La stazione metro di Mohrenstraße e la sua leggenda: qui c’era il Male Assoluto. Ecco esattamente dove e la sua storia

Sono gli ultimi giorni della battaglia di Berlino, i bombardamenti hanno praticamente raso al suolo tutto quello rimane della capitale tedesca e le truppe sovietiche avanzano combattendo casa per casa, incontrando sempre meno resistenza da parte dell’esercito nazista. Eppure, anche sotto questi cumuli di macerie, i gerarchi del Reich continuano la loro attività, nel tentativo disperato di rovesciare le sorti della guerra. Impossibilitati a risiedere nei palazzi che fino a poche settimane prima erano i loro quartier generali, Goebbels e lo stesso Hitler si sono rifugiati in dei bunker sotterranei concentrati nella zona intorno a Wilhelmstrasse.

Sono rifugi solidi, con pareti e soffitti rinforzati da cemento armato spesso quattro metri, praticamente impossibili da distruggere dall’esterno. Alla loro robustezza non corrisponde altrettanta bellezza e comodità: le stanze sono piccole, fatiscenti e mal areate e soltanto gli alloggi del Führer e degli ufficiali di grado più alto ospitano ogni tipo di lusso. Hitler sa che il suo sogno di costruire un Reich millenario sta naufragando, ma vuole comunque essere circondato dall’opulenza, l’ultima follia di un uomo già di per sé pazzo e malato. Nell’alloggio, che condivide con la sua compagna Eva Braun, ha fatto trasportare quadri, arredi di pregio e utensili preziosi. Ha perfino ordinato che i bellissimi marmi rossi che ornano il corridoio davanti al suo ufficio nella Cancelleria siano staccati e trasportati nel bunker…

Sono proprio questi marmi rossi che collegano la storia di Berlino a quella della stazione di Mohrenstraße; questa fermata della U-Bahn fu progettata e ultimata nel 1908 dall’ormai ben conosciuto Alfred Grenander. A quei tempi si chiamava Kaiserhof, come l’omonimo hotel di gran lusso che distava pochi passi dal suo ingresso, e aveva un aspetto completamente diverso da quello attuale. Mentre sappiamo poco di come fosse all’interno, sono disponibili numerose foto del suo aspetto esterno: gli ingressi principali assomigliavano a dei grandi pergolati realizzati con colonne di pietra decorata e ferro per le finiture di pregio (questa a dire il vero è la descrizione ufficiale. A modesto parere di chi scrive, le strutture assomigliavano più alle enormi gabbie di uno zoo).
La piazza circostante era indubbiamente di grande bellezza: su Wilhlelmplatz si affacciavano, oltre al già citato Hotel Kaiserhof, l’Ordenspalais (sede dell’Ordine di San Giovanni), il Palais Pless e la Cancelleria del Reich. Al centro della piazza un giardino circondato da aiuole offriva un gradevole spazio in cui passeggiare. Purtroppo l’avvento del nazismo cambiò tutto.

L’Hotel Kaiserhof fu scelto da subito come quartier generale del partito nazionalsocialista durante le elezioni del 1932 e successivamente divenne il luogo prediletto di Hitler per i suoi soggiorni a Berlino. Col passare degli anni l’aspetto di Wilhelmplatz fu completamente stravolto: giardini e decorazioni furono eliminati, la piazza fu allargata e ripavimentata di modo da ospitare le grandi adunate di cui il Führer andava fiero, tanto da far costruire una terrazza su un lato della Cancelleria, dalla quale si affacciava sulla folla e teneva i suoi discorsi. Nonostante tutti gli stravolgimenti che si svolgevano in superficie, la stazione della metro continuava incurante il suo lavoro: la guerra faceva il suo corso e il sottosuolo intorno ad essa si riempiva di bunker e tunnel che avrebbero dovuto garantire la sicurezza dei vertici del Reich.

A differenza di questi bunker, però, la stazione non era stata costruita per subire dei bombardamenti ed andò completamente distrutta in uno dei numerosi raid aerei.

Wilhelmplatz 1938

La nuova fermata della U-Bahn fu ricostruita solo nel 1950 e chiamata (così come la piazza) Thälmannplatz, in onore del leader comunista Ernst Thälmann; è a questo punto della storia che i marmi rossi della cancelleria di Hitler entrano nel nostro racconto. Secondo quello che tramanda una leggenda urbana (sostenuta da molte pubblicazioni specializzate) i marmi che ancora adesso rivestono la stazione sarebbero gli stessi che Hitler fece rimuovere dal suo vecchio ufficio e portare con sé. Quando la guerra finì e i sovietici entrarono nel bunker i marmi furono ritrovati e si decise di riutilizzarli per vari scopi: una parte, come già detto, sarebbe stata utilizzata per la stazione della U-Bahn e il resto per decorare l’atrio della sede della Humboldt Universität e il memoriale sovietico a Treptower Park. Questa leggenda, più volte smentita da quotidiani e studiosi che hanno sempre sostenuto che il marmo sia in realtà originario di una cava situata in Turingia, resiste comunque molto solidamente nell’opinione di molti.

