Primark, sulle etichette le disperate richieste d’aiuto dei lavoratori cinesi sfruttati

Primark, gigante britannico dell’abbigliamento a poco prezzo, è di nuovo protagonista dei titoli di quotidiani inglesi e tedeschi, questa volta in seguito a richieste d’aiuto e messaggi di denuncia nascosti nelle etichette di diversi capi.

Immaginate di entrare in un negozio alla ricerca di abitini primaverili, stampe floreali e prendisole a poco prezzo, e di tornare a casa con una disperata richiesta d’aiuto cucita sull’etichetta. Come riportano il Sueddeutsche Zeitung e numerosi quotidiani britannici, questo è accaduto a Rebecca Gallagher, venticinquenne gallese, che ha scovato il primo dei messaggi incriminati quando si è recata nella filiale di Swansea. Solo una volta tornata a casa ha notato un allarmante messaggio cucito nell’etichetta, accanto alle istruzioni per il lavaggio: Forced to work exhausting hours, “costretti a lavorare con orari massacranti”.

Non si tratta però di un caso isolato: poco dopo, un’altra etichetta che recitava ”condizioni di sfruttamento degradanti” è apparsa nella stessa filiale, e in seguito una terza richiesta d’aiuto è stata scoperta a Belfast, nell’Irlanda del nord, questa volta sotto forma di ideogrammi cinesi ed SOS. La casa d’abbigliamento, che ha recentemente aperto anche a Berlino, è una delle mete delle shopping più economiche e affollate d’Europa, ed era gia finita nell’occhio del ciclone dopo il crollo del Rana Plaza, nel 2013: la ditta aveva infatti un laboratorio nel magazzino Bengalese, e si ritrovò a dover pagare sei milioni di sterline di danni dopo l’esplosione che fece luce sulle terribili condizioni lavorative e le conseguenze della globalizzazione selvaggia. Cionostante, sembra che le condizioni lavorative non siano poi cambiate molto, come testimoniano le misteriose etichette.

In seguito alle numerose reazioni di indignazione e preoccupazione, l’azienda ha investigato sull’accaduto e ha dichiarato che, nel caso degli indumenti di Swansea, si sarebbe trattato di una bufala o uno scherzo di pessimo gusto, perché gli indumenti provengono da diversi stabilimenti in continenti diversi. L’etichetta trovata nell’Irlanda del Nord rimane ancora un mistero.

Questa sconcertante notizia non può non colpire profondamente anche la stessa capitale tedesca: a giorni infatti è prevista l’apertura del secondo enorme negozio Primark ad Alexanderplatz.

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Sara Moreni

Nata a Roma, lavoro come traduttrice e project manager nel Regno Unito, ma Berlino ha un posto speciale nel mio cuore.

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