La strada di Berlino dove ogni palazzo rappresenta architettonicamente un’idea politica.

Si chiama Am Fischtal, è la via della zona residenziale di Zehlendorf dove ogni tetto rispecchia l’ideologia politica di chi l’ha costruita.

Tetti piani da un lato della strada, tetti spioventi dall’altro. Non solo due stili architettonici diversi, ma due correnti di pensiero a confronto. Si ritrovano a Berlino, nell’elegante (e borghese) quartiere di Zehlendorf. La loro storia parte dalla prima metà del 1900, più precisamente nel 1926 quando il progetto edile di una cooperativa di sinistra conosciuta con il nome di Onkel Toms Hütte (La capanna dello zio Tom) riuscì ad aggiudicarsi la commessa per la costruzione di diversi palazzi della strada Am Fischtal. L’obiettivo era creare 1900 unità, tra case a schiera e piccoli appartamenti divisi su diversi blocchi, tutti con tetti piani, uno dei simboli del movimento modernista dell’epoca. A capo di tutto c’era infatti il celebre Bruno Taut, architetto amico di modernisti del calibro di Walter Gropius, Ludwig Mies van der Rohe e Le Corbusier.

Su posizioni ideologiche opposte c’erano i conservatori. Per loro solo i tetti spioventi riuscivano a tenere legate le fila dell’edilizia contemporanea con il passato tedesco. Era questo il pensiero sostenuto da un’altra cooperativa, la GAGFAH a cui fu affidato il compito di costruire un’altra serie di edifici sulla stessa strada. Fu così che venne creato un vero e proprio quartiere a parte conosciuto come Fischtalgrund, composto da 30 edifici ospitanti 120 alloggi con tetti spioventi, ovviamente. A capo di tutto c’era  l’architetto Tessenow, amante del design tradizionale. Il suo slogan?  «La semplicità è sempre la cosa migliore» dove per semplicità si intendeva ciò che già esisteva e funzionava.

Per i modernisti i tetti piani, oltre ad essere meno costosi da costruire e da mantenere, rispondevano perfettamente al ricercato binomio forma-funzione e contribuivano allo sviluppo del minimalismo. Il modernismo, definito dal critico Paul Schultze-Naumburg come qualcosa di «immediatamente riconoscibile come il figlio d’altro sangue», era però  disprezzato dai nazionalisti conservatori per la sua incapacità di rinverdire i fasti della Grande Germania. Sulla loro stessa falsariga si espresse l’architetto Paul Bonatz secondo cui quelle costruzioni avevano «più somiglianza con un sobborgo di Gerusalemme che con un complesso residenziale a Stoccarda».

I tetti spioventi come assaggio del nazismo

Il dibattito si scatenò fin dall’inizio. I tetti erano un pretesto per capire il futuro della Germania. Per Heinrich Tessenow, responsabile della costruzione di Fischtalgrund, la sua costruzione era « una ricerca per le soluzioni architettoniche migliori». Rifuggiva il pensiero che ci fosse ideologia dietro le sue costruzioni. Analoga opinione era sostenuta anche da un modernista come Walter Gropius che insistette su come «la disputa debba essere risolta unicamente sulla base della praticità, della tecnologia e dell’efficienza. Sarebbe un errore farne un simbolo religioso». Commenti di questo tipo furono minimizzati o ignorati dalla stampa che continuò ad alimentare il dibattito facendo dell’architettura un pretesto per parlare di politica. A guerra finita Bruno Taut, l’architetto progettista della Onkel Toms Hütte, affermò che «quanto accaduto nel 1928 nella tranquilla zona residenziale di Berlino fu solo un presagio di ciò che i tedeschi avrebbero passato nel 1933 con l’ascesa al potere nazista».

Am Fischtal Berlin

am fischtal berlin

Berlino e l’eredità architettonica del passato

Nonostante i tetti così diversi, per Karl Kiem, storico dell’architettura tedesca, i due sviluppi di Am Fischtal hanno diversi punti comuni, come il fatto di essere a misura d’uomo e l’equilibrio tra forma e paesaggio. La conformazione di questi tetti è un rimando ad un passato controverso, ma nonostante ciò, questi hanno convissuto per quasi novantanni e insieme costituiscono una zona storica di Berlino. Un’opinione sostenuta anche da Andrea Liguori, architetto palermitano trasferitosi a Berlino da alcuni anni: «Oggi la città di Berlino continua ad essere territorio di sperimentazione e di dibattito architettonico, a volte anche aspro ma sempre costruttivo, traducendosi in una libertà espressiva notevole, indicativo di una città estremamente aperta e dinamica. All’interno di questo quadro trovano spazio numerosi studi di progettazione che si rifanno agli stilemi di inizio 1900 producendo un´architettura dal linguaggio classico/tradizionale che spesso si trova a contrasto con edifici dal linguaggio contemporaneo. Il risultato? Nonostante la sua storia così piena di contrasti, Berlino come la sua strada Am Fischtal sono simbolo di armonia e non di conflitto».

L’eredita di Taut e visitare Am Fischtal oggi

Basta una passeggiata su  Am Fischtal per rendersi conto di quanto la creativià di Taut non sia stata tradita dalle generazioni che l’hanno succeduto: i suoi tetti piani sono ancora lì, nonostante la guerra, mentre una targa commemorativa ne ricorda la maestria (Taut lasciò la Germania quando i nazisti presero il potere, e morì nel 1938 lavorando in Turchia). Chiunque voglia andarlo a scoprire scenda alla fermata metro Onkel Toms Hütte  e si prenda un’ora di tempo per immergersi con gli occhi in una storia forse unica al mondo.

 

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Immagine di copertina: ©  CC BY-SA 3.0 autore: Clemensfranz

 

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2 Responses to “La strada di Berlino dove ogni palazzo rappresenta architettonicamente un’idea politica.”

  1. Paola Ardizzola

    Spett.le Comitato di Redazione, nel vostro articolo vi sono alcune imprecisioni che mi preme sottolineare, avendo lavorato su Bruno Taut sia per la tesi di laurea che di dottorato. Quando scrivete “Bruno Taut, architetto amico di modernisti del calibro di Walter Gropius, Ludwig Mies van der Rohe e Le Corbusier” non si fa altro che corroborare l’idea che Taut sia stato un architetto di serie B, mentre negli anni presi in considerazione dall’articolo, nessuno poteva vantare la progettazione e costruzione di circa 10.000 unita’ abitative a Berlino, solo Bruno. Taut non era ‘amico di modernisti’, era modernista. Il Bauhaus non sarebbe esistito senza le esperienze pregresse di Gropius nella cerchia espressionista capitanata da Taut. Taut non era amico di Le Curbusier, la cui architettura detestava cordialmente.
    Il tetto piano per Taut non e’ principalmente una questione di funzionalismo, ma egli lo scelse in base alla sua ‘teoria climatologica’. In altri casi infatti non disdegna affatto il tetto a falde. Voi scrivete: “A guerra finita Bruno Taut, l’architetto progettista della Onkel Toms Hütte, affermò che «quanto accaduto nel 1928 nella tranquilla zona residenziale di Berlino fu solo un presagio di ciò che i tedeschi avrebbero passato nel 1933 con l’ascesa al potere nazista»”. Prego citare la fonte, perche’ a guerra finita il caro Bruno era gia’ estinto purtroppo, come giustamente scrivete piu’ sotto (mori’ nel 1938 a Istanbul, esattamente il 24 dicembre). Ritengo giusto mantenere la coerenza, almeno all’interno dello stesso articolo.
    Grazie per la vostra attenzione, Paola Ardizzola

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