Oh Berlin…Ovvero un giorno d’estate al Tempelhofer Feld

Oh Berlin

Who could think they would find you by just looking.

Oh Berlin

How many of us hide in you.

Oh Berlin

To think I could know you by your name

Oh Berlin – U2, Achtung Baby, 1991

Mi accoglie con l’accenno di un sorriso. Di un secondo, ma scalda. Inizierò da lei.
Posso chiederti un consiglio? Sono nuova a Berlino.

Risulto spesso impetuosa. Devo rallentare per comunicare con lei?

Ti viene in mente un posto qui intorno per una mattinata tranquilla. Qualche angolo che ti piace?”

Senza troppe smancerie la barista mi passa il caffè e suggerisce Templehofer Park. Non è sorpresa né infastidita dalle mie domande. E io aggiungo:

Vorrei scriverci un articolo. Hai qualche ricordo legato al parco, qualcosa che ti è successa mentre eri li?”.
“E’ un posto dove vado a rilassarmi. Non succede niente li. Mi piace per questo.”

Dopo un caffè che non è caffè, esco dall’ “imperdibile café-bar” di Neukölln. L’ampia strada puntellata di negozi, contiene un viottolo che si allunga dentro a un bosco. In un centinaio di metri sono al cancello del luogo dove non succede niente. Davanti ai miei occhi si srotola una prateria. Cinque skateboarder. Un uomo che fa jogging su una corsia asfaltata. Due bici. Prati. Tre strati di cielo. Ma riuscirò a trovare i segreti della felicità berlinese in un giorno qui? Lo so: Cercherò sette motivi per essere felici a Berlino. Come i sette peccati capitali e le virtù. L’editore riceverà il pezzo “ sexy” che desidera. E i lettori radical chic troveranno anche un legame concettuale con il pezzo di Kurt Weill’s e Bertolt Brecht’s

Oh, il castano, con le gambe accavallate, sembra il nastro più appropriato da tagliare per inaugurare il tour della felicità. Ha un pizzetto molto affascinante, effettivamente. Sta parlando con il suo amico dell’homo cooperans 2.0 e di economie dal basso. Un intellettuale! E troppo di sinistra per essere scortese con me e io oso chiedere se visitano spesso il parco.
“No, veramente”

Stava muovendo la gamba nervosamente pure prima che io arrivassi? In ogni caso insisto intrepida:
Come mai siete qui oggi? Chi ha avuto l’idea?”

L’uomo affascinante si tira su con la schiena e dalla sdraio inizia la lezione:

La nostra amicizia si basa su chiacchierate e camminate. Il mio amico oggi ha proposto di venire qui in modo da chiacchierare e camminare tranquilli –anche se siamo seduti ora- senza paura di essere interrotti… – ehm”.
“ Certo…”

Mi appunto mentalmente il primo “punto” sulla felicità- un uomo con un pizzetto affascinante e un accento di Oxford su una sdraio, per l’ appunto! No, seriamente, la felicità può consistere nel discutere e camminare con un caro amico in un immenso parco.

Punto 1 e 2. Il complice dell’uomo con il pizzetto affascinante aggiunge che nel 2014 la gente ha votato contro gli speculatori che volevano costruire appartamenti nel parco, loro- dei berlinesi- dal 2009, da quando l’aeroporto era stato chiuso. E poi mentre punta il dito verso i pezzetti di terra coltivata:
Troverai alcune delle persone più attive nella protesta lì.

Cammino lungo ettari di terra pianeggiante ammirando gli uccelli che sfrecciano nervosamente nel cielo grigio blu, sotto una coperta spessa di nuvole, poggiata sui piani più alti della volta “celeste”.

Ma come faccio a trovare la felicità urbana in una città in continua trasformazione, senza un centro, con kili di targhe commemorative e di ombre di edifici che furono? Mentre mi congedo dai due, ammetto a me stessa che era più semplice trovare una tragedia al giorno, quando mi occupavo di cronaca nera.

Mio malgrado, improvvisamente, mi ritrovo dentro una bolla verde, intensa. Oh mi piace.

Punto 3: gli orti urbani. Sotto una tenda noto un altro uomo di trenta e più anni, forse quaranta. Ma sono io che intercetto solo questi tipi? O i berlinesi li producono solo di codesta taglia? Ed è questo forse uno degli ingredienti per la felicità di questa città?

Punto 4. Sono sicura che questo giovane sia fissato con gli squat. Ha lo sguardo intelligente, però. Deve essere un genio creativo. Il suo dito gioca con la chiusura dello zainetto. Che darei per sbirciarci dentro! Ne tirerà fuori un manuale di ingegneria? Forse è venuto a Templehofer per assorbire l’energia dei fratelli Wright che da qui hanno entusiasmato i berlinesi con il loro primo aereo artigianale. O sta immaginando come sarebbe stato decollare da queste piste, circondate da palazzi, per un pilota della Lufthansa? La felicità si nutre anche dell’immaginazione e del ricordo della storia di una città. Mentre prendo appunti sul numero 4, il genio dell’ingegneria si alza. Lo inseguo con eleganza tra 3 piante di pomodoro, banane, 11 girasoli, 2 sedie, 5 bici poggiate sulle canne, 4 zappe. Sarà meglio togliere i sandali bordeaux per corrergli dietro? Si gira. Mi fermo per riprendere fiato. Mi lancia un’altra occhiata intensa e rapidissima. Poggia lo zaino a terra, tira fuori uno skateboard e decolla. Ecco un altro ingrediente per la felicità. E di sicuro non per la mia autostima.

