«Per l’omicidio di mio fratello Domenico a Monaco nel 2013 ancora oggi totale disinteresse»

Domenico Lorusso

«Sono passati quattro anni e non è cambiato nulla. L’omicidio di mio fratello Domenico rimane un caso irrisolto. Non mi resterebbe che la rassegnazione, ma non posso smettere di sperare».

Queste sono le parole amare di Paolo Lorusso, avvocato penalista a Potenza e fratello maggiore di Domenico, il giovane italiano ucciso il 28 maggio 2013 a Monaco di Baviera per mano di un omicida di cui ancora non si conoscono volto e generalità. A distanza di un anno dall’ultima intervista, ricontattiamo Paolo per informarci sullo stato delle indagini. Dopo quattro anni le speranze di identificare il colpevole sbiadiscono sempre più, anche per chi come Paolo non vuole arrendersi: «Ne ero già convinto anni fa e il tempo mi sta dando ragione. La verità è che al momento non sappiamo cosa fare, perché finora i nostri sforzi sono stati vani. Dobbiamo sempre sollecitare aggiornamenti alle autorità, ma quello che ci amareggia di più è il totale disinteresse delle istituzioni italiane che si limitano ad avvisarci quando viene pubblicato un articolo sul caso» ci spiega Paolo al telefono. Quando fu ucciso, Domenico aveva soltanto 31 anni. Era un cittadino modello, un ingegnere informatico che si era trasferito a Monaco per ragioni di lavoro. L’omicidio fu del tutto immotivato: Domenico venne ucciso solo per aver chiesto spiegazioni a uno sconosciuto che aveva sputato in viso alla sua fidanzata.

Il fatto

Monaco di Baviera, martedì 28 maggio 2013, ore 22:00. Domenico Lorusso (31 anni) e la fidanzata (28 anni) pedalano sulla pista ciclabile che costeggia il fiume Isar, su Erhardtstraße, nel centro della città, e procedono in direzione del ponte Ludwigsbrücke. All’altezza dell’Ufficio Brevetti Europeo (Europäisches Patentamt) la coppia incrocia un uomo a piedi vestito di scuro. Senza alcuna ragione lo sconosciuto sputa in viso alla ragazza. Domenico non si accorge immediatamente del gesto, poiché precede la fidanzata di qualche metro. Ma appena ne viene informato fa retromarcia in direzione dell’uomo, con l’intenzione di chiedergli spiegazioni. Alla richiesta l’uomo reagisce estraendo un coltello e colpendolo più volte. La fidanzata assiste al fatto a una distanza di circa 50 metri. L’aggressore si dirige a piedi verso il ponte Corneliusbrücke e scompare. Alla vista di Domenico che si accascia, la ragazza si precipita a soccorrerlo. Passanti e automobilisti si fermano per prestare aiuto. Domenico arriva ancora vivo in ospedale, ma muore poco dopo.

Le indagini

Dell’omicida si diffonde un identikit vago, creato sulla base delle dichiarazioni della fidanzata di Domenico e di un testimone: statura media (1,70 m – 1,80 m), cappotto scuro lungo fino alle ginocchia se non alle caviglie, borsa a tracolla scura. La polizia di Monaco di Baviera riesce a isolare il DNA dell’aggressore grazie alle tracce di saliva rimaste sulla guancia della fidanzata di Domenico e al sangue rilevato sul luogo del delitto, diverso da quello della vittima, prova che l’omicida si è ferito nella colluttazione. Nel giugno 2013 la sezione omicidi della polizia istituisce la commissione speciale Cornelius, composta da 30 membri, per indagare sul caso. In Germania ogni commissione speciale è composta da professionisti di diversi uffici e ha un’operatività limitata nel tempo, legata ai risultati delle indagini svolte. Come riporta Süddeutsche Zeitung, dopo 6 mesi di intense attività (elaborate 600 indicazioni, seguite 500 piste, prelevati 3.200 campioni di saliva, messa una taglia di 10.000 € sul ricercato e sfruttato il canale televisivo attraverso la trasmissione Aktenzeichen XY…ungelöst, corrispondente del nostro Chi l’ha visto), la Cornelius viene sciolta il 30 novembre 2013. I funzionari di polizia responsabili del caso di Domenico Lorusso si riducono prima a 8 e poi a 6. Un articolo datato 29 novembre 2015 riferisce che per questo caso la polizia giudiziaria di Monaco di Baviera ha condotto il più grande test del DNA nella storia della città. Sono state condotte ricerche anche nelle cliniche psichiatriche e negli ospedali cittadini, perché si sospettava che l’aggressore fosse affetto da disturbi psichici. In alcune occasioni si è sperato che il caso fosse sul punto di essere risolto, come quando agli inquirenti è stato segnalato un tassista che la sera del 28 maggio 2013 sembra abbia portato nella zona dell’omicidio una persona simile al profilo dell’aggressore. Il tassista però non è mai stato rintracciato. Nell’aprile 2014 un sospettato si è suicidato nella sua abitazione poco prima dell’irruzione della polizia, ma il test del DNA ha escluso che fosse lui il responsabile. A poco più di un anno fa risale la notizia di un uomo che, invitato dalla polizia di Monaco a sottoporsi al test del DNA, ha aggredito Markus Kraus, capo della polizia criminale. Anche in questa occasione i risultati del test hanno escluso che l’uomo avesse a che fare con l’omicidio. La trasmissione Aktenzeichen XY…ungelöst è tornata a parlare del caso Lorusso nella puntata del 3 agosto 2016: in presenza di Holger Smolinsky, commissario della polizia criminale di Monaco di Baviera, il programma ha ripercorso i fatti con un filmato che ricostruiva la dinamica dell’omicidio invitando chiunque fosse in possesso di informazioni utili alla risoluzione del caso a contattare il programma o la polizia. A seguito della puntata 70 persone si sono fatte vive per fornire ulteriori indizi. Ad oggi nessuno di questi ha però portato al colpevole. I dati della polizia aggiornati al 3 agosto 2016 contano 15.700 persone prese in esame, 800 indicazioni elaborate e 5.700 campioni di saliva prelevati per effettuare test del DNA. L’omicidio dell’Isar, come viene chiamato dai media tedeschi, è addirittura stato d’ispirazione per un episodio di Tatort, celebre serie tv poliziesca della domenica: in particolare si tratta della puntata andata in onda il 23 ottobre 2016 con il titolo Die Wahrheit (La verità). Come riporta Sueddeutsche Zeitung, la polizia di Monaco ha seguito l’episodio in diretta via Twitter, rendendosi disponibile a rispondere a dubbi e domande degli spettatori.

