Ricordo di Marie A. di Bertolt Brecht, il rimpianto della giovinezza perduta

In questi versi, teneri e toccanti, Brecht ricorda e rimpiange la fugacità di un amore giovanile perduto e ormai dissolto nelle nebbie del ricordo. La nuvola passeggera presente nel paesaggio poetico del giovane autore è il simbolo del desiderio e della nostalgia, sospesa tra terra e cielo come le anime degli uomini, fra il tempo e l’eternità.
Uno stralcio della poesia è stato immortalato anche in un commovente passaggio del capolavoro cinematografico Le Vite degli Altri del 2006, scritto e diretto da Florian Henckel von Donnersmarck.

Bertolt Brecht, Ricordo di Marie A.

Un giorno di settembre, il mese azzurro,
tranquillo sotto un giovane susino
io tenni l’amor mio pallido e quieto
tra le mie braccia come un dolce sogno.
E su di noi nel bel cielo d’estate
c’era una nube ch’io mirai a lungo:
bianchissima nell’alto si perdeva
e quando riguardai era sparita.

E da quel giorno molte molte lune
trascorsero nuotando per il cielo.
Forse i susini ormai sono abbattuti:
Tu chiedi che ne è di quell’amore?
Questo ti dico: più non lo ricordo.
E pure certo, so cosa intendi.
Pure il suo volto più non lo rammento,
questo rammento: l’ho baciato un giorno.

Ed anche il bacio avrei dimenticato
senza la nube apparsa su nel cielo.
Questa ricordo e non potrò scordare:
era molto bianca e veniva giù dall’alto.
Forse i susini fioriscono ancora
e quella donna ha forse sette figli,
ma quella nuvola fiorì solo un istante
e quando riguardai sparì nel vento.

(Bertolt Brecht, Libro di devozioni domestiche, in Poesie 1918-1933, traduzioni di Emilio Castellani e Roberto Fertonani, Torino, Einaudi, 1968) 

 

Bertolt Brecht, Erinnerung an die Marie A. – 1920

An jenem Tag im blauen Mond September
Still unter einem jungen Pflaumenbaum
Da hielt ich sie, die stille bleiche Liebe
In meinem Arm wie einen holden Traum.
Und über uns im schönen Sommerhimmel
War eine Wolke, die ich lange sah
Sie war sehr weiss und ungeheuer oben
Und als ich aufsah, war sie nimmer da.

Seit jenem Tag sind viele, viele Monde
Geschwommen still hinunter und vorbei.
Die Pflaumenbäume sind wohl abgehauen
Und fragst du mich, was mit der Liebe sei?
So sag ich dir: ich kann mich nicht erinnern
Und doch, gewiss, ich weiss schon, was du meinst.
Doch ihr Gesicht, das weiss ich wirklich nimmer
Ich weiss nur mehr: ich küsste es dereinst.

Und auch den Kuss, ich hätt ihn längst vergessen
Wenn nicht die Wolke dagewesen wär
Die weiss ich noch und werd ich immer wissen
Sie war sehr weiss und kam von oben her.
Die Pflaumenbäume blühn vielleicht noch immer
Und jene Frau hat jetzt vielleicht das siebte Kind
Doch jene Wolke blühte nur Minuten
Und als ich aufsah, schwand sie schon im Wind.

Silvia Fistetto

Diplomata in cattiva gestione del tempo, innamorata dei libri e dei gatti, schiva con poca astuzia i tranelli della lingua tedesca. Traduce documentari per Nat Geo, History, La7 D ed è la traduttrice italiana della rivista on line della NATO.

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