Quei tuttologi commentatori sul web e il sogno di una “polemica universale” per farli stare zitti

di Alis Barbaro

Qualsiasi sia il caso di cronaca o l’argomento, leggo e ascolto continuamente commenti online di ogni tipo uniti da un unico fil-rouge: lo sconforto che mi provocano. Il mio sogno si chiama “polemica universale“. Una controversia a ciclo continuo che coinvolga gay, etero e asessuati, che insulti tutte le etnie indistintamente, che veda gli immigrati a capo di organizzazioni massoniche parastatali. Una polemica che dia ad ognuno il suo. I francesi sono tutti gay gli italiani tutti mafiosi, i tedeschi tutti nazi, che gli africani stiano in Africa, gli inglesi non si lavano i cosi e gli spagnoli non fanno un cazzo tutto il giorno.

Una polemica che abbracci tutte le feste dell’anno di ogni religione, capace di insultare con la stessa forza sia quelli che si mangiano l’abbacchio a Natale che quelli che mangiano le mosche durante il Ramadan. Una polemica che sia in grado di essere pronunciata da tutti e contemporaneamente che ferisca tutti, per sentirci costantemente offesi e poter essere finalmente in pace col prossimo.

Forse, alla fine, avremmo meno Daniela Martani a sproloquiare (che, per chi non lo sapesse, è un’ex concorrente del Grande Fratello nonché vegana convinta).

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