«Rivoluzionari? Sì. A Berlino faremo pregare assieme ebrei, musulmani e cristiani»

Schalom, Salam und Frieden sei mit euch! Che la pace sia con voi! Con questo triplice augurio il pastore Gregor Hohberg e il rabbino Andreas Nachama accolgono i fedeli che si riuniscono in occasione delle cosiddette “funzioni multireligiose”. L’ultima si è svolta il 25 maggio presso la Marienkirche di Berlino. Tra i banchi tante classi scolastiche berlinesi giunte appositamente per presenziare a un incontro tra i tre grandi monoteismi: ebraismo, cristianesimo e islam. Assente, ma solo per ragioni di salute, l’imam Kadir Sanci. Non mancherà certamente le prossime volte, salute permettendo. Ciò che le tre guide spirituali stanno portando avanti dal 2010 è qualcosa di rivoluzionario, un progetto senza precedenti. Parliamo di House of One: una chiesa, una moschea e una sinagoga, luoghi di culto delle tre grandi religioni monoteiste, riunite in una stessa struttura nel centro della capitale tedesca. Il bando di concorso per la realizzazione dell’edificio non prevedeva limiti di budget. A vincerlo sono stati gli architetti dello studio berlinese Kuehn Malvezzi, tra cui l’italiana Simona Malvezzi, con un progetto del valore di ben 43,5 milioni di euro. Per finanziarlo è stata indetta una campagna di crowdfunding, tuttora in corso, per cui i sostenitori possono donare al prezzo simbolico di 10 euro a mattone. La somma minima da raggiungere per avviare la costruzione ammonta a 10 milioni di euro. Gli iniziatori sperano di porre la prima pietra nel 2018, ma non si sono prefissati alcuna scadenza. Abbiamo deciso di intervistare il pastore, il rabbino e l’imam che formano il consiglio direttivo di House of One. A parlarci dell’iniziativa in sostituzione di Kadir Sanci è Celal Findik, direttore di Forum Dialog e.V., associazione per il dialogo interculturale e interreligioso a Berlino e partner musulmano del progetto. Prima di tutto però assistiamo alla funzione. Il pastore Hohberg e il rabbino Nachama accolgono i fedeli dando vita a una suggestiva preghiera collettiva. Si respira armonia, come sottolinea Nachama appena terminato il rito, quando incontriamo i tre in una sala attigua alla navata principale: «Non vogliamo creare una nuova religione, bensì un luogo in cui si dimostri che fedi diverse possono coesistere. Non si tratta semplicemente di un atto di tolleranza, ma anche di educazione alla pace».

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© Giulia Filippi

Gli iniziatori. Il progetto è nato nel 2010 su iniziativa della comunità protestante St. Petri – St. Marien ed è stato successivamente sviluppato in collaborazione con la comunità ebraica di Berlino e l’Abraham Geiger Kolleg in veste di partner ebraici e con le associazioni Forum Dialog e.V. e Forum für interkulturellen Dialog e.V. in qualità di partner musulmani. Nel 2011 è stata creata l’associazione Bet- und Lehrhaus Petriplatz Berlin e.V. (Associazione casa di preghiera e insegnamento di Berlino-Petriplatz), il cui consiglio direttivo è composto da 6 membri: 2 cristiani protestanti, 2 musulmani e 2 ebrei. «Finora abbiamo preso tutte le decisioni all’unanimità. Per registrare un così ampio consenso è sempre necessario un lungo lavoro preliminare, ma non vogliamo prendere decisioni a maggioranza» racconta Nachama a proposito del modus operandi dell’associazione che sta per essere convertita in fondazione. «Noi tre rappresentiamo soltanto una piccola parte delle nostre religioni, ma esistono molte altre tradizioni all’interno di cristianesimo, ebraismo e islam: il regolamento prevede che i membri fondatori si impegnino ad ammettere in consiglio anche altri gruppi che fanno capo alle tre religioni iniziatrici e che vogliano collaborare» continua Hohberg.

