Una canzone, una fermata: Live in Pankow dei CCCP

Massimo Zamboni e Giovanni Lindo Ferretti si conobbero a Berlino nel 1982. Entrambi emiliani, dovettero incontrarsi in Germania per conoscersi.

Erano gli anni del punk inglese e americano, ma accanto a ciò, e con più convinzione, a Berlino si ascoltavano gruppi come gli Einstürzende Neubauten: guidati da Blixa Bargeld (al secolo Christian Emmerich), Mufti F.M.Einheit e N.U.Unruh diedero vita nel 1980 a un progetto musicale originalissimo (nato dal precedente Geniale Dilettanten), a cavallo tra industrial e punk, che ebbe come scenario il leggendario Untergang, l’ex mattatoio berlinese fucina di avanguardie, non solo musicali.

Gli Enstürzende Neubauten e il loro punk espressionista erano uno dei modelli possibili per Zamboni e Ferretti, e se lo divennero, fu soprattutto per una ragione: il loro rifiuto di aderire tout court ai modelli del rock anglosassone per creare qualcosa di realmente nuovo, che guardasse ad ovest sì, ma avesse spirito e idee decisamente tedesche e mitteleuropee.

Dopo un iniziale tour per la Germania (a Berlino all’ex mattatoio, al Tuwat, al Kukuk), i due decidono quindi di seguire il metodo Bargeld e ritornare in Italia a bagnare i panni nel Po, di ritornare nel senso più pieno nella loro Emilia, che da lì a breve sarebbe diventata paranoica, musa e al contempo scenario ideale per le loro incursioni musicali.

Nasce così l’idea di coniugare tutto ciò che in Germania avevano appreso con l’attitudine emiliana al ballo e al filosovietismo, di tracciare il percorso del Trans Europa Express.
Nascono così i CCCP (il primo EP, Ortodossia, esce nel 1984), i cui concerti si arricchiscono ben presto delle performances di Annarella Giudici, benemerita soubrette, e Danilo Fatur, artista del popolo.
Attivi per tutto il decennio, saranno destinati a fare la storia della musica italiana, interpretando nella maniera più ortodossa lo spirito punk, che sconvolse i canoni musicali del progressive rock del decennio precedente, a favore di un approccio contrario a tutti i virtuosismi musicali, spontaneo e molto, molto fisico.

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Nel 1996, sei anni dopo lo scioglimento dei CCCP (che nel frattempo divennero CSI, spostandosi ancora più a est nella loro ricerca musicale e esistenziale) viene pubblicato Live in Punkow, che raccoglie tracce live e in studio, tra cui Live in Pankow, pezzo d’apertura del disco.
Pankow è proprio il quartiere di Berlino, quello dove finisce la U2. Ville e verde, atmosfera rilassata, molto Prenzl’berg. Oggi.

Ma quando ci suonavano Zamboni e Ferretti, era un’altra cosa. Non erano ancora arrivati gli Schwäbische a riqualificare in senso radical chic la zona: Prenzlauer Berg era un quartiere operaio della DDR, con il Patto di Varsavia, i piani quinquennali e la stabilità come meta.

“Scegliamo l’Est non tanto per ragioni politiche, quanto etiche ed estetiche. All’effimero occidentale preferiamo il duraturo, alla plastica l’acciaio, alla freddezza il calore, ma al calore la freddezza. Ognuno ha l’immaginario che si merita”.

C’era un altro modo, un altro quartiere berlinese dove sentirsi a casa e trovare suggestioni alternative al pensiero dominante: Kreuzberg, dove la band emiliana poteva soddisfare il proprio dichiarato antiamericanismo (non armato, non violento), altra cifra dell’estetica no global dei CCCP.

Perché, allora come oggi, in quella che era la penisola di Berlino Ovest a Est, c’era l’Islam e c’erano i turchi: circa 200.000 mila per la precisione, che facevano di Berlino la città occidentale più islamica, e di Kreuzberg il cuore della nuova Europa. Live in Pankow, live in Kreuzberg.

Si legge così nel manifesto CCCP Fedeli alla linea:
“Se vi sentite baciati sulla fronte da qualche dio, se vi siete accorti che esiste una condizione umana ed una possibilità di realismo inquieto nel viverla, se sapete leggere quello che i giornali non scrivono, se non vi intendete di musica ma non per questo ascoltate i critici, ma anche se non avete mai pensato niente di tutto questo perché la vostra intelligenza non arriva a 70 fatevi coraggio il mondo è vostro la situazione è eccellente. CCCP è con voi”.

Inutile aggiungere altro.

Leggi anche Heerstraße e Stripped dei Depeche Mode

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Piera Ghisu

Nata alla fine degli anni '70, sono stata una filosofa in radio nella mia citta', Cagliari, fino al mio approdo a Berlino. Nella capitale tedesca da 3 anni, mi occupo di turismo sostenibile per cercare di vedere un futuro per l'Italia. Per Berlino Cacio e Pepe Magazine faccio cose e vedo gente (ovviamente, cit.)

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