Le improbabili mostre d’arte di amici a Berlino a cui non sai che dire quando ti chiedono: che ne pensi?

Berlino appare sempre come una città d’arte. Basta farsi un giro in uno dei suoi tanti e multiformi quartieri, che subito saltano all’occhio una miriade di gallerie spesso confondibili con negozi abbandonati da parecchio tempo.

Dopo svariati anni di vita berlinese capita spesso di essere invitati ad un numero cospicuo di esposizioni, mostre e performance artistiche di amici, di amici di amici e di amici di amici di amici. Questo lascia supporre due cose: che uno abbia parecchie conoscenze artistiche o più semplicemente che questa città permetta un po’ a tutti di esprimere i singoli e personalissimi impulsi creativi.

Primo caso: la mostra di quadri/illustrazioni/sculture

Questi impulsi vengono generalmente manifestati nelle quattro mura di una sala espositiva qualunque – sia essa un atelier o un garage – dove spesso ogni tanto  si rimedia anche un bicchiere di vino e qualche stuzzichino per intrattenersi. O meglio per riempirsi la bocca e trovare un diversivo quando viene posta la fatidica domanda: “Allora cosa ne pensi?”. “Gfffgg…mi piace molt..fgrff… Scusa, forse non dovrei parlare con la bocca piena, torno subito. Il tempo di mandare giù questo tramezzino!”.

Siete consapevoli che quel momento imbarazzante è dietro l’angolo, quello in cui davanti all’originalissimo collage di bizzarri personaggi dalla testa canina vi viene svelato a mo’ di segreto di Fatima: “Sai, quello è davvero il cane dell’artista!”. E voi restate lì a sorseggiare imbarazzati un calice di vino cercando di manifestare la vostra espressione più meravigliata e compiaciuta.

Secondo caso: le performance artistiche

Tutti, almeno una volta, sarete stati trascinati ad un vernissage in cui, nel bel mezzo di uno sbadiglio ed una conversazione sugli agenti atmosferici berlinesi, qualcuno si spoglia. È necessario chiarire subito che la vita teutonica alza molto la soglia personale dello scandalo, dopo un paio di estati passate nei parchi berlinesi. Non sono certo le nudità gratuite a lasciare perplessi, bensì quelle che vengono spacciate per arte.

Sapevate fin dall’inizio che non dovevate fidarvi dell’ennesimo invito, che non dovevate cascarci, ma ci siete andati lo stesso. E siete lì che cercate un angolino poco illuminato per evitare che lo sconcerto si palesi in maniera troppo evidente sul vostro volto, quando ad un certo punto – accompagnato dal ritmo sincopato di un tamburo – scende dalle scale un uomo di piccola statura interamente coperto da un velo nero che parte dalla testa, a mo’ di “Madonna dell’Addolorata”. Vi staccate per un attimo dalla parete col sopracciglio destro inarcato, per dare un’occhiata a cosa stia accadendo e perché tutti abbiano smesso di parlare, e a quel punto l’omino vestito di nero è già al centro della sala. Con fare da danzatore tribale inizia a muoversi, spostando prima la gamba destra e poi quella sinistra, accompagnandosi con un gesto della mano che solleva il velo, mostrando in toto a noi spettatori le sue ciondolanti pubenda. Poi, come se nulla fosse, soddisfatto della sua performance, risale lentamente le scale per poi sparire dietro una tenda. Ed è in questi momenti che nel vostro cervello si fa largo una domanda: perché??

Terzo caso: le performance artistiche con l’amico dj

Per non parlare poi di quella volta che siete andati alla serata del vostro amico dj. Siete in qualche modo preparati al fatto che sarà una serata particolare, perché sapete che il genere musicale sperimentale abbraccia un po’ tutto. Ma di certo non potete immaginare cosa stia per accadere quando vedete salire sul palco una donna con il volto ricoperto da una parrucca nera. Il rimando alla locandina di un film horror giapponese di serie “D” è troppo facile, ma lungi da voi il pensiero che sotto l’accappatoio sia totalmente nuda. I dubbi si affollano nel vostro ennesimo calice di vino, quando la suddetta donna imparruccata comincia a sollevare una grossa busta di plastica impolverata e a passarsela sul viso e sul corpo. La domanda è sempre la stessa: perché??

Siamo tutti d’accordo sul fatto che il corpo umano di per se sia delle più grandi forme dell’arte finora inventate, ma forse quest’informazione potrebbe sconvolgere qualcuno: ne siamo tutti forniti. Se volete vedere un corpo nudo, non c’è nemmeno bisogno che vi allunghiate fino a Schlachtensee, in questo giornate di sole vi basta andare al parco sotto casa che qualcuno che si spoglia già lo si trova. Se poi proprio non si ha voglia di uscire di casa e si sente l’impellente necessità di ammirare un corpo nudo, anche se non sarà il massimo, ci si guarda allo specchio. La nudità, in un’epoca in cui è resa fruibile da un semplice colpo di touch screen, se non accompagnata da una spiegazione condivisibile è almeno necessario che parta da un’idea chiara al performer stesso. La semplice nudità, oggi come oggi, è diventata banale.

L’arte berlinese degli ultimi tempi, e l’arte e in generale, sembra essere diventata una gara alla stranezza, una competizione in cui partecipanti si sfidano a colpi di astrusa banalità. C‘è da domandarsi se l’arte ormai così demolita, sfasciata, mortificata al punto tale da non avere nemmeno più un appiglio per essere chiamata tale, possa finalmente ritornare lì dove ebbe inizio: in una caverna, realizzata con colori rudimentali, usando semplicemente le dita, e guidata dall’impulso di mostrare agli altri qualcosa di meraviglioso che potesse sorprenderli.

Considerazione finale

La prossima volta che qualcuno vi inviterà ad una mostra, valutate la possibilità di andare invece a fare una passeggiata nei parchi, in questa città dove l’imitazione del bello della natura fallisce spesso nei suoi tentativi di mimesi. Del resto, purtroppo, non sempre è vero quanto diceva Theodor Adorno ovvero che “L’arte è magia liberata dalla menzogna di essere verità.

Vedi anche: Foto assurde che puoi vedere solo sulla metro di Berlino 

Mariarca Guglielmo

Una napoletana atipica a cui piace il freddo e il rumore della pioggia. Con la passione per la cucina, la fotografia, il reiki e tutto ciò che richieda creatività. Resto spesso nel mio mondo, mi sono sempre sentita come in una bolla di vetro, quelle che quando le capovolgi scende giù la neve.

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