Cos’è House of One. La casa dei tre monoteismi sorgerà a Petriplatz, nel centrale quartiere di Mitte. La piazza coincide con il sito originario da cui si sviluppò la città doppia di Berlino/Cölln a partire dal XIII secolo e House of One verrà costruita proprio sulle rinvenute fondamenta della vecchia Petrikirche, chiesa risalente al 1200, andata parzialmente distrutta alla fine della Seconda guerra mondiale e poi demolita nel 1964. House of One sarà composta da una chiesa, una moschea e una sinagoga collegate nel mezzo da un quarto spazio deputato all’incontro, allo scambio e alla discussione. Lo spazio comune riassume la vera essenza del progetto: «All’interno dei tre luoghi di culto ognuno andrà per la sua strada. Nella parte centrale invece le tre religioni si incontreranno: lì ci apriremo al dialogo per scoprire ciò che ci unisce e ciò che ci distingue» spiega il rabbino Nachama. «House of One intende realizzare in grande ciò che altri progetti hanno avviato: basti pensare alla Haus der Religionen di Hannover e di Berna oppure ad alcuni progetti di dialogo intramusulmano avviati in Turchia tra sunniti e aleviti. Nutriamo la speranza che una House of One possa sorgere in futuro anche altrove, a Istanbul o a Washington per esempio. Penso che ci sia terreno fertile per questo progetto in tutte quelle città in cui storicamente convivono musulmani, cristiani ed ebrei: nelle città turche di Istanbul, Hatay o Mardin, per fare un esempio, si tratterebbe di un segnale importante per la società» continua Findik. House of One non sarà soltanto un luogo di preghiera, ma anche un luogo di scambio, dialogo e insegnamento: «Tutto questo avverrà nello spazio centrale, una sala vuota e multifunzionale, utilizzabile per convegni, proiezioni di film, spettacoli, workshop e preghiere. Sarà aperto a tutti coloro che vogliono cooperare per la pace, anche se non credenti o di fede diversa» spiega Nachama. «Tutti saranno i benvenuti e si sentiranno rappresentati» ribadisce Hohberg. «Ci impegneremo ad aiutare i credenti a sviluppare un nuovo rapporto critico nei confronti della propria religione e a prendere decisioni più consapevoli sul piano teologico: mi riferisco per esempio a tutti quei migranti di religione musulmana che, arrivati in Europa in condizioni di miseria e spesso delusi dal proprio Paese d’origine, vengono strumentalizzati a scopi di evangelizzazione».

Il significato di House of One oggi. «House of One sorgerà sulle fondamenta di una chiesa della comunità protestante in cui sono pastore. Volevamo avviare un progetto fortemente legato alle esigenze della società moderna, un luogo dove persone di provenienza e religione diversa possano incontrarsi» spiega Hohberg. «In un’epoca di terrorismo e violenza di matrice religiosa, House of One ricopre già un ruolo esemplare anche se non esiste ancora fisicamente. Vogliamo incentivare la convivenza pacifica, il dialogo interreligioso e l’abolizione del pregiudizio dimostrando che persone di religioni diverse possono collaborare fianco a fianco e perseguire i medesimi obiettivi» continua Findik. «Ognuno di noi rimane ancorato al proprio credo, ma rispettando l’identità dell’altro, accettandone la diversità» sottolinea Nachama. «La convivenza è possibile senza dover rinunciare alla propria fede. House of One dà un segnale forte anche agli atei e a chi è convinto della pericolosità di tutte le religioni» ribadisce Hohberg.

