, basato su parametri disumani di perfezione fisica e competizione all’ultimo gomito.
A differenza dell’unicità, pur ripetibile, della celebre Merda d’artista manzoniana, gli scarti di cui si nutre la protagonista alla fine del Controtempo (dedicato all’Italia e ai suoi 150 anni di unità nazionale), sono destinati a essere un eterno ritorno, a segnare la ciclicità e la ripetizione di consuetudini legate al compromesso, all’accettazione passiva, alle ambizioni degenerate e degradanti di chi vuole farcela a ogni costo.

Ceresoli si è dichiarato stupito della partecipazione del pubblico internazionale: la scelta di cantare l’Inno di Mameli in chiusura, l’intento celebrativo nazionale, potevano depistare gli spettatori, aprendo loro la sola finestra sullo Stivale. Ma la comprensione di quello che è (era? Siamo salvi?) un macroscopico problema italiano, legato alla mercificazione dei corpi femminili e al berlusconismo, si è scoperto non essere una cosa solo nostra. L’Italia e Silvia Gallerano sono diventati quindi un modello, paradigma di un problema che è generalizzato, e non tricolore: stavolta a coorte ci stringiamo tutti.
La merda non lascia scampo. Si può scegliere di soccombere pur di non arrivare a tanto, come il padre della protagonista, che vede il proprio futuro come Anna Karenina, sotto le ruote di un treno. Oppure di entrare nel sistema e farlo proprio, pagando il prezzo altissimo di rinunciare a coltivare la propria identità, per rifugiarsi nel piu’ povero e meno nobile dei nutrimenti.

Non aver paura (…) che sono abbastanza puzzolente anch’io
per essere capace di non sentirmi legato a tutta questa merda.
(Pier Paolo Pasolini)

Dove

Maxim Gorki Theater, Am Festungsgraben 2, 10117 Berlino.

Quando

Giovedì 15, venerdì 16 e sabato 17 maggio alle ore 20:30

Il prezzo dei biglietti è di 10€, ridotti a 5€. E’ possibile acquistarli qui

Piera Ghisu

Nata alla fine degli anni '70, sono stata una filosofa in radio nella mia citta', Cagliari, fino al mio approdo a Berlino. Nella capitale tedesca da 3 anni, mi occupo di turismo sostenibile per cercare di vedere un futuro per l'Italia. Per Berlino Cacio e Pepe Magazine faccio cose e vedo gente (ovviamente, cit.)

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