Tre giorni dell’italiano Daniele Gatti in Philharmonie a Berlino. Da Wagner a Berg, il concerto è eccezionale

«Io, da piccolo, ero bravo a cantare e a riprodurre con immediatezza ogni melodia con strumenti giocattolo. Avevo senso del ritmo e orecchio, ascoltavo una canzone alla radio e la imitavo. Così fino ai dieci anni. Entrai in conservatorio in prima media, e a tredici anni compresi che il mio destino era la direzione d’orchestra. La rivelazione avvenne alla Scala, quando assistetti dal loggione alla Cenerentola di Rossini diretta da Claudio Abbado. Rimasi folgorato dal suono dell’orchestra e dalla comunicazione tra i diversi strumenti. E poi l’evento, l’attesa, l’accordatura, gli applausi al maestro…Ancora oggi sono molto preso dal rito. Decisi che nella vita non avrei voluto fare altro».

Con queste parole il Maestro Daniele Gatti, uno dei più grandi direttori d’orchestra italiani al mondo, racconta gli inizi del suo speciale rapporto con la musica. Lui che a 27 già dirigeva L’occasione fa l’uomo ladro al Teatro alla Scala di Milano e che ha proseguito sempre in crescendo fino a diventare direttore musicale dell’Orchestre National de France e, dal prossimo 2016 della Royal Concertgebouw Orchestra di Amsterdamè ospite d’eccezione della Philharmonie di Berlino dal 23 al 25 ottobre 2014. Sostituisce Simon Rattle all’interno di una serie di appuntamenti, tutti ad Ottobre, in cui il podio della celebre orchestra tedesca è a disposizione di tre illustri ospiti: Andris Nelsons, Emmanuelle Haïm e, per l’appunto, Daniele Gatti.

Il programma che Gatti porta a Berlino è una vera e propria esplorazione musicale, un viaggio che tocca alcuni dei momenti più significativi della storia della musica. La serata si apre con Wagner e con alcuni brani sinfonici tratti dal Crepuscolo degli dei: Alba sul Reno, Viaggio di Sigfrido, Morte dell’eroe, Marcia funebre. Con i Berliner Philharmoniker. Si passa poi a Brahms, alle Variazioni su un tema di Haydn Op. 56a, un pezzo del 1873, una specie di “prova generale” che apre le porte all’epoca delle sinfonie, inaugurata dal compositore tedesco di lì a poco (la prima viene ultimata nel 1876, dopo più di vent’anni da quando aveva iniziato a lavorarci) e che con questo pezzo comincia a lavorare sulla tecnica della “variazione”. Si chiude con i Tre pezzi per orchestra Op.6 di Alban Berg, la composizione con cui culmina, e per certi versi si chiude, il primo periodo creativo del compositore. È un’opera scritta con la consapevolezza che l’epoca della Vienna imperiale era sull’orlo della catastrofe con la guerra alle porte e così nella musica si trasmette quel senso di minaccia e disordine che si viveva al tempo. Del resto quando Berg spedì la composizione al suo maestro Schönberg, definì il processo creativo come lungo e travagliato, a causa di “eine große unausweichliche Unruhe”, una grande ineluttabile inquietudine.

Nelle scelte di Gatti si pesca a piene mani dalla storia. È un piacere ascoltarlo e rivedere, nei sorrisi che dedica ai “filarmonici” lo stesso bambino che una volta disse: «Il 3 maggio del 1980, a Milano, ho debuttato in un teatro parrocchiale, con un complesso di archi di amici. Vennero a suonare come rinforzi quattro professori della Scala che erano alcuni papà dei ragazzi coinvolti. Mi sono subito sentito bene lì sul campo, con la precisa percezione che era quello il mio posto».

Dove

Philharmonie, Herbert-von-Karajan-Str. 1, 10785 Berlino

Quando

Venerdì 24 ottobre ore 20:00. Qui è possibile acquiestare i biglietti per il concerto di venerdì.

Sabato 25 ottobre ore 19:00. Qui è possibile acquistare i biglietti per il concerto di sabato.

 

Foto © Silvia Lelli

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Maria Severini, laureata in Musicologia, gironzola per le strade di Berlino ormai da qualche anno. L’unico modo che ha trovato per combattere l’astinenza dal sole è fare scorpacciate di concerti.

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