Le Week-end. La recensione

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Nick e sua moglie Meg lasciano Birmingham per un week-end alla volta di Parigi e festeggiare (o almeno provarci) il trentesimo anno di vita insieme. Jim Broadbent e Lindsay Duncan, con i loro visi e il rincorrersi di espressioni che si incresperanno sui loro volti, sembrano disegnati pensando alla nostra coppia di inglesi in fuga romantica; il sorriso paffuto di lui racchiude lo spirito di un bambino mai cresciuto che convive con un uomo ancora affamato della vita, la bellezza calda e appena sfumata di lei lascia che traspaiano la sua saggezza e la maturità, ma a tratti anche la rabbia per il tempo che ticchetta via portando con sé la donna affascinate che ancora è, ma non si vede più.

Le Week-end sorprenderà quel pubblico che guardando il trailer – che sì lascia spazio a qualche volto imbronciato, ma ben più ai sorrisi, le risa e la spensieratezza con la bella Parigi sullo sfondo – si è immaginato una commedia senza intoppi e zone grigie. I dialoghi di Hanif Kureishi mescolano l’uno e l’altro elemento, dando al film un carattere e un intreccio più complessi. Niente paura, Le Week-end non sconfina nel drammatico, ma il binomio Michell alla regia e Kureishi alla scrittura lascerà che ci infiliamo nella vita di una coppia fino a domandarci se stare insieme a qualcuno per trent’anni si riveli proprio questo, se siano queste la bellezza, l’insoddisfazione, la malinconia e la dolcezza che l’uomo o la donna della nostra vita creano insieme a noi quando dal primo incontro è passato così tanto tempo… La maturità e gli elementi di realismo propri del film, peraltro, non saranno una novità per chi ha apprezzato The Mother (2003) e Venus (2006), i precedenti due lavori che regista e scrittore hanno realizzato insieme.

Meg e Nick arrivano a Parigi come due sessantenni senza lo zero, bambini in un Luna Park dove le giostre costano care. I risparmi di due vite dedicate all’insegnamento si assottigliano coi giri in taxi di due ore, due notti (insonni) in un hotel di lusso e ristoranti in cui per una cena non basta uno stipendio. Nick e Meg sono furfanti in marachelle da copione, se la danno a gambe senza pagare e ridono fino a sfinirsi, giocano a guardie e ladri con la security dell’hotel, pare, dimenticando di essere cresciuti.

Passate le prime euforiche ventiquattr’ore, tuttavia, vengono a galla le verità spinose. Alla festa chic di un vecchio amico di Nick, diventato scrittore di successo (Jeff Goldblum), la coppia sembra sul punto di mandare all’aria tutto. Con un calice di rosso in mano e negli occhi lo sguardo interessato di uno sconosciuto, Meg si sente nuovamente desiderata, mentre Nick, appartato in una stanza maleodorante, fuma hashish con il figlio adolescente del suo amico, chiedendosi come sia diventato così mediocre, perché abbia amato sempre e solo lei, perché le cose si siano guastate.

Con i figli diventati grandi e ormai lontani da casa, che ne sarà di loro due come coppia e come amanti? Ci avevano pensato, quando si erano scelti, che un giorno i doveri di genitori sarebbero terminati e sarebbero rimasti in due e al contempo soli, con un partner per la vita più o meno desiderato?

Guardatevi intorno mentre scorrono i titoli di coda per leggere la perplessità sui visi degli altri. Meg e Nick sono in quella fase della vita in cui molto se n’è già andato, ma molto c’è ancora davanti. Sta a loro – e non solo – la scelta di abbandonarsi alla malinconia o lanciarsi in un nuovo inizio: “studiare l’italiano, prendere lezioni di piano, imparare a ballare il tango”.

Il film esce in Germania il 30 gennaio 2014.

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