Perché la Germania non riesce a chiedere scusa per i suoi genocidi in Namibia

I genocidi in Namibia rimangono un nervo scoperto dello stato tedesco

La trattativa diplomatica Berlino e Windhoek riguardo le scuse che il governo tedesco deve presentare per i genocidi in Namibia, di cui abbiamo già scritto, va avanti da ormai 3 anni: cominciò nel 2015, dopo molti anni di negazionismo da parte delle istituzioni tedesche, e sembra necessario ancora molto tempo prima che le scuse della Germania siano concluse. I nodi problematici della discussione sono fondamentalmente tre: il riconoscimento da parte dei tedeschi di aver compiuto un genocidio in Namibia, le modalità con  cui la Germania dovrà scusarsi, e se ci dovranno essere delle riparazioni per i delitti commessi. Nel frattempo, è scoppiato anche un caso giudiziario presso un tribunale di New York. Le scuse per il genocidio in Namibia, in ogni caso, richiederanno ancora molto lavoro.

La questione delle riparazioni economiche per i genocidi in Namibia

 È importante sottolineare che la linea dei tedeschi sia quelle di rivolgere scuse ufficiali alla Namibia, ma senza alcun tipo di riparazione economica. I tedeschi infatti si difendono dicendo che di già devoluto grandi somme di denaro a favore di tutta la Namibia a partire dal 1990, anno della indipendenza del Paese dal governo Sudafricano. Secondo Ruprecht Polenz, che guida il negoziato diplomatico da parte della Germania, l’idea della delegazione tedesca è di «organizzare progetti specifici nei territori dei Herero e dei Nama in quattro differenti aree: training professionale, rifornimento elettrico, alloggi a prezzo accessibile e una riforma della terra», come si legge in un articolo online del Deutsche Welle. Ma la situazione sembra ancora in stallo da quanto riportano tanto le testate tedesche (Neue Bürcher Zeitung e Augsburger Allsgemeine) quanto le fonti di informazioni namibiane (NBC): i tedeschi infatti, escludendo categoricamente le riparazioni, vorrebbero invece istituire un fondo speciale dedicato all’intero Stato namibiano. Molti hanno interpretato questa proposta come un modo per non riconoscere a pieno le responsabilità del genocidio, e pulirsi la coscienza donando finanziamenti non esplicitamente collegati agli eccidi di inizio Novecento. Questo fondo, infatti, sarebbe destinato alla Namibia nel suo insieme, invece di riferirsi con precisione ai discendenti delle popolazioni vittime delle stragi. Non siamo ancora a conoscenza delle cifre esatte in gioco, ma Polenz afferma comunque che «le aspettative namibiane sono di gran lunga al di sopra di quello che la Germania può fare» (fonte dpa).

Video della NBC: le complicate questioni sul riconoscimento dei misfatti dei tedeschi in Namibia.

Herero e Nama portano la questione davanti a un tribunale statunitense e accusano lo Stato tedesco di genocidi in Namibia

Uno dei problemi più seri è l’esclusione dai negoziati dei rappresentanti delle minoranze Herero e Nama: il governo namibiano è per ora in mano a individui di altra etnia, poco interessati alle questioni del genocidio e molto più attenti ai continui finanziamenti che la Germania devolve allo Stato namibiano. Una delegazione congiunta di Herero e Nama ha perciò presentato una querela contro lo Stato tedesco presso un tribunale di New York, il 5 gennaio 2017, per poter partecipare ai negoziati. Lo Stato americano, grazie al cosiddetto Alien Tort Statute, consente ai cittadini stranieri di sottoporre a giudici americani atti commessi al di fuori degli Stati Uniti e contro i diritti umani. Un tentativo che rischia di fallire perché solitamente si è inteso punire le azioni commesse da istituzioni americane, e non di altri Paesi. Questo è  uno dei contenziosi su cui dovrà esprimersi il giudice.

La questione linguistica sul termine ‘genocidio’

La Germania si difende dalle accuse rivolte presso il tribunale di New York appellandosi all’immunità statale, la quale impedisce che uno Stato sia affetto dalle decisioni dei tribunali di un altro Stato. Elemento interessante della vicenda, è che l’immunità statale sembra non avere effetto quando l’accusa è quella di genocidio. Forse questo potrebbe essere uno dei motivi per cui, a partire da metà 2017 con una dichiariazione dell’ambasciatore tedesco in Namibia e in seguito da parte delle istituzioni tedesche in generale, si è cercato di sostituire nelle dichiarazioni ufficiali il termine ‘genocidio’ con quello di ‘atrocità’. Un distinguo terminologico che, oltre ad apparire artificioso, sembra avere come fine solo quello di evitare problemi nel processo a New York. Inoltre, ammettendo la colpa di genocidio la Germania rischierebbe di aprire un pericoloso precedente che metterebbe in difficoltà tutti i Paesi che si sono macchiati di crimini durante il colonialismo.

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Foto di copertina: immagine di Youtube

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