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© Giulia Filippi

L’islam sostiene la cooperazione tra le religioni, ma non tutti lo sanno. «House of One rappresenta una grossa sfida, difficile da accettare per la società, soprattutto per la componente di fede islamica. La maggior parte dei musulmani, come del resto molti cristiani ed ebrei, non è abituata né pronta a collaborare con partner di religioni diverse dalla propria. Questa riluttanza è motivata da due fattori: da un lato la questione israelo-palestinese che influenza i musulmani anche in Germania e rende complicata una cooperazione con i concittadini di fede ebraica; dall’altro l’ignoranza rispetto alla propria religione, l’islam, che sostiene la cooperazione e la convivenza con altre religioni sin dai tempi del profeta Maometto, differentemente da quanto si è soliti credere» è il pensiero di Findik. Hohberg concorda: «Non è stato semplice per la comunità protestante trovare un partner musulmano che sostenesse l’iniziativa. A Berlino non si può parlare di una comunità musulmana unitaria. Il panorama è molto vario e frammentato. Abbiamo dovuto contattare molte persone. In un primo momento a tutti piaceva l’idea di avere una moschea nella zona di Mitte. Quasi nessuno però pensava alle implicazioni di un luogo pubblico così al centro di Berlino. Inoltre pochi erano disposti a unirsi a ebrei e cristiani oppure a considerarsi portavoce esemplari della propria religione senza poter rivendicare un diritto di rappresentanza esclusiva. Un’altra difficoltà è rappresentata dalle differenze strutturali tra le tre fedi, come per esempio le diverse concezioni di Dio o di preghiera, divergenze in fondo naturali, ma per nulla semplici da coniugare. Queste sono tuttavia superabili attraverso il rispetto reciproco, la cooperazione armonica e paritetica e il dialogo, chiave di tutto».

Le reazioni. «Abbiamo avuto una copertura stampa in più di 40 Paesi. 200 Paesi hanno accesso al nostro sito web. In tutto ciò abbiamo ricevuto soltanto due o tre minacce da parte di fondamentalisti che inneggiavano alla vera essenza della rispettiva religione, secondo loro incompatibile sul piano teologico con il messaggio di House of One». Findik sottolinea il supporto ricevuto da diversi Paesi a maggioranza musulmana: «Oltre a feedback positivi, House of One ha addirittura ricevuto sostegno economico dalla Turchia e da alcuni Paesi arabi, prevalentemente attraverso sms o donazioni online». Per la comunità protestante finora tutto è andato secondo i piani. «Portiamo avanti l’iniziativa con entusiasmo. Le decisioni al nostro interno sono normalmente prese all’unanimità. Molti si riavvicinano alla chiesa proprio per via di questa iniziativa» ci racconta Hohberg. Nachama continua: «La comunità ebraica Sukkat Shalom che dirigo si è costituita dove un tempo sorgeva il Chaplain Center (centro multireligioso dell’esercito americano nel quartiere berlinese di Zehlendorf, n.d.r.) che già negli anni ’50 riuniva una chiesa protestante, una chiesa cattolica e una sinagoga sotto lo stesso tetto. Il progetto è poi naufragato, non per motivi contenutistici bensì per questioni organizzative. Per Sukkat Shalom House of One rappresenta dunque una sorta di prosecuzione su scala più ampia di qualcosa già avviato». Findik conclude: «La popolazione musulmana in Germania è molto variegata, le moschee fanno capo ad associazioni distinte con organi diversi. Per questo le reazioni all’iniziativa sono varie e non sempre entusiastiche. Noi di Forum Dialog veniamo spesso criticati, e non soltanto per la collaborazione a questo progetto. Ci sono ancora musulmani che ritengono l’idea di House of One incompatibile con l’islam sul piano teologico. È necessario fare ancora molta informazione. Ma il futuro di tolleranza e integrazione passa anche di qui. E dal canto nostro faremo di tutto per non fallire».

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Nella foto di copertina il rabbino Tovia Ben Chorin, l’imam Kadir Sanci e il pastore Gregor Hohberg © House of One

Tutte le foto nell’articolo © Giulia Filippi

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Gloria Reményi

Italiana per parte di mamma, ungherese per parte di papà, mi piace definirmi 50/50 a tutti gli effetti. Il mio anno di nascita – il 1989 – ha probabilmente deciso il mio destino berlinese. Mi sono trasferita a Berlino nel 2012 per conseguire la laurea magistrale in "Culture dell'Europa centrale e orientale" e ci sono rimasta. Amo la letteratura, da accanita lettrice e aspirante scrittrice.

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