Rosenstrasse, la via di Berlino in cui 6.000 donne tedesche si opposero agli orrori dell’olocausto

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Rosenstrasse è una via di Berlino che sorge a pochi passi da Alexanderplatz. Oggi anonima strada per lo più ignorata dagli occhi dei turisti, un tempo fu il teatro di una protesta che ci racconta uno dei (pochi) momenti positivi nella storia della Germania nazista, quando la potenza di decisioni autoritarie si scontrò con la voce più forte di 6000 donne.

La loro storia ci viene raccontata in un film di alto valore storico che Margarethe Von Trotta diresse nel 2003 e che prende il titolo proprio dal nome della via. “Rosenstrasse” apre uno scorcio temporale tra gli anni anni 2000 e 1943: una giovane donna ebrea, Hannah, intraprende infatti un viaggio che da New York la porterà a Berlino, a cercare di riallacciare i fili perduti di una memoria che la madre non vuole raccontarle direttamente.

Attraverso gli occhi e le ricerche della figlia ricuciamo così la storia di un’incredibile settimana tra Febbraio e Marzo del 1943, quando un numero sempre più cospicuo di donne presidiò giorno e notte un edificio dove i nazisti detenevano i loro mariti o familiari. Al numero 2 sorgeva infatti un ufficio amministrativo della comunità ebraica, dove le SS raccolsero temporaneamente quasi 2.000 uomini ebrei, la cui situazione speciale era quella di essere sposati a donne non ebree che appunto per loro si mobilitarono.

Il film ci permette di interrogarci su una questione che durante quegli anni doveva risultare piuttosto spinosa: quale atteggiamento, di fedeltà o abbandono, dovesse assumere chi, da ariano, avesse sposato un ebreo. Scegliere la strada dell’abbandono e quindi divorziare dal proprio marito o dalla propria moglie ne segnava inevitabilmente il destino. Ma la regista decide invece di gettare luce sulla decisione opposta e sull’impegno delle donne che a Rosenstraße contribuirono a far liberare i propri uomini, nelle modalità che il film racconta.

La vicenda viene raccontata attraverso un occhio interno che permette di comprendere la disperazione e il senso di impotenza di fronte a decisioni che sembravano intoccabili, ma che parla soprattutto di solidarietà e coraggio, in una narrazione sapientemente gestita dalle due attrici principali, Maria Schrader e Katja Riemann.
La narrazione viaggia su un duplice binario: da una parte, il racconto delle donne protagoniste della protesta che Hannah scopre attraverso una preziosa testimonianza e, dall’altra, il racconto individuale intimamente collegato alla vicenda, che man mano chiarisce le domande sul passato a cui la madre di Hannah non ha mai voluto rispondere e che regala suspense all’intero film.

“Rosenstraße” è una storia corale di unità e fedeltà, che con mano sensibile apre uno scorcio estremamente luminoso su un momento importante ma poco noto e che merita di essere ricordato, anche se non abbastanza forte da poter spezzare la drammaticità del quadro storico più generale in cui si inserisce. Margarethe Von Trotta regala a Berlino il ricordo di queste donne, attraverso un bellissimo film che rafforza efficacemente la nostra capacità di fare tesoro della memoria e non dimenticare.

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Chiara Rainò

Studentessa di Storia contemporanea, arrivo a Berlino nel 2014 per l'ultimo anno di studi dopo 4 anni a Roma. Lascio che una instancabile curiosità mi guidi all'inseguimento di parole, colori, persone e città. Amo l'odore dei libri, le cose semplici, la complicità.

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