La selezione alla porta dei club di Berlino fa più schifo che a Roma o a New York

La selezione alla porta dei club di Berlino fa schifo. Fa schifo anche in tutto il resto del mondo, a Roma come a New York, ma a Berlino fa schifo di più.

E questo perché i club che la applicano sono gli stessi che vogliono credersi alternativi, quelli che più  contribuiscono a corroborare l’idea che la capitale tedesca sia una città in cui vigono libertà e spontaneità, a prescindere da che si parli di attrazioni sessuali, vestiario o stili di vita. Ed invece no, proprio come un locale fico di Francoforte in cui non entri se non hai la camicia firmata, in locali come il Sisyphos, il Ritter Butzke, Chalet, Golden Gate, il Wilden Renate o il Kater Blau (erede di Bar25 e Kater Holzig) vieni rimbalzato proprio perché sei troppo schickimicki. Quella leggerezza di apparenze e di pensiero che tanto si vuole fare finta di aver posto come totem del proprio approccio al divertimento berlinese, è filtrata dalla stessa superficialità di chi apparentemente si vorrebbe deridere.

Non è finita qui. La stupida selezione non riguarda solo il come ci si veste. Chi scrive vive a Berlino dall’inizio del 2009. Tanti, tantissimi italiani sono arrivati prima e possono dire, con molta più forza “io ho visto com’era prima ed era sicuramente meglio”. Gli do ragione ed è giusto che lo dicano. Scrivo la data del mio arrivo non perché voglia parlare dei tempi che furono, ma semplicemente per indicare il tempo trascorso a Berlino, non moltissimo, ma parecchio. La prima premessa: sono una persona curiosa e per quanto non ami l’elettronica, sono stato spesso e volentieri in tutti i più importanti club di Berlino. Sono stato rimbalzato solo una volta, al Sisyphos, e la ragione penso che sia stata il fatto che l’amico tedesco che stava con me avesse saltato in maniera palese tre quarti della fila, posizionandosi accanto a me proprio quando ormai eravamo alla porta. In ogni caso, quanto leggete non è causato da sete di vendetta personale. Spero che mi crediate e vado avanti. Purtroppo ciò che mi è capitato spesso di vedere, e me ne assumo la responsabilità, è che a volte c’è anche un principio razzista dietro alcuni rimbalzi. Più che la frequenza con cui vengono esclusi coloro che sembrano troppo italiani, spagnoli o del sud Europa (e a volte succede, una volta al Cookies sentii la buttafuori dire testualmente “è inutile che insistete, non mi piacete voi e non mi piacciono gli italiani” a due coppie di italiani forse troppo in tiro per il locale, ma comunque non meritevoli di una frase del genere, anche se fosse stata solo una battuta. Certe cose non si dicono e basta), a volte mi è capitato di vedere anche il diverso trattamento che alcuni selezionatori, in particolare quelli del Kater Blau (che, come detto, un tempo erano al Bar25 e al Kater Holzig), hanno verso chi è di colore o è/sembra turco. Non a caso di turchi in questi locali ce ne sono pochissimi o quasi nessuno e questo nonostante Berlino sia piena di turchi. Stessa cosa per chi è di colore. Uno dei miei migliori amici è di origini indiane. Più volte, non solo una o un paio, lui è stato rimbalzato dal locale (persino al Fritz !) e io no. Altre volte a lui è stato chiesto di mostrare un documento che attestasse di essere maggiorenne e a me no. E sia io che lui abbiamo 32 anni. E si vede. Sono stato testimone di analoghe situazioni anche quando nel mio gruppo di amici si è inserito un ragazzo cubano di colore. Anche con lui – giocatore professionista di softball – stessi problemi: o rimbalzo per come era vestito o come appariva in generale, o richiesta di mostrare un documento. Parlando con loro, e parlando altre volte sullo stesso argomento con altri amici turchi o di colore, ho sentito della loro frustrazione. Ormai in quei locali neanche ci provano ad entrare. Se si cerca online si può vedere come non sia l’unico ad aver notato questo atteggiamento idiota di tanti locali berlinesi. Qui potete trovare tra gli eventi il programma dei BErlin MUsic DAys il programma di una discussione sulla discriminazione dei turchi all’entrata dei club proposta durante. Qui invece un giornalista della Berliner Zeitung paragona i criteri utilizzati dai selezionatori di alcuni locali di Berlino a quelli delle SS all’entrata di Auschwitz. Questi “selezionatori” non penso che siano razzisti anche durante il resto della loro vita. Diventano razzisti quando stanno alla porta e lo fanno perché pensano – forse anche solo inconsciamente – che van bene un po’ di neri o mulatti, ma non troppi, sennò il locale smette di essere “in”. Lo fanno per preservare la coolness del club, non perché nel quotidiano sono davvero pronti a discriminare. La sostanza però non cambia. Il loro atto è razzista.

La soluzione. Sarebbe da boicottare questi club. Tutti. Per principio. Purtroppo però sono i più belli, quelli che a molti di noi espatriati fanno pensare che Berlino sia la città più viva e interessante al mondo. Non abbiamo le palle di farlo. Se tutto il resto dei nostri amici entra, beh, entriamo con loro. Alla fine pensiamo che non cambia nulla al locale “se solo io resto fuori”, così come molti di noi sono pronti ad accendersi una sigaretta durante un wg-party (una festa in casa) senza pensare al fatto che si potrebbe dare fastidio a chi non fuma. Del resto fumano tutti in casa. Se però non fumasse nessun altro intorno anoi, ecco che prima di accendersi quella sigaretta chiederemmo se quel fumo potrebbe dare fastidio”. Così invece, perché lo fanno tutti, allora non ci poniamo il problema. “Tanto che vuoi che cambia, lo fanno tutti e se anche gli dà fastidio non è un problema, si adatterà”. Insomma, applichiamo quelli che sappiamo sono dei giusti comportamenti (boicottare un club che applica una stupida selezione alla porta, o chiedere se accenderci una sigaretta dà fastidio a chi ci sta intorno) solo quando siamo da soli impossibilitati a dire “beh, gli altri fanno uguale, perché devo pormi il problema”, sennò ci approfittiamo dell’esistenza della massa. Mettiamo da parte i principi e in naftalina il cervello. Se gli altri fanno così, perché devo battermi da solo contro ciò che in realtà so che è ingiusto, ma che tanto a me non tocca? Perché dovrei boicottare un locale o chiedermi se la sigaretta che sto accendendo potrebbe infastidire qualcuno, fosse anche il mio amico?

Siamo degli egoisti. E lo sono anche io che qui predico e che poi, più volte, ho continuato ad andare nei locali che poche righe più sopra ho suggerito di boicottare illudendomi che quelle selezioni fossero casuali. Se credo in quel che ho scritto devo essere più coerente. Ci proverò. Lo prometto a me stesso.

Leggi anche Test antidroga per chi riceve il sussidio. In Germania la nuova legge

 

©Max Pixel CC BY SA 0.0

PS: La selezione alla porta fatta secondo metodi non definiti e oltremodo discrezionali non è legale. Potete leggerne qui.

Andrea D'Addio - Direttore

A Berlino dal 2009, nel 2010 ha fondato Berlino Magazine prima come blog, dopo come magazine. Collabora anche con AGI, Wired, Huffington Post, Repubblica, Io Donna, Tu Style e Panorama scrivendo di politica, economia e cultura, e segue ogni anno da inviato i maggiori festival del cinema di tutto il mondo.

67 Responses to “La selezione alla porta dei club di Berlino fa più schifo che a Roma o a New York”

  1. allegra

    un tema davvero di portata esistenziale. complimenti per l’articolo!

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    • Irene

      Se stai facendo dell’ironia, avresti potuto risparmiartela: il problema di fondo è che vengono discriminate delle persone solo per la “coolness” del locale. MA come? Berlino non era la città tollerante per eccellenza, multiculturale e aperta a tutti? Purtroppo non è più così, a quanto pare. E comunque la selezione all’ingresso rimane la str***** più grande mai inventata.
      Se non stai facendo dell’ironia…beh, meglio.

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      • allegra

        guarda, proprio non ci dormo la notte. è una forma di discriminazione terribile, tra le più perverse, proprio a berlino, poi!! . qualche giorno fa c’è stata una manifestazione “mai più odio contro gli ebrei”in germania, alla quale è seguita una a favore del rispetto della comunità musulmana. si potrebbe organizzare “mai più rimbalzati al berghain” parteciperebbe un fottio di gente di colore.

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        • Andrea D'Addio - Direttore

          però Paola Murru, potresti anche firmarti con il tuo nome visto che credi in ciò che dici 😉

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          • paola murru

            confermo ogni parola, quale è il problema? (ps partecipo a tanti blog con questo nick, non capisco quale sia il problema…) cmq organizzala una manifestazione, sarà un successo. ciao!

        • Paolo Severi

          Se ci sono degli imbecilli che tentano l’ingresso in un locale dove c’è la selezione alla porta questi fanno bene. Fa parte del gioco di tutti e due. Basta non andare in questi locali.

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  2. Baron Corvo

    Perchè non fate una bella rubrica intitolata “piagnistei”? Anche se, temo, si parlerebbe principalmente di locali notturni e cibo tedesco

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  3. Irene

    Ormai Berlino vive della fama che si era fatta anni fa: libera, semplice, rilassata, senza menate varie. Ora non è più così: gente che è lì solo perché fa figo essere lì, locali chiusi per l’affitto troppo caro, perché semplicemente viene tirato giù l’edificio in cui si trovano, selezione all’ingresso. A me dispiace un sacco. Io la frequento dal 2011 e, sebbene siano solo tre anni, ho notato che è cambiata tantissimo e già mi manca anche solo com’era tre anni fa (e già si era “modificata” rispetto al passato). Che tristezza.

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  4. Lisa dagli occhi blu

    Sei uno sfigato!

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  5. illy

    Purtroppo non sono l’ unica a pensare che i toni di questo articolo siano un po’ esagerati, visto il tema trattato.
    Soprattutto perche’ parto sempre dal presupposto che non ci sia nulla di alternativo in un esercizio commerciale, perche’ comunque l’ esigenza di introito si sovrappone a qualunque altro principio, e le discoteche non ne sono esonerate.
    A proposito di luoghi alternativi, per i quali berlino e’ conosciuta in europa e forse an che oltre, ci sono gli Hausprojekt, cioe’ i centri sociali (locali o ex case occupate), e su quelli si’ che ci sarebbe da discutere…quelli si’ che sono posti che dovrebbero essere tolleranti e internazionali, e mandare un messaggio di apertura alla diversita’, mica le discoteche, che fanno entrare la gente per soldi e devono rispondere ai criteri di tendenza attuale ( e purtroppo, come dite anche voi, la citta’ sta cambiando e non in meglio, e se la tolleranza fosse una moda sarebbe ora forse tra i capi estivi in saldo).
    Invece in questi luoghi che si definisxono alternativi i criteri per entrare (per lo piu’ a viverci, ma anche a collaborare o solamente a fruire di una serata di intrattenimento) sono molto piu’ spietati, perche’ giocano con l’ esistenza delle persone, le quali potrebbero veramente aver bisogno di un ambiente aperto e tollerante, ma che inv ecc e vengono discriminate in base a cose come lo stile dell’ abbigliamento, gli introiti, la provenienza geografica e culturale.

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  6. Alice

    L’articolo ci può anche stare… la domanda è: perchè hai sentito la necessità di farci sapere che ti hanno rimbalzato una sola volta, con tanto di spiegazione della serie, oh mi hanno rimbalzato una volta ma mica perchè non sono “cool”, solo per colpa del mio amico tedesco? .. te la potevi proprio risparmiare

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    • Andrea D'Addio - Direttore

      no, era solo per spiegare che non nasce dal “sono stato rimbalzato e allora ne scrivo”. Ma vedo che in un modo o nell’altro, c’è chi vuole leggere comunque qualcosa che va al di là del pezzo.

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  7. Gregorio

    Complimenti al Direttore per avere sollevato con tanta forza la quesitone. Il tema riguarda l’essenza stessa della città. Lo sviluppo che hanno avuto i quartieri come Prenzlauer Berg e Friedrichshain.
    Già nel 2007, come testimonia questo articolo dell’ottimo Zeit http://www.zeit.de/2007/46/D18-PrenzlauerBerg-46 il tema del razzismo culturale/economico (in Germania quanto mai strettamente legati, visto il sistema scolastico che seleziona prestissimo) presente in città: i mondi dei locali citati e della scena di musica elettronica è ariano/europeo (si potrebbero includere anche Brunnen70, Ritterbutzke che pur essendo nei quartieri turchi di Kreuzberg e Wedding non vedono turchi né tra i frequentatori, né tra i lavoratori…).

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  8. Linda

    La gente è ‘polla’ e a questa messa in scena della selezione ci abbocca subito. Più selezione assurda c’è più cresce l’interesse e la curiosità di entrare. La selezione è fighetta esattamente come a Milano, là sei giusto con la camicia bianca e qua sei giusto vestito da finto straccione che non si lava da 6 mesi. File di ore e ore per entrare in luoghi dove c’è questa cosiddetta ‘musica’ e gente piena di merda fino al collo con delle facce da zombie, che sono ben lontane dall’esprimere gioia e divertimento. Se questo è essere cool, preferisco fare la sfigata che va a ballare nella discoteca meno conosciuta con la certezza matematica di entrare e di divertirsi.

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  9. Giovanni Perrucci

    Il vuoto di contenuti.
    La discriminazione è altra cosa, cresci.

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  10. Paolo

    Giuro che avevo questo sito tra i preferiti ma questo articolo è troppo ridicolo che sto pensando di rimuoverlo….ma che articolo inutile è? c’ha ragione la tipa che ha scritto sfigato dai….

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  11. donech

    ciao andrea,

    anche se, in parte, condivido i commenti che trovano i toni dell’articolo a volte un pò troppo esagerati, lo condivido in pieno. Penso sia necessaria che almeno si parli dei metodi di selezione assurdi, aggiungo che trovo “grave” che si basino tutti sulla massima aleatorietà. L’assenza di regole (anche se assurdo richiedere la camicia e’ una regola) su cui basare le selezioni (di qualunque natura esse siano) sono il primo passo verso la discriminazione.

    bravo per la scelta dell’argomento

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  12. ROBY

    Ha ragione chi ha scritto l’articolo. Ma perchè non ammettete la realtà? Non potete giudicare una persona che sta facendo la fila per entrare e poi arrivato davanti la porta non lo fate entrare. Come fanno a dire se è tascio, se è pericoloso?.

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  13. Yani

    Sinceramente sono capitata per caso su questo articolo. Poi, vedendo che non era di mio particolare interesse (visto che non frequento locali dove qualcuno all’ingresso dice “Tu sì, tu no”) stavo per chiuderlo, non fosse stato per il fatto di vedere come vi siete scatenati nei commenti. La mia (sicuramente inutile) opinione è: non vi è piaciuto? passate oltre! Questo blog racconta Berlino, la gente che ci abita, le situazioni che si possono incontrare. E per quanto ho letto in questo articolo, si parla di ciò. Qual è il problema? E’ giusto dire “Non mi è piaciuto affatto” ma entrare in discussioni su cosa sia la discriminazione e/o su cosa sia importante nella vita mi sembra….fuori luogo.
    Si parla semplicemente di un’esperienza. Vissuta dalle persona. A Berlino. Su un blog che racconta Berlino. I significati che ognuno possa inoltre dare o gli spunti su cui si possa riflettere sono liberi quanto importanti. Mi sembra brutto dire “Ci sono cose più importanti nella vita”… Beh, la vita è fatta di tante cose. Belle, brutte, importanti e non. Trascendentali e superflue. (O é solo la mia chè cosi?) O.O

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  14. Christian

    Andrea, se non sei in grado di accettare critiche al tuo operato, smetti di fare il giornalista, sarebbe meglio.

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    • Andrea D'Addio - Direttore

      si chiama critica qualcosa di argomentato, sennò si chiama offesa.

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      • Alina Cocemelova

        Mi è capitato di intervenire (non più di 3-4 volte) in tuoi post.
        Nonostante si trattasse di critiche argomentate (benché opinabili in quanto mere opinioni personale) hai reagito bagnandomi dalla pagina.

        P.s. Non ti sto perseguitando come tu stesso mi hai accusata di fare.
        Non leggo più di norma il tuo blog ma stamattina questo pezzo viene condiviso da tantissima gente e quasi sempre disapprovandolo.
        Mi porrei delle domande.
        Buona giornata

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  15. Angela

    Salve, vivo a Berlino da due anni. L’opinione che mi sono fatta in questo arco di tempo, è che Berlino è una città che attira molte persone proprio per l’idea di tolleranza, libertà e accettazione che si respira.
    Ho spesso osservato attentamente cosa accade quando faccio la fila per entrare in un locale, perché sono curiosa di capire quanto questa fama di tolleranza sia poi vera. Credo che non esista un unico criterio di selezione, ma che ci siano diverse componenti : numero di uomini e donne ,etnia, età, etc., etc. e infine anche la sensazione immediata che si trasmette al buttafuori, che è solo sua personale e che quindi viene comprensibilmente avvertita come arbitraria. Credo che nessun locale cerchi di applicare un solo criterio, perché questo andrebbe contro la sopravvivenza del locale stesso. Se la gente si facesse una chiara opinione che in un certo locale viene rimbalzata una ben precisa tipologia di persone, lo eviterebbe sicuramente, perché questo contraddirebbe lo spirito proprio dei locali berlinesi che si basa sulla varietà e diversità di gente, senza regole e senza uno stile ben preciso e definito, se non l’idea vaga di poter essere ciò che si vuole. E’ questo che in particolare piace di Berlino, e nessun locale andrebbe così palesemente e coscientemente contro questa regola, mettendo così a rischio la sua stessa sopravvivenza…è solo una questione di business.

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  16. rossella

    la selezione nei club e’ a prescindere una cosa stupida ma che per una questione di limiti numerici di ingressi va fatta… il problema e’ che gente cm te e come il tuo amico che sorpassa le file come se ancora stesse nella bellissima e mafiosa oltre che puttana italia dovreste imparare a vivere e a rispettare gli altri. Del resto a berlino la selezione la fanno per queste frivolezze del resto non vitali, nel senso che se non entri in un club caro mio tu vivi lo stesso… Mentre in Italia la selezione la fanno sul lavoro sulla dignità e lasciano a piedi gente valida al posto di figli di papa cm te a cui permettono ancora di scrivere ste stronzate per farvi contenti…. impara a vivere bello mio e poi ne riparliamo

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    • Andrea D'Addio - Direttore

      basterebbe saper leggere per rendersi conto che chi aveva saltato la fila era tedesco. Il discorso sull’Italia non c’entra nulla, non saprei risponderle, se dobbiamo pescare argomenti a caso possiamo anche parlare di farfalle, bocce o fruttivendoli, scelga lei

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  17. rossella

    Ah ed ultima cosa, pensate a risolvere i problemi che avete in italia e che i nostri stessi genitori corrotti corruttibili e corrompenti hanno creato, pensate ad incazzarvi con loro e a salvare il vostro futuro che percome siam messi male in italia non c’e’ tempo per pensare ai club del cazzo degli altri paesi ne tanto meno a quelli nostri pieni di povere bagasce e tardino in cerca di 19 enni se va bene, pensate a portare rispetto alla vita e alle donne in italia e pensate a tirare fuori le palle per non accettare di farvi rubare la vostra dignità nel vostro paese… e te caro giornalista impara a leggere, a capire … forse dopo potrai decidere se vuoi di scrivere articoli più sensati e con una dialettica senz’altro migliore , più variegata ed illuminante, bye bye!

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  18. Gianluca

    Ringrazio dio che gente come quella che ha scritto quest’articolo venga rimbalzata.

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  19. Sbarbegna

    è vero , a volte dará anche fastidio quando quei faccioni di cazzo del Kater ti rimbalzano perché non sei amichetto degli amichetti etc, ma una selezione la dovranno pur fare sti locali? O devono fare entrare tuttituttitutti? Davvero vorremmo facessero entrare tuttituttitutti (tipo 2000 persone in uno spazio di 100 Mq?) Io no, per esempio odio i tamarri, e non credo di essere razzista per questo; ma se , ipoteticamente, aprissi un club….i tamarri non ce li farei entrare. E poi sono esercizi commerciali privati, giusto che facciano un po’ come cazzo gli pare. E poi quanti di questi indignados vanno in locali a maggioranza turca? Scommetto nessuno? Ma come, voi cosí tolleranti e open minded non andate in discoteca a ballare con i turchi? E no che non ci andate. Infine se credete che la bellezza di Berlino risieda solo nei locali, il problemino ce lo avete voi.

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    • Andrea D'Addio - Direttore

      ha letto che crediamo che la bellezza di Berlino risieda solo nei locali?
      ha letto che vorremmo fare entrare persone oltre il limite di capienza del locale?
      ha letto che la selezione in generale è sempre sbagliata? O si è circostanziato il discorso a Berlino o a delle regole di apparenza che non sono chiare? Qualsiasi esercizio privato ha delle regole da rispettare. E non fare entrare chi è nero, o farlo entrare ogni tanto, è razzista. Così come lo erano i club di fine ‘800 che escludevano gli ebrei. Il fatto che altri giornali o che nella società civile si parli di discriminazioni razziali alla porta non le fa sorgere nemmeno un dubbio?

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      • Sbarbegna

        Andrea, ti prego, dammi del tu. Ho letto un articolo che si scaglia contro la selezione nei locali berlinesi come se fosse un problema di primissimo piano, e a cui a parer mio é stata data troppa importanza. Ho letto un articolo che fa una serie di SUPPOSIZIONI (nella maggior parte dei casi, fatto salvo per l’episodio citato al Cookies) sul perché e il percome ci sia una determinata selezione, che tu hai avvertito come razzista, mentre io che vivo a Berlino piú o meno da quando ci vivi tu, non ho mai avvertito come tale. “Non fare entrare chi é nero perché nero” é una deduzione tua, non c’é alcuna prova che rafforzi la teoria. È come se mi rimbalzassero e poi io mi lamentassi che lo hanno fatto in quanto bianco, italiano o castano di capelli, quando invece, come nella maggior parte dei casi, hanno deciso di non farmi entrare perché il buttafuori qualcuno fuori lo deve lasciare, altrimenti non gli pagano lo stipendio. Non entro nel merito dei club di fine ‘800 perché come paragone mi pare un tantino azzardato, ma non avendo conoscenza del fenomeno preferisco sorvolare. Il fatto che dei giornali scrivano delle cose non rende necessariamente veritiere le cose riportate…ci vorrebbe un minimo di spirito critico. E poi non mi hai ancora detto perché non vai ballare nei locali a maggioranza turca 🙂

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        • Andrea D'Addio - Direttore

          premesso che il tu lo do a chi conosco di persona o, se anche si tratta di una conoscenza virtuale, a chi si firma con il proprio nome, vado per punti.
          1- Gli articoli citati sono basati su fatti. Ci sono i link, basta leggerli. Sono scritti in un tedesco abbastanza semplice. La invito poi a leggere quanto appare qui:

          https://www.facebook.com/berlinocacioepepemag/photos/a.188430837868640.44692.149707361740988/837525902959127/?type=1&theater

          2-Che io vada o meno a ballare in club turchi non ha nulla a che fare con l’articolo.

          cordiali saluti

          Rispondi
          • Sbarbegna

            Va bé, ti prendi evidentemente troppo sul serio, pazienza.I link del tuo articolo, specialmente il secondo, mi paiono fuorvianti:

            TÜRSELEKTION – “Du kommst hier nicht rein”
            Türpolitik auf dem Prüfstand
            Türen: Katerholzig, Ritterbutzke, Wilde Renate, more tba

            Dove stanno i turchi nel titolo del dibattito?

            Da ist mir kurz der Mund offen stehen geblieben. Selektion? Der Begriff ist hierzulande historisch schwer belastet, jedenfalls, wenn damit das Aussortieren von Menschen gemeint ist. An der Rampe in Auschwitz wurden Juden selektiert.

            Mi pare che qui il razzismo non c’entri nulla, ma che venga fatto un accostamento (forzato) dovuto all’uso della parola “Selektion” ( Oltretutto si presume che il “discrminato” giornalista fosse tedesco).

            Infine, relativamente alla risposta ricevuta in seguito alla pubblicazione del tuo articolo: é certamente censurabile, ma, come dicevo prima, accerta il razzismo di UN buttafuori di UN club. Trovo semplicistico e vittimistico fare di tutta l’erba un fascio.

        • Gaetano

          E’ esattamente questo punto che l’articololo coglie bene: i turchi hanno smesso di provare ad entrare nei locali citati dall’articolo, tanto sanno che non riusciranno ad entrare…..

          Rispondi
  20. santo lamazza

    ahaha l’autore è veramente un rosicone…perfetto emblema degli italianucci di berlino che si sentono cooool solo perché vivono lì e rosicano perché non entrano ai locali cooool…e magari campano con l’Hartz IV o con il paparino che gli compra/affitta casa dall’Italia….fortuna che me ne sono andato in un posto serio, da quel paese dei balocchi

    Rispondi
    • Maria

      Signor Santo! Ma che risposta è la sua! Stiamo parlando (tra le altre cose) di persone che non vengono fatte entrare in alcuni locali per il colore della pelle. Rimanga nel suo posto serio e, la prego, cerchi di essere felice. Ma ci rifletta perchè sembra dalla sua risposta che ci sia una leggerissima sensazione di ROSICAMENTO per gli italianucci che vivono a Berlino.

      Rispondi
      • santo lamazza

        ahaha e ROSICAMENTO perché mai? In der Hauptstadt ci ho vissuto 3 anni fino a quando sono arrivati le suddette mandrie di italianucci viziati e pecorecci (cit. ultimo commento), quindi tanti saluti… e alla faccia tua e di tutti gli южани sono strafelice dove sto ora….

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  21. Sbarbegna

    Io una risposta l’avevo anche data , ma non la vedo piú nemmeno come “da moderare” . Risulta?

    Rispondi
  22. Sbarbegna

    Rettifico, chiedo scusa, ora é comparsa di nuovo

    Rispondi
  23. MAH!

    1) Se ti metti in fila accetti la roulette
    2) Rido quando rimbalzano le fighe Parigine al Berghain
    3) Noi italiani riusciamo molto spesso ad essere i più brutti
    4) Se hai timore di entrare o paura di essere rimbalzato molto probabilmente non è il posto per te
    5) La domanda da farsi è : ci posso stare 10 ore qua dentro?
    6) La domanda che si fanno loro è : ci sta 10 ore questo qua dentro?
    7) Per favore non venite a curiosare, io non vado alle serate heavy metal per stare col cellulare in mano
    8) La discoteca ha un suo mood, stile e pubblico, se ti lasciano fuori vai da un altra parte, ce ne sono milioni.
    9) Spero che inizino a rimbalzare anche i tristissimi followers del #totalblack #alternative #mezzogay
    10) State sereni ragazzi che se la pensate così a voi non si apriranno mai le guestlist.

    LA MIA CRITICA: Una delle poche cose che non concepisco e che sinceramente ed effettivamente fanno innervosire è il tempo di attesa davanti al locale. Capisco che se non c’è nessuno il responsabile della porta debba rendere più o meno lente le operazioni di ingresso accumulando persone in fila per rendere il locale figo, ma se la fila è chilometrica potrebbero metterci meno a dirmi di no, dandomi la possibilità di scegliere un altro posto dove andare a divertirmi.
    PS: non criticate un mondo a cui non appartenete, è estremamente maleducato.

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    • Vari

      Veritá!!!
      Non si potrebbe scrivere un commento migliore, questa è l’essenza di QUALSIASI Club nel mondo, non solo di questi Club.

      Boh se io provassi ad entrare a qualche Rotari o cazzata del genere, dubito sinceramente di ricevere un trattamento migliore; il punto é che, io al Rotari, non ci provo nemmeno ad entrare, perchè per me sarebbe una noia mortale!!!
      Non mi interessa passare un’intera serata con gente che non mi piace, che non rispetto e che mi fa venire il latte alle ginocchia.
      Per la stessa ragione ci sono miriadi di altri posti in cui evito di andare.

      Lo so che molti di questi locali possono sembrare affascinanti per qualcuno che proviene da n altro ambiente, ma, in primis il punto 4 di MAH! é semplicemente perfetto:
      4) Se hai timore di entrare o paura di essere rimbalzato molto probabilmente non è il posto per te
      e va a braccetto con:
      6) La domanda che si fanno loro è : ci sta 10 ore questo qua dentro? (quanto valore ha per i club la risposta a questa domanda!!!)

      Il Club non é uno Zoo, non ci vai da turista. Sorry

      Rispondi
    • franco branco

      d’accordissimo col tuo pensiero.
      non mi sono mai fatto problemi e son sempre entrato tranquillamente.
      se c’è un atmosfera dentro il club è anche per merito della selezione (che spesso puo sembrare sbagliata,non puo essere sempre giusta)

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  24. Andrea 52

    Mi sto divertendo (ma non solo) a leggere tutti questi post a un articolo che,sinceramente,non mi sembra die piu´ felici;le file e le code davanti ai Club le facevo anch´io in Italia 30 anni fa,per cui mi sembra un atteggiamento non carino ma ,alle Volte,garante di una certa sicurezza interna la locale stesso.Inoltre,non dimentichiamo l´atavica attrazione die tedeschi per le regole e per chi le fa rispettare. Ieri sera ho visto fare una selezione anche davanti alla birreria bavarese a Alexanderplatz! Qui,e non solo qui (non dimentichiamoci che Berlino anche nella sua diversita´ e´ cmq Germania),ogni occasione e´ buona per richiedere un sevizio d´ordine…e´ nel loro DNA:Per cui,allargare il discorso a ipotetiche discriminazioni di tipo razziale,beh…mi sembra esagerato! Andrea,siamo tutti umani : quando le cose capitano agli altri le diamo un´ímportanza relativa,quando capitano a noi stessi,diventano drammi! Vedrai con l´eta´ ci darai meno importanza.

