L’installazione di Ai Weiwei a Berlino per non dimenticare la tragedia migranti nel Mediterraneo

La Konzerthaus di Berlino così non si era mai vista: dallo scorso venerdì sera, le colonne dell’edificio neoclassico che si erge sulla piazza di Gendarmenmarkt nel quartiere di Mitte appaiono rivestite da giubbotti di salvataggio arancioni. Si tratta dell’ultima iniziativa dell’artista cinese Ai Weiwei che nei giorni scorsi ha attirato l’attenzione di numerosi turisti e residenti: l’installazione è un’opera commemorativa del tragico destino dei migranti morti in mare al largo delle coste europee.

L’installazione. Le colonne neoclassiche della Konzerthaus rilucono dell’arancione acceso di 2000 giubbotti salvagente che i collaboratori di Ai Weiwei hanno applicato e fissato uno per uno all’edificio. Alcuni dei giubbotti appaiono sporchi di melma. Tra le colonne un gommone nero sospeso riporta la scritta “Safe Passage”. L’artista cinese aveva annunciato con qualche giorno di anticipo l’installazione commemorativa senza tuttavia rivelare dove avrebbe avuto luogo. I 2000 giubbotti sono stati inviati a Berlino dalle autorità di Lesbo, dove Ai Weiwei è molto attivo al momento: pare abbia coordinato l’installazione artistica via skype e mail dall’isola stessa. Il progetto è parte dell’evento Cinema for Peace, iniziativa solidale che intende promuovere e premiare il cinema impegnato nel sociale: ieri sera, lunedì 15 febbraio, la serata solidale è stata ospitata proprio all’interno della Konzerthaus. L’installazione di Ai Weiwei dovrebbe rimanere esposta fino a domani, mercoledì 17 febbraio.

Giubbotti di salvataggio che non salvano vite. Con questo nuovo progetto Ai Weiwei intende attirare l’attenzione sulla tragedia dei migranti che ogni giorno muoiono nel Mar Mediterraneo nel tentativo di raggiungere le coste dell’Europa. L’installazione pone l’accento sul paradosso dei giubbotti salvagente che non salvano vite: spesso si tratta infatti di giubbotti economici, di scarsa qualità, messi a disposizione dagli scafisti, che si imbevono d’acqua e fanno affogare le persone. L’installazione ha un effetto incredibilmente intenso, di contrasto: come sottolineato da Deutschlandradio Kultur, sulla piazza consacrata al classicismo tedesco, dominata da una statua di Schiller e incorniciata dagli edifici del Französischer e del Deutscher Dom, l’arancione squillante del giubbotti salvagente richiama un campanello d’allarme, “una chiamata d’emergenza, un grido d’aiuto”.

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Foto di copertina © Paco Romito

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Gloria Reményi

Italiana per parte di mamma, ungherese per parte di papà, mi piace definirmi 50/50 a tutti gli effetti. Il mio anno di nascita – il 1989 – ha probabilmente deciso il mio destino berlinese. Mi sono trasferita a Berlino nel 2012 per conseguire la laurea magistrale in "Culture dell'Europa centrale e orientale" e ci sono rimasta. Amo la letteratura, da accanita lettrice e aspirante scrittrice.

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