«Berlino ci permette di essere chi siamo»

Souls in a Box è il nome di un progetto fotografico-antropologico portato avanti dalla giovane fotografa italiana Alessandra Mannisi aka Ale inWonderland. Le “anime nella scatola” sono quelle degli artisti che hanno accettato di farsi ritrarre da Alessandra non durante la produzione delle loro opere, bensì in un contesto decisamente più privato e particolare: le case in cui vivono. E il risultato è visivamente fantastico e sorprendente allo stesso tempo.

Le foto trasmettono le particolarità di questi luoghi “fuori dalla norma” e, contemporaneamente, anche la personalità degli individui che le abitano; ecco il perché dell’aggettivo “antropologico” che Alessandra usa per descrivere la sua idea e il suo progetto fotografico.SIAB 1

Il percorso che ha portato Alessandra ad essere ospitata nelle case degli artisti è in realtà piuttosto lungo: parte da una fuga dalla Sicilia, passa prima per Roma, poi per Londra e l’Asia per concludersi infine a Berlino, anche se, come lei stessa precisa, sarebbe comunque potuto nascere altrove: “Il progetto non riguarda solo Berlino ma anche altre città. Quella che ci circonda è una generazione in movimento: il viaggio è all’interno della personalità e non in un luogo preciso. Ovviamente a Berlino ho trovato un habitat fertile perchè è da sempre una città che attira molte persone e molti artisti”.

Durante la piacevole chiacchierata fatta con lei allo Schiller Bar di Neukölln, emergono molti dei motivi alla base di un progetto simile. “L’idea proviene anche dalla mancanza di creatività del posto in cui sono nata. Quando ho lasciato il mio paese c’era moltissimo da scoprire, persone nuove da conoscere… ed è diventato un po’ il mio hobby. Credo che conoscere le persone sia un modo per conoscere il mondo”.SIAB 6

Alcuni degli artisti ritratti nelle foto erano direttamente in contatto con lei, altri si sono proposti successivamente: “Le prime foto che ho scattato sono di persone che conoscevo, poi di amici di amici e così via, per connessioni personali. Altre persone si sono proposte e alla fine sono io che decido se sono quello che sto cercando per il progetto; moltissimi di loro sono stati piacevoli incontri, siamo rimasti in contatto e ogni tanto collaboriamo di nuovo. Parlo di progetto antropologico anche perchè alcuni sono diffidenti all’idea di ospitare un set fotografico in casa… non è sempre facile essere se stessi in queste condizioni. Ma lo scopo delle mie foto è far sì che lo siano: con alcuni cerco di essere più professionale, con altri instauro un contesto più amichevole. Dipende da chi ho davanti”.

Anche se Souls in a Box è nato all’estero, Alessandra è convinta che anche l’Italia possa avere il suo contributo da dare. “Se fossi rimasta in Italia non avrei avuto l’idea di iniziare questo progetto. Andando all’estero ho iniziato ad avere un diverso approccio con la creatività. Allo stesso tempo, però, sono sicura che anche in Italia ci siano persone e situazioni interessanti da poter fotografare, seppur sia convinta che il nostro non sia un paese facile per le menti creative, e che molte di queste tendano a scappare alla scoperta di un posti artisticamente più motivanti”.Untitled-3

Uno degli scopi finali della raccolta è quello di aprire una finestra su una generazione “in cui possiamo essere veramente chi siamo davvero”; nella fotografia Alessandra ha trovato il mezzo che le permette il massimo grado di libertà espressiva: “Ho sempre studiato cose molto creative, ma finivo sempre per dover essere precisa nel rispettare delle regole. