«La sera ho paura a tornare a casa da sola». A Kotti, Berlino, crescono furti e spaccio

Passeggiare intorno a Kottbusser Tor significa immergersi in un vero e proprio melting pot culturale. tedeschi, turchi, arabi, punk, queer, hipster, turisti ma anche spacciatori, gente ubriaca, borseggiatori che si nascondono tra la folla e qualche senzatetto. Non è di certo una delle zone più tranquille di Berlino, ma resta una delle più frequentate, soprattutto la sera quando tutti i locali della Oranienstraße si riempiono di vita. Negli ultimi tempi però i furti, le risse e le aggressioni sono aumentate e c’è chi comincia a definire Kotti una no-go zone.

La stampa. Lo scorso gennaio la Berliner Zeitung descriveva con toni apocalittici la situazione in cui versa il quartiere. Altri giornali come Die Welt, Zeit online, Berliner Morgenpost e Focus sottolineavano l’aumento della criminalità e del degrado della zona, sebbene con toni più sfumati. Qualche settimana fa la ZDF ha pubblicato un video girato nei pressi della stazione U-Bahn in cui si vedono borseggiatori all’opera. La situazione sembra davvero degenerata, tant’è che lo scorso 10 marzo è stata indetta una conferenza per discutere sul da farsi. Kippt der Kotti? (Kotti in bilico?) è il titolo scelto per questo convegno, cui hanno partecipato le autorità comunali, le forze dell’ordine e i proprietari di alcuni tra i più famosi e frequentati locali della zona come il Café Kotti e il Möbel-Olfe. Dopo la conferenza si è deciso di aumentare il numero di poliziotti nel quartiere, ma nonostante questo i giornali tedeschi continuano spesso a descrivere Kotti come una zona che è meglio non frequentare.

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Photo © Flickr – TijsB

I residenti. Se la stampa descrive la situazione come tragica, anche gli abitanti della zona si dicono preoccupati. Cynthia è australiana, ha 27 anni e lavora in un pub a Dresdener Straße. Intervistata da ExBerliner, la ragazza dice di avere paura a tornare a casa da sola la sera. «Ci sono dei ragazzi per strada che stanno lì pronti ad afferrare la borsa di qualche donna che cammina da sola o a rubare il portafoglio a qualche turista, magari tirandogli anche un pugno». La paura dei cittadini sembra trovare conferma nei dati della polizia, secondo cui tra il 2014 e il 2015 i furti sono duplicati e le cifre dello spaccio triplicate. Nonostante il numero di forze dell’ordine intorno alla stazione sia aumentato, gli abitanti di Kotti non si sentono più sicuri. Alcuni hanno organizzato delle ronde cittadine per cercare di mettere un freno al degrado. Per molti la colpa è delle nuove gang di arabi, che si battono con i turchi per avere il monopolio dello spaccio. Ma c’è anche chi dice che la colpa è dei turisti che vengono qui per vivere una pazza notte berlinese. «I furti e gli spacciatori sono aumentati perché ci sono due volte più turisti rispetto agli scorsi anni. Vengono qui con troppi soldi in tasca per comprare della droga: aumenta la domanda, dunque aumenta anche l’offerta e il numero di portafogli rubati».

Il problema esiste, ma l’allarmismo eccessivo è ingiustificato. I giornali la definiscono una no-go zone, i berlinesi si dicono preoccupati, la polizia sembra incapace di contrastare l’aumento della criminalità. La situazione a Kotti sembra davvero ingestibile. Ma è davvero così tragica come sembra? L’area intorno a Kottbusser Tor è sempre stata una delle più vive della città, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Negli ultimi tempi il tasso di criminalità è aumentato, ma per una metropoli come Berlino rimane comunque a livelli molto bassi. La situazione è sicuramente peggiorata ma tanto allarmismo è forse eccessivo. E parlare di no-go zone non aiuta di una virgola a risolvere il problema, solo a ingenerare inutile panico. Salvare Kotti dalla rovina è possibile, ma serve l’impegno di tutte quelle persone che ogni giorno riempiono le sue strade creando quel Kreuzberger Melange che rende il quartiere così speciale.

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Foto di copertina © Zdf Mediathek

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