«Non tutti i datori di lavoro italiani in Germania sono brutte persone»

di Alessio Ferraro

Leggo spesso su forum online che i ristoratori italiani in Germania riportano oltre confine modalità di assunzioni e pagamento che, soprattutto chi emigra, sperava di lasciarsi alle spalle. Turni non pagati, contratti inesistenti, condizioni vessatorie e spesso anche ricattatorie quando si tratta di vedersi semplicemente retribuiti i propri sforzi. Non è il mio caso. Sono di Siderno, provincia di Reggio Calabria, ho 22 anni e un diploma da odontotecnico. È questo che avrei voluto fare nella mia vita lavorativa, fin dall’inizio. In Calabria ho domandato personalmente in diversi laboratori se potessero permettermi di fare un po di pratica, giusto per aggiungere quella famosa “esperienza” che tanto viene richiesta ma che nessuno ti permette di fare. Avrei lavorato anche gratuitamente, ma nemmeno questo è stato possibile. Ho cominciato così ad organizzare il mio trasferimento in Germania.

Ho chiesto in giro, fatto ricerche, mi sono documentato ovunque e con scrupolo, cercando di avere tutte le informazioni che si possono avere in anticipo su di un luogo. Leggevo di tanti italiani delusi dal trasferimento in Germania, di sfruttatori e sfruttati, ma cominciai a pensare che io ce l’avrei fatta nonostante tutto e tutti, con tanta buona volontà È stata una preparazione al trasferimento non solo logistica, ma anche mentale. Sapevo che non sarei andato a fare l’odontotecnico, che mi sarei dovuto dedicare prima ad altro, qualsiasi altro, per avere il tempo di apprendere prima di tutto la lingua, ma mi sembrava una scelta obbligata. Solo poco prima che partissi fui contattato da un laboratorio. Mi disse che, forse, ci sarebbe stata la possibilità di fare un po’ di pratica. Peccato che fosse a 100km da dove abitavo io. Anche in questo caso sarebbe stato un lavoro gratuito o al massimo per un paio di centinaia di euro, una cifra che non mi sarebbe mai bastata per coprire anche solo gli spostamenti o l’eventuale affitto di un’abitazione nelle vicinanze. Ammetto che, nonostante non fosse conveniente, avrei cercato il modo per accettare questa proposta, ma la mia mente era già in Germania, tutto era pianificato. Avevo lavorato tutta l’estate in Italia come cameriere e banconista per mettere dei soldi da parte e potere partire sostenendomi almeno i primi mesi senza avere l’acqua alla gola. Rifiutai quindi anche solo quel sondaggio. La mia meta era Heidelberg,  città molto carina del Baden-Württemberg che avevo già visitato e in cui abita da qualche anno una mia giovanissima zia, ancora studentessa).

Arrivato ad Heidelberg non avevo idea di quanto tempo avrei dovuto attendere prima di trovare un lavoro, in che condizioni avrei vissuto e per quanto tempo. Di tedesco conoscevo giusto qualche parola e i numeri. Ho cominciato a chiedere in giro. Dopo una settimana un amico di mia zia mi suggerì con un signore italiano che cercava personale per una pizzeria/paninoteca/panineria di nuova apertura, Peppino. Mi trovai davanti una persona gentilissima con una famiglia altrettanto amorevole. Ci accordammo subito. Registrò la mia residenza e il mio contratto. Lavoro un numero di ore “umane” e con uno stipendio di cui non posso assolutamente lamentarmi. Non solo. Mi ha aiutato a trovare un appartamento nel centro della città dove ora vivo da solo e si è già offerto a darmi contatti ed assistenza a trovare in futuro una posizione nel campo in cui ho studiato, l’odontoiatria, appena avrò imparato il tedesco. Quando me lo ha detto, la prima volta, mi si è sciolto il cuore, come se la mia vita stesse arrivando da qualche parte, ad un traguardo che in Calabria non avrei nemmeno osato sognare…

Adesso è da un mese che lavoro per lui, da 2 settimane che abito da solo e sia per Natale che per capodanno sono stato amorevolmente invitato a casa sua e insieme a tutta la sua splendida famiglia…Che dire…da ciò che leggevo dalle persone che erano partite prima di me pensavo che il peggio dovesse ancora arrivare,che i miei primi anni qui sarebbero stati un inferno, mentre adesso quasi mi commuove rendermi conto che l’inferno era ciò che vivevo prima! Una vita senza certezze in cui è più facile perdere il buon senso che trovare la propria strada…Sono calabrese, adoro il mio mare, le spiagge, il sole, il cibo, ma non si vive solo di questo…Va bene per le vacanze, ma non per avere un futuro dignitoso. Sarà che sono capitato in una città particolare, Heidelberg è una cittadina universitaria davvero bella e vivace, ma fin qui ho trovato quasi esclusivamente tedeschi solari, socievoli e molto gentili. Quindi che la gente sia solare solo al sud Italia non posso confermarlo vivendo qui…Attenzione, non mi piacerebbe far pensare che “sputo nel piatto in cui ho mangiato”, ma in Italia, mi sono sentito fermo anche se ce l’ho messa tutta. Sono in Germania da poco e per questo so che ancora non sto sfruttando nemmeno la metà di ciò che potrei sfruttare, qui sento però che il “voler fare” e il “poter fare” diventano quasi sinonimi se gli si somma l’impegno. Non so cosa mi riserverà il futuro, ma il presente mi ha dato un entusiasmo che non avevo e che, forse, in Italia, non avrei mai avuto. Purtroppo.

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Alessio e Peppino ad Heidelberg

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