L’amore ai tempi di Berlinoland

Credevi di averci capito qualcosa. Perlomeno di aver imparato dalle tue esperienze. Di sapere quello che andavi a cercare.

Poi sei sbarcato a Berlinoland. Dove tutte le persone che incontri non invecchiano. Confessano l’età sempre dopo averti rimbalzato la domanda “tu quanti me ne daresti?” e lì inizia una botta e risposta di intuizioni e tentativi. Poi sbarchi in questa città dove a volte sembra esistano solo prime persone singolari e altre solo plurali. Tutto si moltiplica e allo stesso tempo si riduce, a seconda dell’inclinazione d’umore, dei momenti e delle mille fasi in cui ti ritrovi. Berlino è la sua gente, il traffico di esseri umani in balia della stravaganza e della contraddizione continua, in un conflitto fra individualità esasperata e un senso collettivo che appare indispensabile. L’idea che avevi su come vivere i rapporti crolla, in un’implosione inquietante partita direttamente dai pilastri delle tue convinzioni. Pensavi che il gruppo fosse quello che da una vita va a mangiare la pizza il sabato sera. Pensavi che un flirt fosse quella dinamica ripetitiva con la stessa tipa ogni due anni, in attesa che si convincesse a passare la notte da te.

Hai provato a contare le persone per strada e sulla metro, ti sei innamorato sguardo dopo sguardo, notte dopo notte, hai smesso di credere che si potesse trovare tutto in uno, ma che in ognuno potessi trovare tanto, forse addirittura tutto.

Un tutto unico, fatto di sfumature bellissime e sempre nuove, addosso alla pelle e agli occhi di ogni sconosciuto incrociato per caso, fra la cantilena della U-Bahn e il ticchettio del semaforo. A Berlino hai smesso di pensare a una relazione come un rifugio dolce, trovando al suo posto il significato della parola “claustrofobia”, una sensazione di panico da chiusura . Perché hai imparato a togliere la s dalla parola sconosciuti e da lì ad andare oltre. Sei caduto nel vortice della moltitudine, dell’occasione facile, dei locali pieni e vivaci. E hai capito che uno è poco e spesso non basta.

Hai capito che basta ballare davanti la consolle e sorridere al tuo vicino, che c’è un accordo implicito sul fatto che le scuse banali diventano funzionali per poter finire lingua contro lingua, a ritmo di musica, al lato della pista da ballo. Hai capito che non puoi innamorarti di qualcuno, perché sei innamorato di tutti e che succede sempre, ogni giorno: quando il cantante del gruppo che sta suonando per strada ha le sembianze dell’uomo dei tuoi sogni, ma un passo dopo c’è il tipo con skateboard e casse appresso con quel profilo simpatico che quasi quasi gli offri una sigaretta. Hai capito quanto è facile iniziare con un sorriso e finire in una casa condivisa con persone di ogni Paese, sotto le lenzuola del tuo complice notturno, e che ti avrebbero chiamato stronzo, e lei l’avrebbero chiamata “una facile”, ma chi glielo spiega che questo è in fondo un modo di amare, l’amore ai tempi di Berlino?

Ti accorgerai che l’amore è un’idea nuova, un’idea aperta e sempre in potenza.

In quella dimensione di apertura e libertà. Non appena metti un piede fuori dalla porta sai che c’è un oceano di bellezza pronta a sbucare da ogni angolo, il fascino della scoperta a sorprenderti fino a farti perdere. Un vortice da Paese dei Balocchi, a bordo di una giostra che non ti stanca mai, in cui volteggi e ridi, lasciando un pezzo di te a ciascuno e disperdendo la tua voglia di esclusività un po’ sul corpo e nella mente di tutti. All’ennesimo giro potresti ritrovarti stanco, quasi un po’ a disagio. Potresti ritrovarti immobile, per un istante, a chiederti se ce la farai davvero a uscire da questa dipendenza dell’essere libero da tutti e per tutti. Ti chiederai se mai riuscirai a slegarti da questa droga delle possibilità infinite, degli incontri facili, delle notti in cui ti sei sentito in un film, per quanto strane e perfette sono state. Ti dirai che la vita è troppo breve per fermarsi a un solo fiore, quando davanti a te ne hai un campo pieno.

Ti fermerai un momento e non capirai se hai disimparato ad amare o se hai invece imparato a farlo davvero, come mai prima.

E ti chiederai davvero cosa sia l’amore, se è una collezione di innamoramenti effimeri, se è una raccolta di piccole vittorie da consumarsi in 24 ore o se è invece una pianta che devi imparare a coltivare. Ti chiederai cosa significhi davvero diventare adulti e amare da adulti: godere della sconfinata libertà che Berlino mette a tua completa disposizione oppure saper selezionare in mezzo alla moltitudine qualcosa di prezioso? E cos’è prezioso, se tutto è profondamente attraente e a portata di mano? Ti chiederai se diventare adulti significhi saper selezionare e dedicare un’attenzione particolare. Se imparare ad amare nel modo in cui hai creduto fosse davvero giusto sia un modo che possiamo chiamare adulto o se abbiamo invece bisogno di andare controcorrente. Contro le convenzioni che noi per primi ci siamo messi. E lasciarci andare a questo amore corale, disperso nel via vai dei giorni, in braccio alla bellezza di ciò che domani inaspettatamente raccoglieremo dalla vita.

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©Sascha Kohlmann CC BY SA 2.0

Margherita Sgorbissa

Con sempre il solito imbarazzo delle autodescrizioni, mi presento: sono Mag e sono laureata in mediazione linguistica. Finita la vita in Italia, presto sarò a Berlino per iniziare un nuovo capitolo. Un grande legame che mi ha tenuta stretta alla realtà tedesca è stato sicuramente Berlino Cacio e Pepe Magazine, con cui collaboro dal 2011. Inutile citare la mia grandissima passione per la scrittura e il giornalismo!

3 Responses to “L’amore ai tempi di Berlinoland”

  1. Isa

    Ciao e complimenti per l’ articolo! mi piace molto come e cosa hai scritto e ti ringrazio per aver risvegliato il mio cervello pigro 😛 😉

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  2. Angelo

    Quanto hai ragione Mag.
    Complimenti per l’articolo ?✌️

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  3. Mag

    Grazie a voi che mi leggete 🙂 <3

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