Punto 5: la felicità urbana si può trovare nello sport. E negli inseguimenti bucolici.

Il genio sportivo sexy si allontana tra gli orti urbani e l’area volatili. C’è addirittura un prato riservato alle allodole, in modo che nidifichino indisturbate. Se avessi più tempo andrei a controllare come stanno, protette da quel nastro rosso. Forse avere spazio per riprodursi è un punto essenziale. E questa città offre pure quello: n.6.

A proposito di punti. Ma è un arbitro di tennis quello? Accovacciato su uno sgabello, capelli lunghi biondi, pantaloncini da sportivo. Lo devo intervistare per formulare l’ultimo punto sulla felicità urbana a Templehofer Park. Sta comunicando in spagnolo con qualcuno. In un marcato accento tedesco dice che è orgoglioso di conoscere questo parco da molto tempo, da quando era un aeroporto nel centro della città:

Penso sempre ai proprietari delle case qui intorno che vivevano in mezzo al frastuono. Era il terzo scalo europeo! E ora hanno questo gioiello.

Emergo da dietro una pianta di pomodori, con il mio vestito verde, e mi inserisco nella conversazione, chiedendo informazioni sull’enorme edificio nel lato opposto. L’arbitro da tennis metrosexual dice che era una fabbrica di armi e un campo per i lavori forzati, nel periodo nazista. Oggi ospita richiedenti asilo. Ridendo mi apostrofa:

“Dopo un digiuno i sapori si intensificano. Prova a pensare a come ti senti dopo una dieta.
Il mio fisico morbido si sente offeso ma con un sorriso falsamente accondiscendente rispondo:

Di solito la dieta è una scelta. Loro non hanno potuto scegliere di frequentare questo posto, né allora né ora.

Ma l’arbitro si riferiva in senso lato alla felicità dei vicini e di chi abita qui intorno? E’ legata alla trasformazione. Alla resilienza. E pure i richiedenti asilo mi potrebbero raccontare di felicità post traumatica? Mi sa che il n.7 è uno spunto vasto e multi- strato, come il cielo sopra questo parco. L’arbitro non è stato delicato nei miei confronti. Forse la felicità a Berlino si basa anche sull’essere bruschi e diretti. Senza fronzoli. Crudezza saporita. Uno scontro tra nuvole lo fa saltare giù dallo sgabello. Cerco un rifugio anche io, mentre penso ai proprietari delle case del circondario. Dove si ferma la loro memoria? E quando si svegliavano con i rombi degli atterraggi e dei decolli, pensavano al Nazismo? O agli anni ’60, quando Marlene Dietrich usava le scalette degli aerei come un tappeto rosso? Ma la felicità è costruire i propri ricordi rimuovendo ciò che provoca dolore?

Trascorro la serata al bar di Templehofer Park a ordinare la mia lista. Wim Wenders ha girato nel parco scene di “ Il cielo sopra Berlino”. Ha descritto l’invisibile concentrandosi su dettagli terreni. Ed è stato ispirato dalle ferite della città, dalle sue assenze. Oh, ho più di sette punti sulla felicità a Berlino, senza averne assaporato i peccati! Dovrei scrivere un manuale, invece di 700 parole. Basta parlare con la prima persona che svela lampi di felicità, chiedergli di un posto che gli piace e il viaggio inizia. Se chiedi ad una donna poi, sicuramente, ti indicherà un posto pieno di uomini. Ossessionata com’è dal giornalismo multimediale, la mia capa creerebbe una app per trovare la felicità urbana. Le proporrò un altro pezzo.

Quando la pioggia si ferma, annuso rinnovamento, rinascita. Ne riconosco il profumo. Pure la visione è niente male: è il genio sportivo e sexy di stamattina che si avvicina al bar? Taccio. Solo una sbirciatina. E lui non guarda solamente, mi sorride e alza il bicchiere verso me. Dopo l’ultimo sorso, si avvicina al mio tavolo e mormora:

Forse ti ho visto stamattina sai. Sono nuovo qui. C’è qualcosa di interessante stasera in zona?”.
Rispondo trattenendo l’adrenalina che potrebbe trasformarsi in logorrea. Concedo solo un accenno di sorriso Non troppo prolungato o slabbrato, solo un secondo. Ho imparato. Oltre ai segreti per la felicità ho assorbito regole di socializzazione e seduzione berlinese oggi:
No, no, non succede niente qui.”

Oh! Il genio sexy e sportivo strabuzza gli occhi con una smorfia. Non ho detto la frase giusta? Ma sta andando via con il suo skateboard e una busta di plastica dietro le spalle- per proteggersi dalla pioggia- come un principe?

Oh Berlin…

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racconto precedentemente apparso su Viaggi e Abbordaggi

Photo: ©Laura Di Pasquale

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Laura Di Pasquale

Antropologa riccia, conduco ricerche su mobilità e diritti umani e cerco attimi di bellezza nell'inaspettato. Mi racconto su viaggieabbordaggi.wordpress.com e tavolta in corti documentari anche ironici

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