Le nuove reactions di Facebook per i commenti rapidi ci spingono a pensare di meno

Facebook ha lanciato i nuovi pulsanti per “non commentare” status, link, video o foto, o meglio, farlo solo attraverso un emoticon. Si chiamano Reactions. Non c’è più quindi solo il like, ovvero il pollice alto, ma anche un cuore, una faccia felice, una sorpresa, una triste e una arrabbiata. Ancora non c’è il “non mi piace”. La ragione è chiara: si vuole evitare che la gente, con il timore di potere attirare facilmente “cattive reaction”, possa intimorirsi e alla lunga evitare di condividere nuovi contenuti sul social-network. E Facebook vive di questo, dei nostri contenuti. Ma non è/era abbastanza.

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Con questa ultima trovata Facebook desidera anche un maggiore coinvolgimento da parte dei suoi utenti. A prima vista si potrebbe dire che le nuove reactions aumentino la varietà. Non si è più costretti a spingere solo il pulsante like, ma del resto non lo si è mai stati. Si è sempre potuto anche scrivere un commento. Al posto di un cuore si poteva (e si può ancora, per fortuna) scrivere “che bello”, “non vedo l’ora”, “eccezionale”. Al posto di una faccia triste, si poteva (e si può ancora, anche qui) scrivere “mi rattrista”, “che peccato”, “spero che le cose cambino”. Però le nuove reactions sono accattivanti e, sopratutto, sono veloci. Perdi meno tempo che a scrivere per esprimere la stessa cosa. E allora ne utilizzi di più, un po’ ovunque. E poi così, quando vuoi, ti distingui. Ti piace una ragazza e le vuoi fare capire che sei interessato in una maniera diversa rispetto a tutti gli altri? Non le metti il pollice sù, le metti un cuore che comunque non ti espone troppo, però spinge a farti notare di più. Ma questa è solo una divagazione.. Ciò che conta sottolineare è che avere maggiore varietà, sei scelte ora invece di una, alla lunga rischia di rendere ancora più scarno il nostro vocabolario attivo e la nostra necessità di dovere scrivere per comunicare in maniera originale e non standardizzata sentimenti ed emozioni. Fra dieci anni quante persone faranno attenzione alla differenza che intercorre tra affascinante e fascinoso, irritante e insopportabile, triste e desolante? Come sarà la generazione che crescerà scrivendo più su Facebook che su un quaderno a righe? Difficile dirlo. Viene normale chiedersi cosa ne penserebbe Eco. Impegnamoci a  non limitare quel minimo di mistero che si nasconde dietro il significato e l’accezione personale che diamo ad ogni parola.Millenni per evolvere il linguaggio e siamo tornati ai pittogrammi. Continuiamo a scrivere. Anche su Facebook. 

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Andrea D'Addio - Direttore

A Berlino dal 2009, nel 2010 ha fondato Berlino Cacio e Pepe prima il blog, dopo il magazine. Collabora anche con Wired, Il Fatto Quotidiano, Repubblica, Io Donna, Tu Style e Panorama scrivendo di politica, economia e cultura, e segue ogni anno da inviato i maggiori festival del cinema di tutto il mondo.

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