Perché la Porta di Brandeburgo è il simbolo di Berlino e di tutta la Germania

È il monumento più conosciuto della città nonché il simbolo di tutta la Germania tanto che la sua immagine compare sulle monete da 10, 20 e 50 centesimi di euro emesse dalla zecca nazionale. Bella? Senza dubbio, ma sono il suo significato e gli eventi storici che l’hanno vista protagonista che ne definiscono il valore.

Ispirata al Partenone e costruita tra il 1788 e il 1791 come porta cittadina che segnava il confine tra il lungo viale dell’Unter den Linden e il parco del Tiergarten (all’epoca tenuta di caccia), si compone di sei file di colonne doriche in pietra e di cinque varchi sormontati da fregi dedicati alla mitologia greca. Sopra a tutto domina una quadriga in bronzo realizzata da Johann Gottfried Schadow nel 1794. Vi è rappresentata la vittoria alata alla guida di una biga trainata da quattro cavalli.

Inno alla pace? No meglio alla guerra. La quadriga doveva essere un emblema di pace, e del resto l’intero monumento avrebbe dovuto chiamarsi Friedenstor («porta della pace»), ma i monarchi decisero in corso d’opera di celebrare le proprie vittorie militari sostituendo la corona d’alloro tenuta nelle mani della vittoria con una croce prussiana. Questa fu anche una delle ragioni che spinsero Napoleone a portare la quadriga a Parigi nel 1807, dopo aver sconfitto le armate prussiane ed essere entrato vittorioso in città proprio dalla Porta. Avrebbe voluto piazzarla sopra l’Arco di Trionfo, ma non fece in tempo: la disfatta di Waterloo del 1815 arrivò prima che gli studi strutturali fossero completati.

Dall’impero al nazismo fino ai giorni nostri. Tante sono le marce e i raduni che qui hanno visto la propria meta finale. Prussiani ai tempi dell’impero, nazisti sotto Hitler, fino agli spettatori accorsi per ascoltare la celebre esortazione di Ronald Reagan del 12 giugno 1987: «C’è solo un’ineccepibile azione che i sovietici possono fare, che farebbe progredire notevol- mente la libertà e la pace. Segreta- rio generale Gorbačëv, se davvero vuole la pace, se vuole la prosperità per l’Unione Sovietica e per l’Euro- pa orientale, venga qui di fronte a questa porta. Gorbačëv, apra questa porta. Gorbačëv, Gorbačëv, butti giù questo muro!». Durante i primi anni della divisione, quando ancora non era stato edificato il Muro, la porta venne utilizzata anche come checkpoint per passare dalla zona Est a quella Ovest (lo si vede anche in una scena di Un, due, tre! di Billy Wilder, distribuito nel 1961).

(nelle foto che seguono la Porta di Brandeburgo nel 1871, 1933, 1945 e 1989)

Le ragioni di un simbolo. Rimase a Est, a pochi metri da quel Muro che ne impediva l’accesso ma non la vista: è questa una delle ragioni per cui, che si tratti di un anniversario legato alla riunificazione, dei festeggiamenti per il nuovo anno o della vittoria di un campionato del mondo di calcio, qui si ritrovano i berlinesi per gridare al resto del mondo che sì, ora sono una nazione unica, conscia del proprio passato, ma fiera della sua unità facendone di fatto l’emblema di un intero popolo.

Porta di Brandeburgo (Mitte)

Metro Brandenburger Tor

ingresso libero

sempre accessibile

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Photo Cover © james j8246 – Brandeburger Gate – CC BY 2.0

Other Photos: ©

1)Berlin, 1871

2)Berlin 1933, Kundgebung der Amtswalter –

3) Berlin 1945 – Carlweinrother BundeArchiv

4)Berlin 1989

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Andrea D'Addio - Direttore

A Berlino dal 2009, nel 2010 ha fondato Berlino Cacio e Pepe prima il blog, dopo il magazine. Collabora anche con Wired, Il Fatto Quotidiano, Repubblica, Io Donna, Tu Style e Panorama scrivendo di politica, economia e cultura, e segue ogni anno da inviato i maggiori festival del cinema di tutto il mondo.

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