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  25. signor precisini

    negli ultimi giorni noto una sferzata polemica nel blog, e non posso non sottolineare come ciò mi piaccia.

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  26. Pannebar

    Di certo c’e’ che quando e se riesci ad entrare ti rendi conto e ti stupisci che tutto e’ perfetto…che nn c’e’ gente ubriaca e molesta..gente che sta a filmare o a fare foto con quei cazzo di cellulari…
    Gente che fa cori da stadio…gente che fa a botte
    Una volta superati quelli all’entrata, i prossimi che vedi sono quelli all’uscita…all’interno del club nn ci sono controlli,…la gente sa come comportarsi..la gente e’ all’altezza della situazione
    Insomma..se nn ci fosse la selezione Berlino sarebbe gia’ diventata da un pezzo la nuova Ibiza
    Da quando al Watergate la selezione e’ diventata piu morbida, il locale e’ inevitabilmente diventato super turistico con tanto di gente ubriaca che dorme sui divanetti…
    Avete mai provato ad addormentarvi sui divani del Panorama Bar?

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  27. Marco

    Questo articolo mostra, anzitutto, la scarsa conoscenza della materia da parte dell’autore. Ma fin qui, niente di nuovo. Quello che amareggia è il picco di idiozia raggiunto con in paragone ai criteri di selezione di Auschwitz. Sarà stata d’altra parte questa stessa drammaticità dei toni che ha portato l’autore a cercare, nella patetica conclusione, una soluzione (finale?) al problema delle selezione all’ingresso nei club. Suggerisco all’autore che la soluzione (iniziale) sarebbe frequentare più spesso i club e capire le dinamiche di selezione. Se questo non rientrasse nei suoi interessi (essendosi egli stesso definito un semplice “curioso”), suggerisco allora di lasciare la penna a chi possa parlarne con cognizione di causa.

    ps. che senso ha riportare un articolo di un testo di legge italiano? Neanche lo sbattimento di cercare quello tedesco.

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  28. miaobao

    Articolo piuttosto provincialotto che vuole forse fungere da sfogo per un recente rifiuto in qualche club. Io vivo a Berlino da circa 2 anni e sono stato in gran parte dei club citati nell’articolo anche più volte (Berghain, Stattbad, Sisyphos, About:Blank, Wilde Renate etc..) e devo dire che la door selection per quanto basata su criteri puramente superficiali e discutibili (ma come diceva il caro Oscar Wilde “solo le persone superficiali non badano alle apparenze”) é comunque garanzia di maggiore qualità e sicurezza all’interno del locale. E con questo non voglio dire che in Berghain o altri club ci sia la créme della società o vi sia l’olimpo della moda o dell’arte (anzi molto spesso trattasi di turisti o emigrati da poco in cerca di un lavoro nel settore creativo) tuttavia persone educate e con una sana voglia di divertirsi in un certo modo e in gran parte facenti parte o interessati genuinamente alla scena della musica elettronica. Sicuramente tutte queste logiche fanno parte di una più grande Anschauung che é occidentecentrica e piuttosto elitaria, sintomo di una divisione in classi che attraversa l’intera società tedesca e di una certa americanizzazione pervasiva (Steve Jobs, Facebook e mille altri guai) ebbene il cambiamento andrebbe fatto alla radice e non riguarderebbe soltanto il fenomeno della door selection. Risulterò anche io elitario ma preferisco rischiare di essere rimbalzato ma una volta entrato poter fare festa con persone a me simili e con cui posso scambiare delle parole su argomenti comuni piuttosto che finire in squalliducce discoteche tourist trap ad ascoltare la commerciale a fianco di turchi omofobi con impellente bisogno di inseminare e particolermente volenterosi di fare a botte e romani in trasferta che vogliono “disfà BBerlino come nel 2006 [sic]”.

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  29. Zad

    Zad was NOT here!

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  30. fiodena

    Prima di nominare il Berghain ti devi sciacquare la bocca!!!!!Ti meriti l’Hausverbot!!!!!!!!!! Secondo me stai trollando per avere più views e quella risposta in inglese del buttafuori te la sei autoscritta!!!!!! E sinceramente con quella faccia da figlio di papà italianino che viene a Berlino a svoltà col papy che gli paca tutto non ti fare neanche entrare alla fiera della cipolla!!!!!!!!!!

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  31. Giovanni

    Il vero valore dell’articolo non è il suo contenuto ma i commenti irosi e la voglia di offendere chi ha solo espresso un opinione che è la vera essenza di un blog.
    Meriterebbe uno studio sociologico analizzare i motivi della rabbia espressa con osservazioni tipiche di un disagio sociale, certamente giustificato in Italia ma, se evidente anche a Berlino, pone seri interrogativi su se stessi.