Durante la divisione di Berlino l’attuale linea U2 fu interrotta e la fermata ne divenne il capolinea nel settore orientale. La piazza sovrastante venne riqualificata con edifici residenziali e divenne sede dell’ambasciata cecoslovacca; nel 1986 il nome della stazione cambiò ancora, diventando Otto-Grotewohl-Straße (così era stata rinominata la Wilhelmstrasse dall’amministrazione di Berlino Est). L’edificio assomigliante ad un astronave che ancora oggi si vede nella piazza è tuttora l’ambasciata della Repubblica Ceca.
Dopo la riunificazione della città questa fermata ha ottenuto il nome che ancora oggi porta, Mohrenstraße. La piazza che la ospita (Zietenplatz) è stata ripensata e, seppur di modeste dimensioni, è una piccola oasi di pace in cui si può sfuggire al traffico forsennato dei turisti delle vicine Unter den Linden e Potsdamer Platz.

Che si decida di credere o meno alla leggenda dei marmi di Hitler, quella che sembra essere la verità è (come spesso accade…) molto semplice. Quando l’esercito sovietico scoprì l’ubicazione del Führerbunker una delle prime cose che si preoccupò di fare fu di cancellarlo per sempre dalla faccia della terra: fu minato e fatto saltare in aria, anche se solo parzialmente con successo. Poche settimane prima della detonazione, una troupe di giornalisti era entrata nel bunker e aveva testimoniato la devastazione di ciò che già si trovava al suo interno. Sarebbe stato impossibile per qualsiasi cosa non rimanere danneggiata, figurarsi delle lastre di marmo che quasi sicuramente finirono sbriciolate a causa delle numerose deflagrazioni (ammesso che davvero si trovassero insieme a Hitler nel suo ultimo rifugio).

I resti del bunker sono stati riportati alla luce e nuovamente sigillati ed interrati per molte volte nel corso dei decenni successivi fino a essere definitivamente ricoperti, costruendoci sopra un’area residenziale oggi compresa tra Wilhelmstrasse, An der Kolonnade, Hannah Arendt Straße e Gertrud Kolmar Straße. In quest’ultima strada si trova un pannello informativo sulla struttura e la storia del Führerbunker, anche se il governo tedesco e la municipalità di Berlino si sono sempre guardati attentamente dal rivelare l’esatta ubicazione di un luogo scomodo, che sarebbe potuto diventare meta di “pellegrinaggio” per molti fanatici.
Vera o no che sia la storia dei marmi, passare nella stazione di Mohrenstraße significa ritornare indietro nel tempo e provare un brivido, sapendo di trovarsi nel centro esatto di quello che per tredici anni fu la sede del Male Assoluto nel centro di Berlino.

Leggi anche Le case occupate di Berlino Ovest: ecco la loro storia e dove sono

 

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Francesco Somigli

Autore freelance, narratore di storie e ideatore del progetto Ohneort in cui esplora e racconta la rete metropolitana di Berlino. Collabora con Berlino Explorer con tour guidati alla scoperta della capitale tedesca.

2 Responses to “La stazione metro di Mohrenstraße e la sua leggenda: qui c’era il Male Assoluto. Ecco esattamente dove e la sua storia”

  1. Alice

    Bellissimo pezzo, complimenti.

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  2. Elena

    Bel pezzo informativo scritto bene, complimenti!

    Mi permetto di aggiungere, per completezza di informazioni, che esiste una discussione che va avanti da molti anni sul tema “Mohrenstrasse”. La denominazione scelta per la strada e (come hai spiegato nell’articolo) anche per la fermata della metro é ad oggi uno dei tantissimi retaggi coloniali di Berlino (assieme a tutto l’Afrikanische Viertel). In Italiano suonerebbe come “strada dei Mori”, giusti per capirci (ma credo che in Italiano non renda nemmeno troppo la connotazione razzista della parola Mohr in tedesco). Ogni anno Initiative Schwarzer Menschen e Berlin Postkolonial organizzano una manifestazione per chiedere l’eliminazione di questo nome.

    http://www.sueddeutsche.de/leben/kolonialgeschichte-wisst-ihr-wie-mohrenstrasse-in-unseren-ohren-klingt-1.3134151
    http://blog.amnesty.de/aktuelles/2016/08/25/auf-die-strasse-gegen-rassismus-auf-der-strasse.html

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