L’atterraggio, ovvero come sopravvivere al trasferimento a Berlino

Berlino, fatto ormai risaputo, è diventata una delle maggiori destinazioni di giovani provenienti da tutto il mondo, e in particolare da altri stati dell’Unione Europea. La città cresce al ritmo di 40.000 nuovi abitanti all’anno, la maggior parte dei quali ha passaporto non tedesco. In particolare, nel 2015 il 30 percento dei nuovi migranti occidentali (escludendo quindi i richiedenti asilo in fuga dalle guerre in Medio Oriente) era costituito da giovani sud-europei. Questi ultimi, trovando sbarrata la strada verso la realizzazione dei propri desideri nei luoghi in cui sono cresciuti, siano essi Madrid, Atene, Milano o Catania, atterrano a Schönefeld o Tegel portando con sé una valigia carica soprattutto di aspettative e sogni.

L’impatto con la città. Spesso non è affatto facile. Ogni migrazione comporta una serie di processi di adattamento e mediazione richiesti alla persona migrante: apprendere una nuova lingua, costruire nuovi rapporti sociali, districarsi tra ricerca della casa e ricerca del lavoro. Molte cose possono fare la differenza: avere già delle amicizie in città, conoscere bene quantomeno l’inglese o avere già trascorso in passato un periodo all’estero, ad esempio, sono risorse che non tutti i nuovi arrivati hanno, e che possono incidere molto sulle prime esperienze di vita da migranti a Berlino.

Uno studio sull’atterraggioLa ricerca della sociologa Stefania Animento mira ad analizzare proprio il momento dell’arrivo dei giovani ragazzi e ragazze italiani, che a migliaia si sono trasferiti a Berlino negli scorsi anni. Dalle prime analisi emergono le diverse sfaccettature dell’”atterraggio”, non sempre positive per chi le vive in prima persona. Oramai noto è infatti l’effetto escludente prodotto dalla legislazione berlinese sulla registrazione ai congestionatissimi Bürgerämter, gli uffici comunali. Ve lo spieghiamo qui brevemente: per ottenere l’Anmeldung è necessario presentare un regolare contratto d’affitto*. Nell’affollatissimo mercato della città, però, ottenere un contratto è tutt’altro che semplice: a chi cerca casa vengono chiesti vari documenti, tra i quali il più importante, come confermano interviste svolte con agenti immobiliari, è costituito dalle famose tre buste paga. Queste vengono considerate come la garanzia principale sulla futura non morosità dell’inquilino. Da non scordare un’ulteriore regola non scritta, ma quasi sempre seguita dagli agenti immobiliari: lo stipendio mensile deve ammontare almeno a tre volte tanto l’affitto. Ma non finisce qui: chi arriva a Berlino, ed è così fortunato da trovare subito un lavoro, necessita per legge di un conto in banca tedesco per farsi pagare lo stipendio. In quest’ultimo passaggio si rivelano sia il danno che la beffa: per aprire un conto in banca in Germania è infatti necessario avere già l’Anmeldung al Bürgeramt. Riassumendo: per avere l’Anmeldung ci vuole un contratto d’affitto, per avere un contratto d’affitto ci vuole uno stipendio (buono), per avere uno stipendio ci vuole un conto in banca, per avere un conto in banca ci vuole l’Anmeldung. Ecco qua che il circolo vizioso (in tedesco, non a caso, Teufelskreis, “circolo del diavolo”) si chiude.

Ricerca e aiuto gratuito. La ricerca della sociologa Animento mira a raccogliere informazioni su questo ed altri pasticci in cui i giovani migranti si ritrovano catapultati una volta arrivati a Berlino. La ricerca si basa su un’indagine online, a cui possono far seguito delle interviste. Qui potete accedere all’indagine tenuta per conto dell’Università Milano Bicocca. Se invece avete bisogno di aiuto e informazioni su questioni riguardanti il lavoro, il Jobcenter e burocrazia varia, i Berlin Migrant Strikers offrono consulenza gratuita ogni lunedì (14:30-16:00 al Babylonia, Kreuzberg), martedì (14:00-17:00 a Basta!, Wedding) e mercoledì (10:00-13:00 Fritto a Berlino, Neukölln).

Foto di copertina MENSCHEN AUF DEM ALEX III © Sascha Kohlmann CC BY-SA 3.0

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