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  32. #cancelletta#

    La cosa che mi ha maggiormente perplessa è stato trovare questo articolo condiviso proprio nella bacheca di uno di questi sedicenti tuttologi alternativi che capiscono tutto loro, quelli che “i nostri eventi sono roba esclusiva, per pochi palati fini”, quelli che “una donna con le tette rifatte è giocoforza senza cervello”, quelli che “a me piacciono solo i dandy”, quelli che tempo fa ricevettero critiche analoghe a un loro locale di Roma per gli stessi motivi riportati nel post (snobismo e raccomandazioni per accaparrarsi un posto), quelli che se non hai fatto Belle Arti o il DAMS, sei un ignorante indegno di frequentarli.

    La domanda mi sorge spontanea: è una gara a chi ha la trae nell’occhio più grossa, oppure bisogna incontrare gente più snob di noi, per prendere concretamente atto della nostra boria e puzza sotto il naso la quale, essendo nostra, la sentiamo per ultimi?

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  33. sergio

    sono i milioni di italiani e spagnoli pecorecci ad aver rovinato quella città. e ben venga che ci tengono fuori da locali che non ci meritano

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  34. simon sabbath

    io vado in un sacco di posto e non ai classici club. anche per questo motivo. frequento posto politici e politicizzato dove fanno cose in cui credo e poi si possono trovare feste di tutti i tipi: dal punk, alla electro in tutte le sue forme, ai concerti, a discussioni, a soliparty a manetta. e che c.,me en frega del club? farmi la coda per rischiare di farmi trattare da pezzente da chi poi perche motivo? svegliaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

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  35. Paolo

    Dovrebbero essere per primi i musicisti a boicottarli, pubblicamente.

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  36. Marco

    Frequento da anni Berlino e conosco molto bene la scena clubbing della città.
    In tutti questi anni, tranne una volta al Kater Blau in compagnia di amici tedeschi (biondi e con gli occhi azzurri) dove ci è stato negato l’ingresso perchè il locale aveva raggiunto il limite di capienza, con scuse da parte degli addetti per altro, non mi è mai capitato mezza volta di essere respinto alla porta.
    Sarà perchè sono biondo?

    Mi piacerebbe sapere poi come mai in posti come il Panorama Bar, piuttosto che il CDV, Hoppentosse, Crack Bellmar, Tresor, Kater stesso, Ritter Butzke etc. spesso il numero di italiani o spagnoli equivale (ed alcune volte supera) quello dei tedeschi.

    Quella dell’abito fighetto poi è un’altra cosa che mi fa pensare seriamente che stiamo parlando di due città diverse…

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  37. Fabio

    Ma a me è sembrato che sia proprio fatta senza senso questa selezione, io sono italiano ma esteticamente mi scambiano tutti per tedesco, vivo in germania non a berlino e quindi parlo tedesco e il razzismo non c’entra assolutamente niente, ho visto un sacco di negri uscire dal berghain ed io sono stato rifiutato 3 volte in 3 giorni, vado regolarmente a serate techno, katerblau ancora peggio ci hanno sbattuto proprio la porta in faccia con violenza, l’unico posto in cui sono entrato dopo 4 ore in fila a -10 è stato il sisyphos.
    In conclusione fanculo berlino la techno c’è in tanti altri posti in germania dove c’è lo stesso un atmosfera positiva ma non tutta questo snobismo immotivato

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  38. Paolo

    Onestamente non comprendo tutto l’astio ed il sarcasmo verso l’autore e verso l’articolo, che mi sembra molto ben scritto e ragionevole! Io personalmente ho sempre odiato questo tipo di selezioni, che non si basano su motivi di sicurezza (nelle discoteche di altre città tedesche in cui sono stato, esempio Greifswald, i buttafuori perquisiscono tutti e non fanno entrare chi è palesemente ubriaco o armato, tutti gli altri si senza discriminazioni dovute alla razza o all’abbigliamento!) quanto sul volere imporre una certa moda e un certo stile artificioso e omologante ai frequentatori dei locali, che dovrebbero essere invece luogo di incontro e scambio delle diversità di ognuno, e su un malcelato razzismo.. ebbene diciamolo, certo i paragoni con Auschwitz sono fuori luoghi, ma sarà un caso se turchi, arabi e popoli mediterranei che abbiano la pelle un pò più scura vengono sistematicamente lasciati fuori? io fatalità quando ero con amici tedeschi o comunque nordici esempio scandinavi sono sempre entrato, anche perché io stesso sono alto, ho la pelle chiara e gli occhi verdi, non rientro in quello che è lo “stereotipo” dell’italiano per i tedeschi, basso con la carnagione olivastra i capelli ricci occhi e capelli scuri etc.. quando mi sono presentato con amici brasiliani niente da fare.. non è un caso.. e questi locali dovrebbero smetterla di tirarsela in questa maniera, sono luoghi nati come alternativo, autogestiti, tolleranti e aperti a tutto e stanno diventando più snob delle peggiori discoteche italiane.. anche io lo trovo assurdo

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