«La poesia di Caproni è perfetta. La Scuola deve insegnare a ragionare, non far imparare a memoria»

Giorgio Caproni

Versicoli quasi ecologici di Giorgio Caproni è una poesia bellissima e non ha bisogno di introduzioni particolari.

E lo è anche se la si legge per la prima volta, anche se non si sa chi sia Giorgio Caproni o si abbia dimestichezza con l’ermetismo, la corrente poetica a cui forse è più accostabile.

Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l’uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro. L’amore
finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: Come
potrebbe tornare a essere bella,
scomparso l’uomo, la terra.

La scelta del Miur di inserire l’analisi del testo di Versicoli quasi ecologici come una delle prove d’esame alla maturità del 2017 è una scelta più che mai legittima. La pensa così anche Luigi Reitani, uno dei più importanti esperti italiani di poesia, a lungo docente di Letteratura tedesca all’Università di Udine e ora Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Berlino a cui abbiamo scritto stamattina per avere la sua opinione in merito: “Trovo eccellente la scelta di una poesia come esercizio di analisi e l’aver proposto un poeta eccentrico rispetto al canone didattico, ma non meno significativo come Caproni”.

Che i programmi di quinto siano arrivati o meno a comprendere Caproni, poco importa. La Scuola deve insegnare ad utilizzare degli strumenti e dare dei contesti di riferimento, non far imparare a memoria. E gli strumenti, se sono stati acquisiti, bastano e avanzano per analizzare questa poesia, la sua struttura, le sue figure retoriche, il senso e tutto ciò che è da sempre chiesto in un’analisi da prova d’esame di stato. Chi ha i mezzi per analizzare Montale o Ungaretti, ce li ha anche per analizzare Versicoli quasi ecologici. Chi non sa fare la parafrasi di questa poesia dall’andamento prosaico, come può capire testi forse più conosciuti, ma sicuramente più complessi ed oscuri come L’isola di Ungaretti o La primavera hitleriana di Montale? Per fare un’analisi del testo corretta non bisogna conoscere l’autore. E l’obiettivo della prova è proprio imparare a commentare anche testi mai visti prima. Infatti il testo della prova di oggi, come sempre avviene, è introdotto da alcuni cenni biografici sull’autore, abbastanza per capire il quadro di riferimento in cui è nata la poesia.

Vivo a Berlino. Dopo una laurea triennale in Letterature europee all’Università di Pisa, ho frequentato la specialistica in Letterature Comparate alla Freie Universität di Berlino laureandomi con una tesi su Montale. Ora svolgo un dottorato all’università con un progetto sulla traduzione della poesia italiana del ‘900. Mi è capitato spesso di vedere colleghi confrontarsi per la prima volta con poesie di autori che non conoscono ed emettere giudizi e considerazioni degne di chi, quegli stessi autori, li ha studiati e analizzati a fondo. Una volta che si hanno gli strumenti forse non si ha tutto, ma molto. Di certo molto più di chi pensa che imparare qualcosa a memoria sia più importante che ragionare con la propria testa. E, chissà, forse ricominciare ad appassionarsi alla poesia senza troppe sovrastrutture.

 

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Photo: © Dino Ignani – “Giorgio Caproni” – CC 3.0

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Sara Trovatelli

Dottoranda in traduzione letteraria, traduttrice, amante del buon cibo, dei viaggi e di tutto ciò che è cultura, vive a Berlino dal 2012 dopo essersene innamorata durante una gita lampo ai tempi del liceo.

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