Perché i nazisti amavano il caffè decaffeinato

In pochi sanno che promuovere le bevande decaffeinate faceva parte della politica statale del Terzo Reich.

I leader del Partito Nazista raccomandavano l’uso del caffè decaffeinato come metodo alternativo alla caffeina, per preservare la sanità della razza ariana. Ai loro occhi, la sostanza era vista come veleno capace di influire negativamente sul quella che per loro era la “razza pura”.

 

Il caffè decaffeinato e la sua storia legata a doppio filo con quella tedesca

Per ottenere il caffè decaffeinato, si estrae la caffeina dal chicco di caffè ancora crudo e successivamente si tratta con processi analoghi a quelli utilizzati per il caffè normale. Per secoli, chi voleva evitare i nervosismi dati dalla caffeina, sostituiva la bevanda con intrugli amari ottenuti dalla cicoria. Fu nel 1905 che, a Brema in Germania, Ludwig Roselius, figlio di un assaggiatore di caffè, scoprì un metodo per produrre una versione gustosa e senza caffeina della bevanda.

Come molte invenzioni, la storia del caffè decaffeinato è un po’ farraginosa- riporta Atlasobscura. Secondo il libro “100 Years of Kaffee HAG”, Roselius collegò la morte di suo padre all’uso eccessivo di caffeina e inventò scientificamente il decaffeinato. L’obbiettivo era salvare altre persone da questa tossicodipendenza. Secondo una seconda versione, fu una scoperta casuale: Roselius avrebbe ricevuto un carico di chicchi da una nave inondata di acqua di mare. Per non gettare l’intera scorta, Roselius e alcuni suoi colleghi hanno analizzato e assaggiato i chicchi, scoprendone un sapore quasi inalterato con un solo leggero retrogusto salato di acqua di mare. L’acqua però aveva lavato via la caffeina. Quale sia la versione veritiera non si sa, ma Roselius e i suoi colleghi brevettarono il processo di decaffeinizzazione a Brema nel 1905. L’anno successivo lo stesso Roselius fondò l’azienda Kaffee Handels-Aktiengesellschaft, meglio conosciuta come Kaffee HAG. L’azienda commercializzava il decaffeinato come prodotto di lusso in Germania. Presto fu venduto in tutta Europa e dopo la Prima guerra mondiale arrivò anche negli Stati Uniti.

I nazisti contro gli stimolanti

Il caffè decaffeinato trovò un pubblico particolarmente solidale: i leader del Terzo Reich. Infatti, durante gli anni ’20 e ’30, Roselius adattò il marketing dell’azienda alla Repubblica di Weimar. Pubblicizzò la bevanda come un prodotto salutare e adatto a chi svolgeva attività fisica. «Il delizioso Kaffee HAG, protegge il cuore e i nervi», recitava una pubblicità dell’azienda raffigurante un uomo snello in tenuta da pilota. Non è una novità l’attenzione che impiegavano i nazisti alla salute del corpo, esaltandone il culto. “La filosofia di vita sana” di quegli anni, come sostiene Corinna Treitel, professoressa di storia alla Washington University di St. Louis, sconsigliava l’uso di stimolanti come lo zucchero raffinato, l’alcool, il tabacco, la carne e la caffeina. Questa filosofia ha influenzato la politica di salute pubblica del regime nazista. Quindi, gli esperti nazisti della salute erano sostenitori delle crociate contro questi stimolanti. I nazisti credevano sinceramente che era loro dovere e responsabilità non solo proteggere la salute dei singoli tedeschi, ma la salute dell’intero popolo tedesco come biologica entità razziale.

Il decaffeinato: una bevanda “pubblicizzata”

Un manuale della gioventù hitleriana del 1941-scrive lo storico Robert Proctor- affermava che soprattutto per i giovani, la caffeina era un veleno in ogni sua forma. L’uso del caffè decaffeinato era invece incentivato. È in dubbio che il Nazismo abbia avuto un’influenza determinante sul successo del caffè decaffeinato. Il prodotto era infatti considerato di lusso e quindi accessibile a pochi. In più le analoghe campagne anti-fumo fallirono considerevolmente. Non è chiaro se l’azienda Kaffee HAG abbia supportato la linea politica del partito nazista o meno. Lo storico Gideon Reuveni scrive in suo libro che Kaffee HAG pubblicizzò il suo caffè decaffeinato nel 1932 con lo slogan «Chiunque beva Kaffee HAG è caro e importante per noi. Quale affiliazione o credo politico abbia è per noi completamente irrilevante». In un suo libro S. Jonathan Wiesen, professore di storia all’Università dell’Illinois Meridionale, traccia la relazione simbiotica tra Kaffee HAG e il regime nazista. Si riferisce ad una serie di articoli pubblicati dall’azienda, su un quotidiano interno. Wiesen scrive che nel 1937, durante un festival che celebrava le grandezza del popolo nazista, si serviva caffè decaffeinato. Kaffee HAG ha anche servito Kaba, la sua bevanda al cioccolato, a 42.000 membri della Gioventù Hitleriana al Rally di Norimberga nel 1936. Lo stesso Roselius avrebbe dunque sostenuto Hitler. «L’attenzione di Roselius e della HAG alla salute e alla bellezza del corpo, ha trovato campo fertile in uno stato votato alla purezza economica e, soprattutto, razziale» afferma Wiesen.

La beffa

Ironia della sorte fu così che Hitler e altri membri del Partito Nazista, vennero inconsapevolmente giorno dopo giorno avvelenati. L’allora processo brevettato da Roselius per la decaffeinizzazione del caffè lasciava infatti tracce di benzene : un idrocarburo potenzialmente tossico per l’uomo. Mentre i nazisti consideravano ideologicamente vietata l’eccitazione proveniente da una tazza di caffè non decaffeinato, Norman Ohler scrive in Blitzed che, nella Germania nazista, s’incoraggiava il popolo ariano a fare uno spuntino con dei cioccolatini “corretti con la metanfetamina”. Lo stimolante ha contribuito forse ad aumentare la produttività, ma non si conoscevano i suoi effetti negativi. « La raccomandazione era di mangiare da tre a nove di questi snack » – scrive Ohler- con l’indicazione che erano, a differenza della caffeina, certamente salutari.

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 Immagine di copertina: © Engin_Akyurt CC0

 

Rosellina Neri

Nata a Roma, a 10 anni mi sono trasferita a Lipari alle Isole Eolie, dove ho vissuto in barca per qualche anno. L'isola la considero casa, in ogni suo scorcio, in ogni sua luce e in ogni suo scoglio. Ho iniziato gli studi in Giurisprudenza a Palermo, terra natale di mia madre. Ora vivo a Berlino e ho portato con me la voglia di scrivere. "Da grande", mi piacerebbe essere una giornalista.

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