LoveParade 1989-2010, dalla rivoluzione culturale a Berlino alla tragedia di Duisburg

di Pierangelo Venezia

Berlino, 1 luglio 1989 – Duisburg, 24 luglio 2010: due città e due date che nel bene e nel male hanno segnato la storia della musica e degli eventi di massa.

LoveParade: ogni amante della musica elettronica sa di cosa stiamo parlando. Un festival nato a Berlino nel 1989, anno della caduta del Muro nonché dell’inizio di una rivoluzione culturale, sociale e politica in una Germania ancora divisa e provata da un trentennio di Guerra fredda. Proprio in questo contesto si avviarono importanti mutamenti geopolitici che avrebbero in seguito portato all’Europa odierna. Viene dunque da chiedersi cosa c’entrasse un festival di musica elettronica come la LoveParade in una tale congiuntura storico-politica.

Gli inizi della LoveParade a Berlino

Oltre che essere una manifestazione musicale, la LoveParade voleva essere espressione di pace e fratellanza dei popoli a livello globale, un rifiuto di qualsiasi barriera fisica o ideologica nell’Europa di fine anni Ottanta/inizio anni Novanta. Nella Berlino del 1989, prossima a inaugurare un nuovo capitolo della sua storia, non c’era nulla di più necessario. Ed è così che la musica elettronica e techno si unirono a quei valori culturali che si stavano profilando come imprescindibili per la futura società tedesca. Il 1 luglio 1989, quattro mesi prima della caduta del Muro, Berlino ospita così la prima edizione della LoveParade. Dalle poche centinaia di persone presenti in quell’occasione, il festival vede aumentare esponenzialmente il numero di partecipanti con il passare degli anni, fino ad arrivare a sfiorare, secondo le stime, nelle edizioni del 1999 a Berlino e del 2008 a Dortmund rispettivamente 1.500.000 e 1.600.000 presenze. Così un evento nato come “politico” si trasforma in una manifestazione internazionale di massa, tant’è che il festival viene esportato in altre parti del mondo, per esempio a San Francisco, Tel Aviv, Vienna, Città del Capo e Sydney. Nelle edizioni berlinesi enormi camion hanno sfilato per le strade della capitale, ognuno con un proprio impianto audio e con celebri disc jockey a bordo. Numerosi sono gli scatti che ritraggono Straße des 17. Juni – la via che conduce dalla Porta di Brandeburgo alla colonna della Vittoria – invasa da una folla di giovani danzanti, chi a petto nudo, chi travestito da supereroe, chi con tre colori diversi di capelli. La musica come strumento di libertà di espressione e commistione di culture: questo è il significato più profondo della LoveParade.

L’evoluzione della LoveParade

La LoveParade è sempre stata una manifestazione molto controversa. Inizialmente etichettata dagli organizzatori come evento “politico” al fine di evitare di farsi carico delle spese per la sua realizzazione (i costi di sicurezza e pulizia di ogni evento registrato come politico sono a carico dello Stato), la LoveParade è andata sempre più commercializzandosi con il tempo. In particolare a seguito della progressiva commercializzazione dell’evento attraverso campagne pubblicitarie di aziende terze, nel 2001 una sentenza del tribunale ha decretato la sua natura “commerciale”, ponendo così fine all’erogazione di finanziamenti statali. Nonostante le complicazioni burocratiche e legali, la LoveParade ha continuato a svolgersi negli anni successivi – eccezion fatta per le edizioni di 2004, 2005 e 2009, che non hanno avuto luogo per problemi di finanziamento – e a regalare grandi emozioni ai partecipanti, radunando ogni anno, tra luglio e agosto, centinaia di migliaia di giovani provenienti da tutto il mondo.

24 luglio 2010: la tragedia di Duisburg

Duisburg, Germania. Per la diciannovesima edizione del festival era stata scelta Duisburg, città industriale situato nella Germania occidentale. Sebbene fossero attesi più di un milione di partecipanti, come location per la manifestazione fu designato un vecchio spazio di scarico merci dalla capienza massima di 250.000 persone. Stando a quanto dichiarato dagli organizzatori, a quell’edizione erano presenti circa 1.400.000 persone, dunque una cifra di gran lunga superiore a quanto fosse consentito. Erano le ore 15.30 quando, a causa del sovraffollamento in un tunnel lungo 200 metri che portava al palco principale, 21 giovani persero la vita per schiacciamento della cassa toracica e altri 510 restarono feriti. Quella di Duisburg fu una delle più gravi tragedie di sempre mai verificatesi in occasione di un evento di massa. Da allora non ci furono edizioni successive della LoveParade. Dopo un’archiviazione dell’inchiesta per insufficienza di prove nel 2016, la Corte d’Appello di Düsseldorf ha fatto riaprire il caso nel 2017 sostenendo che la tragedia fosse prevedibile: come riporta La Stampa, gli indagati per omicidio colposo verranno processati probabilmente entro Natale 2017. Dal 2015 esiste una manifestazione alternativa di musica techno a Berlino, il cosiddetto Zug der Liebe (Corteo dell’amore), che tuttavia non intende proporsi come vero e proprio successore della LoveParade. La tragedia di Duisburg portò alla chiusura immediata del festival, finendo necessariamente per far svanire il sogno di un messaggio che la LoveParade aveva cercato di trasmettere al mondo per anni: la “musica” come mezzo di comunicazione, linguaggio universale, strumento di connessione tra popoli e dunque come via per l’integrazione.

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Foto di copertina: Love Parade, Berlin 1998 © Ago76

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