È l’italiano la lingua più sexy d’Europa. Il tedesco invece… La top 10

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Se c’è qualcosa di cui potremmo davvero andare fieri, oltre alle prelibatezze culinarie che esportiamo in tutto il mondo, è proprio la lingua italiana.

Mentre in patria ci divertiamo a stravolgerla e a trascurarla, relegandola alle poche ore di lezione a scuola, ignorando talvolta l’importanza dell’apprenderne le regole in modo da padroneggiarla con cura ed eleganza, variando registro e lessico a seconda delle circostanze, oppure tralasciandone la tradizione letteraria perché sentita come lontana ed estranea a quella che è la lingua parlata, da una ricerca inglese veniamo a sapere che l’accento italiano è considerato il più sexy d’Europa.

Il sondaggio

La ricerca si basa su un sondaggio che ha coinvolto un campione di mille persone alle quali è stato chiesto quale accento europeo fosse il più sexy da ascoltare. Le persone intervistate non hanno avuto dubbi nel confermare al primo posto la lingua italiana (25%), seguita da francese (23%), irlandese (19%), spagnolo (16%), e svedese (5%). Completano la top 10, decisamente staccati dalle prime posizioni, russo, portoghese, tedesco, olandese e greco. Gli elementi in comune tra le prime due lingue scelte dai partecipanti al sondaggio sono, senza dubbio, la dolcezza e la musicalità, che nell’italiano raggiungono un livello così alto da esser stata definita «lingua degli angeli» da Thomas Mann.

Tedesco ottavo

Il tedesco si piazza solo all’ottavo posto nella classifica europea e le ragioni di questo posizionamento sono probabilmente dovute alla maggiore durezza e alla ricchezza di vocaboli spesso lontani dalle radici romanze, che mettono a dura prova la memoria dei parlanti latini se non sono entrati nel loro lessico personale. I tedeschi, però, sono consapevoli di questo e non rimangono indifferenti allo straordinario sex appeal della lingua italiana, essendo i primi studenti di lingua italiana al mondo.

Italiano quarta lingua più studiata al mondo

Oltre ad esser considerato sexy, l’italiano è anche la quarta lingua più studiata dagli stranieri, notizia che stupisce soprattutto gli italiani poiché diamo per scontata la nostra lingua madre e non pensiamo che potrebbe essere, invece, tra le nostre competenze più amate e vantaggiose anche fuori dai confini nazionali. Spesso ignari del tesoro di cui disponiamo e che sottovalutiamo fino a denigrarlo ogni volta che ci troviamo all’estero, cerchiamo di nascondere il nostro accento come se fosse qualcosa di cui vergognarsi e per cui chiedere scusa, quando invece il nostro interlocutore ci scopre e ci dice entusiasta: «Ah ma tu sei italiano! Io amo l’Italia!» e pensiamo: «Ecco, ci risiamo! Tutti quei soldi spesi per ottenere il certificato di lingua e mi sono fatto scoprire!».

La curiosità per la nostra tradizione culturale

Così, una volta scoperte le nostre origini, gli stranieri più curiosi e amanti dell’italico idioma iniziano a riempirci di domande non solo sulla cucina, ma anche sulla lingua, la letteratura, la cultura e la reazione di molti di noi è quella di rimanere sgomenti e increduli perché non avremmo mai pensato di trovarci a parlare di Dante e di Petrarca in un pub annebbiato dal fumo nel centro di Berlino. È in quel momento di sorpresa che apprendiamo, con una sorta d’innato patriottismo, che non esiste davvero una lingua più espressiva dell’italiano, che avremmo dovuto passare più tempo a studiarne le origini, a farlo nostro per poter rispondere a tutte le domande dei nuovi amici interessati a conoscerci e che, col tempo, la possibilità di esprimerci liberamente comunicando tutte le sfumature del nostro pensiero sarà probabilmente la cosa che più ci mancherà dell’Italia.

La bellezza trascurata della lingua di Dante

Di lingua e di letteratura in Italia, però, si parla così poco che a farlo sono perlopiù gli addetti ai lavori, rintanati nelle loro cattedrali di libri impolverati e poco sfogliati, quei libri che alcuni studenti disgraziati e sprovveduti però hanno ancora il coraggio di leggere, andando contro alle dure leggi del mercato che da anni ci dicono che non saranno le lettere e la nostra dolce lingua a far pareggiare i conti economici di una nazione in crisi. La lingua italiana in Italia è peraltro ancora lingua letteraria, non lingua comune, spesso di difficile comprensione per una popolazione che registra un costante aumento del numero di analfabeti funzionali, ovvero di persone che sanno leggere e scrivere ma che hanno serie difficoltà a comprendere un testo scritto e a distinguere le bufale dalle vere notizie.

Una risorsa che andrebbe valorizzata

Eppure, il patrimonio che nei secoli si è costruito sulla nostra bella lingua costituisce ancora il biglietto da visita migliore quando andiamo all’estero e, quando decidiamo di trasferirci in un nuovo Paese, è proprio questo il fattore che ci rende così sexy agli occhi e alle orecchie del resto del mondo. Basterebbe diventare più consapevoli delle nostre risorse e meno spaventati dalle minacce della crisi economica per fare in modo che ad attrarre gli stranieri non sia solo il nostro accento, ma anche il messaggio che attraverso lo studio e la promozione della lingua italiana veicoliamo: la volontà di preservare la nostra tradizione culturale e di condividere con gli altri ciò che abbiamo di più bello e prezioso.

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Photo: © La dolce vita  CC BY SA 2.0

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Jale Farrokhnia

Classe '91, calabrese di nascita ma apolide di fatto. Ho nutrito sin da piccola una grande passione per la letteratura e per la scrittura, che mi hanno fatto approdare tra i banchi di un liceo classico che ho amato. Nel 2010, tra un viaggio e l'altro, mi sono trasferita a Pisa per studiare Lettere Classiche e per specializzarmi poi in Filologia e Storia dell'Antichità, pur essendo allo stesso tempo un'appassionata di tecnologia,social media e lingue moderne. Dopo la laurea mi sono trasferita a Berlino per un breve e intenso tirocinio e ora, somewhere in Italy, cerco ancora la mia strada con un piede nel mondo accademico e l'altro tra le molteplici alternative.

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