Non puoi vivere a Berlino se non hai letto di Herr Lehmann e dei suoi anni ’80

di Marina Matarrese

Il signor Lehmann rimase lì, circondato dal fragore del traffico. Si sentiva svuotato. Non aveva voglia di andare a casa. Non c’era nessuno ad aspettarlo, a parte un paio di libri ed un letto vuoto. Forse dovrei comprarmi sul serio una televisione, pensò. O farmi una bella vacanza. A Bali con Heidi. Oppure in Polonia. O forse dovrei cambiare vita di brutto. Oppure bermi ancora un goccetto da qualche parte, pensò.
Io comincio ad andare, pensò. Il resto, bene o male, verrà da sé.

Fino al 2001 Sven Regener era conosciuto solamente come musicista. Dopo aver studiato Scienze musicali nella sua locale Brema e poi a Berlino, da metà anni ‘80 aveva messo sù a Kreuzberg una band dal nome Element of Crime con la quale incise alcuni album fino al 2001, quando con la pubblicazione del suo primo romanzo divenne a tutti gli effetti uno scrittore “professionista”. Quel romanzo fu un successo, il titolo era (ed è) Il signor Lehmann (Herr Lehmann il titolo originale), fu edito nel 2003 in Italia da Feltrinelli ed ad oggi è uno dei libri più apprezzati da chi vuole saperne di più della vita nella Berlino Ovest della fine degli anni ‘80, prima della caduta del muro.

E’ la Berlino ovest dell’ottantanove, a pochi mesi dalla caduta del muro.  Il signor Lehmann (che tutti si ostinano a chiamare così) è arrivato alla soglia dei trent’anni riuscendo a evitare tutte le richieste d’impegno che gli gravitano intorno, dai genitori agli amici passando per le donne. Trascorre la sua vita tra il bar in cui lavora e altri bar in cui è solito passare le ore notturne assieme ad altri suoi amici più sbandati di lui, alla ricerca di obiettivi nella vita che ancora non riesce ad identificare. E’ un personaggio emblematico per capire un senso di disorientamento che, forse, si è trascinato, seppur con forme e contesti diversi, fino ai giorni nostri qui a Berlino. Manca una storia forte, il protagonista è un osservatore quasi esclusivamente passivo di azioni e personaggi che gli si svolgono intorno, e tra di loro il più interessante è senza dubbio il suo migliore amico ovvero Karl, una persona forte, stabile come una roccia, colui che apparentemente non ha mai nessun dubbio, ma anche dotato di tanta ironia. Karl all’improvviso sbrocca, va fuori di testa, non riesce a sostenere il peso della realtà, un po’ come quel muro che di lì a poche ore sarebbe venuto giù. Il signor Lehmann rimane quasi impassibile davanti al crollo sia dell’amico che di quel muro che per quasi quarant’anni aveva diviso la città e che viene abbattuto proprio alla vigilia del suo trentesimo compleanno. La sua reazione? Un altro goccetto ed una passeggiata per andare a vedere che sta succedendo in città, nulla più. Ho letto Il signor Lehmann quando ancora percepivo la città di Berlino come una chimera lontana, prima di trasfercimi, e quel senso di lontananza ancora lo percepisco ora, ma per altre ragioni: la Berlino di questo libro infatti, piena di baretti senza pretese, un po’ bettole e un po’ bar sport, non esiste più, si è trasformata troppo. Nel 2003 Leander Haußmann ha diretto la versione cinematografica di Herr Lehmann, con un tono più ironico rispetto al testo di partenza,  rendendo, a mio parere, benissimo la leggerezza dei personaggi e ricostruendo un’atmosfera berlinese che mi ha fatto morire di nostalgia. Quanto avrei desiderato vivere a Berlino in quegli anni quando tutto sembrava possibile e nessuno aveva voglia di preoccuparsene”.

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