Derrick? Cobra 11? No, in Germania la serie tv leggenda è Tatort e tutti dovrebbero vederla almeno una volta

Allo scopo di migliorare la mia padronanza del tedesco e sempre attenta ai fenomeni culturali locali, poco prima del mio trasferimento a Berlino decisi – ignara del trip senza uscita in cui mi infilai – di iniziare a guardare in tv  “Tatort”, la serie televisiva tedesca più longeva di sempre, nata addirittura nel 1970 (qui la sigla iniziale). Fenomeno sconosciuto alla maggiore parte degli italiani e incomprensibile per chi non mastica la lingua (ahimè, non è mai stato tradotto) “Tatort” è all’apparenza uno dei tanti telefilm polizieschi prodotti in Germania, un po’ Derrick, un po’ qualcos’altro, ma in realtà è un’intricata rete di volti, registi, storie ed attori che ogni settimana scandiscono le domeniche sere di migliaia di spettatori facendogli ricominciare la settimana contenti.

Come dicevo, ignara di quanto sia complicata la struttura della produzione, iniziai a guardare la serie. Siamo di fronte ad un vero e proprio sistema di “scatole cinesi”: la serie prevede infatti che ogni Land produca i propri gli episodi, e così ogni puntata vede una coppia di ispettori diversi (una per regione) svolgere la propria indagine locale, normalmente per omicidio. Ogni episodio ha quindi sia una storia verticale, ovvero l’indagine, che orizzontale, ovvero le storie personali dei vari detective. Alcuni sono simpatici, altri antipatici, ogni spettatore ha i propri preferiti e si emoziona o si deprima quando qualcuno esce o entra in scena (in oltre 40 anni sono logicamente cambiati molti personaggi). Detta così sembra una cosa facile, ma oltre al numero di ispettori, commissari ed interpreti principali che lo spettatore si trova via via a conoscere nel corso delle varie stagioni, la confusione viene generata dal fatto che le puntate vengono trasmesse senza un vero e proprio ordine e solo al momento della diretta si scopre in quale città è stato ambientato l’episodio settimanale (a proposito, ringrazio di cuore chi ha scelto di non indicare di volta in volta il nome della città di turno accanto al titolo: “Tatort” indica in generale una scena del crimine… ancora grazie!).Nel giro di pochi mesi vi ritrovate a memorizzare nomi, volti e storie di commissari di polizia, agenti, medici legali che poi potreste rivedere anche dopo un anno visto che ogni stagione ha più di 30 episodi: ricordo ancora che tra il mio primo Tatort – Stuttgart ed il secondo sono passati sei mesi…

Ultimo possibile errore dello spettatore è quello perdersi cercando di ricordare in quale occasione si è già avuto modo di vedere un determinato attore. Inizio a credere che ogni attore tedesco, famoso o meno, in attività dagli anni ‘70 abbia preso parte ad almeno un episodio di questa serie…perché, dimenticavo, a volte ritornano!Detto questo, sono comunque molte le ragioni per appassionarsi a “Tatort”: innanzitutto questo serial ha la peculiarità di affrontare temi centrali della vita politica e sociale tedesca, prendendo spunto anche da alcuni casi di cronaca per le sceneggiature; inoltre per me è stato senza dubbio un ottimo strumento per migliorare la conoscenza della lingua colloquiale e mi ha permesso di avere una visione meno stereotipata delle più importanti città del Paese, di solito presentate nei film tedeschi con una limitata panoramica del centro città, e in quelli americani come una realtà “europea” condita di cliché.

Dimenticavo… il successo è tale che in molti locali vengono organizzate delle visioni collettive su maxischermo e possibile discussione al termine della proiezione. Un fenomeno di massa, un po’ come accadeva negli anni ’60 con i programmi del sabato sera in Italia o come accade in occasione delle partite della nazionale di calcio. A loro Tatort, a noi il calcio. Sempre meglio però delle indagini di Don Matteo!

Tatort: Domenica, ore 20.15  Ard. Das Erste: buona visione a tutti!

ps: la serie si può vedere legalmente anche in streaming sul sito della rete televisiva!

Ecco a voi, caso mai vi foste incuriositi, un’intera puntata di Tatort

Manuela Margaroli

Amo i biscotti, le risate con gli amici, le passeggiate senza meta, i peperoni, l’odore dell’erba appena tagliata e quello dei libri, le luci di natale, le borse, il cinema, i lamponi, la musica, i romanzi russi, il mio accappatoio. Odio essere svegliata, la pioggia – quando ha appena lavato i capelli- dover indossare le scarpe, le galline, il suono del citofono, il the diventato freddo, le penne nere che scrivono in grigio, le promesse non mantenute, l’aceto, le partenze, i remake.

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