Il rapporto con le autorità di Monaco di Baviera

Racconta Paolo Lorusso: «L’ultimo contatto che abbiamo avuto con la polizia di Monaco risale all’anno scorso, quando ci fu richiesto via Skype il consenso per la puntata di Aktenzeichen XY…ungelöst. In quell’occasione le forze dell’ordine ci invitarono a non dare credito a molti articoli pubblicati sul caso e io chiesi se dall’esame del DNA condotto sulla saliva e sul sangue del colpevole fosse possibile dedurre qualche informazione più precisa sulla sua identità, ma la polizia mi rispose che non era possibile trarre conclusioni di questo tipo».

Il disinteresse delle istituzioni italiane

«Ciò che ci fa più soffrire è il disinteresse delle autorità italiane che si limitano a inoltrarci comunicazioni formali riguardo ciò che viene pubblicato dai media tedeschi, ma noi non abbiamo bisogno di questo, bensì di un segnale che dimostri che c’è ancora volontà di risolvere questo caso. Un anno fa mia sorella ha scritto una lettera al Presidente della Repubblica Mattarella lamentando l’inattività delle autorità italiane: malgrado la mail risulti letta, non abbiamo mai ricevuto una risposta. Questa trascuratezza con cui viene trattata la morte di mio fratello va avanti sin dall’inizio: quando è successo il fatto non siamo nemmeno stati chiamati dal Console e il corpo di Domenico sarebbe rimasto a Monaco se non ci fossimo attivati noi personalmente. E allora ci chiediamo: perché per le sette studentesse Erasmus italiane tragicamente morte nell’incidente stradale del 2016 in Spagna lo Stato si è mobilitato per garantirne il ritorno in patria, mentre per Domenico no? A marzo ho inviato un messaggio per posta certificata al Ministro degli Esteri italiano invitandolo ad attivarsi affinché la polizia di Monaco riformi la Mordkommission, ma anche in questo caso nessuna risposta. È paradossale».

Il futuro

«Come ho sempre sottolineato, non vogliamo impietosire le persone mettendo in piazza il nostro dolore. Davanti a me vedo soltanto canali istituzionali, ma non voglio più ricevere risposte o comunicazioni formali. Ciò che vorrei è che si organizzasse un confronto tra istituzioni, italiane e tedesche, per fare il punto sulle indagini e per verificare se effettivamente è stato fatto tutto il possibile. Dal canto mio, nei momenti di lucidità e di forza psicologica continuerò a scrivere e a sollecitare le istituzioni e le forze dell’ordine. Lo devo alla memoria di mio fratello Domenico».

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Nella foto di copertina: Domenico Lorusso.

Gloria Reményi

Italiana per parte di mamma, ungherese per parte di papà, mi piace definirmi 50/50 a tutti gli effetti. Il mio anno di nascita – il 1989 – ha probabilmente deciso il mio destino berlinese. Mi sono trasferita a Berlino nel 2012 per conseguire la laurea magistrale in "Culture dell'Europa centrale e orientale" e ci sono rimasta. Amo la letteratura, da accanita lettrice e aspirante scrittrice.

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