Mute, lo sci-fi thriller berlinese diretto da Duncan Jones e dedicato a papà David Bowie

Duncan Jones

Nell’ultimo film di Duncan Jones, dedicato alla tata che lo ha cresciuto e a suo padre David Bowie, il futuro è un “raccoglitore” di emozioni e frammenti del periodo passato con papà Bowie a Berlino.

Una Berlino distopica del 2052 popolata da ragazze dai capelli blu e spogliarellisti dalla sessualità ambigua… non stupisce che Duncan Jones, figlio di David Bowie (aka David Robert Jones) abbia scelto una tale ambientazione per il suo ultimo film, Mute, un noir thriller nel quale un futuro distopico che rimanda alla società post apocalittica di Diamond Dogs incontra le atmosfere del berlinese “Heroes”, il tutto condito da scorci e scenografie alla Blade Runner. Il futuro di Mute è però in realtà un ricettacolo di ricordi del passato: tracce della Berlino vissuta da David Bowie alla fine degli anni ’70 prendono una forma fantascientifica e vengono declinate da un’emotività piuttosto cupa. «Sì, ci sono tanti ricordi in questo film. Ha un sapore molto nostalgico per essere un film così recente», ha commentato Duncan Jones in un’intervista rilasciata a Empire. «C’è un gran numero di omaggi nel film», continua il regista. «Girando a Berlino e pensando a tutti i ricordi che mio padre aveva di quella città mi è sembrata la cosa più giusta da fare in quel momento. È il mio personale omaggio a papà, in un certo senso».

Duncan Jones a Berlino nel corso degli anni

La scelta di ambientare e girare Mute a Berlino è stata in un certo senso naturale per Duncan Jones, che nella capitale tedesca ha vissuto per qualche tempo nel periodo tra il ’76 e il ’78 in cui suo padre si era trasferito nella Hauptstrasse 155 con Iggy Pop. Nell’intervista a Empire, Jones spiega: «Abbastanza presto, non appena le restrizioni di budget non hanno più costituito un problema, la prima città nonché la più ovvia in cui andare a girare per me era Berlino, che è una città della quale ho ricordi personali, risalenti ai tempi in cui era una sorta di isola in mezzo alla Germania dell’Est. In seguito sono tornato a Berlino più volte e, anche se il Muro non c’è più, penso sia ancora un posto unico, dove culture diverse entrano in collisione in un certo senso, il che la rende una città molto attiva, vivace e interessante». Gli interni di Mute sono stati girati presso lo Studio Babelsberg, gli esterni per le strade di Berlino. Duncan Jones racconta come le architetture e la peculiare struttura urbanistica della città, fatta di vuoti, contrasti e sovrapposizioni, si siano prestate particolarmente ad accogliere la  visione di una città futuristica. Del resto, Berlino stessa talvolta sembra uscita da un film di fantascienza: «Non so se avete presente il palazzo della ICC: sembra una navicella spaziale di Battlestar Galactica appena atterrata in città. Lì abbiamo girato sia esterni che interni – all’interno sembra un set di Kubrick» ha raccontato Jones a IGN.

Duncan Jones
© Keith Bernstein / Netflix

Il mondo di Mute tra citazioni e omaggi alla Berlino di David Bowie

Il film è dedicato a David Jones e alla tata scozzese del regista, Marion Skene, morta appena un anno dopo il grande musicista britannico. Ma al di là di dediche esplicite, nel corso di Mute sono disseminati riferimenti e omaggi alla vita e alle opere di papà Jones, sin dalle primissime scene del film. Il protagonista Leo (interpretato da Alexander Skarsgård) ci viene presentato per la prima volta (se escludiamo il flashback iniziale) mentre nuota in una piscina in mezzo a un tripudio di delfini digitali: e subito i versi “I, I wish you could swim, like the dolphins, like dolphins can swim” riecheggiano implicitamente nelle orecchie degli spettatori. Risuona invece sonoramente, qualche minuto dopo, la “Heroes” Symphony di Philipp Glass, ispirata a “Heroes”, unico album veramente berlinese della famosa trilogia di Bowie. Ai più esperti non sfuggirà inoltre che il personaggio di Cactus brandisce più di una volta nel corso del film un “coltello Bowie” e che il night club Foreign Dreams, dove lavora il protagonista e si esibiscono drag queens e robot, potrebbe rimandare al club underground berlinese gestito dalla transessuale Romy Haag e frequentato assiduamente da David Bowie. Moss Garden, una delle tracce strumentali di “Heroes”, allieta la cena di una gang criminale in un tranquillo ristorante, e contribuisce ad avvolgere lo spettatore nelle atmosfere di una Berlino passata. Nel corso di un inseguimento tra auto e mezzi di trasporto volanti, scorgiamo rapidamente le strade della Berlino futura e sfrecciamo accanto alla stazione U-Bahn Bülowstrasse, non distante da dove Bowie e Iggy Pop vivevano quarant’anni fa… tanto che viene da chiedersi – a tratti – se Mute sia ambientato una manciata di decenni nel futuro o, piuttosto, indietro in un passato permeato di melanconica mancanza.


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Foto di copertina: © Keith Bernstein / Netflix

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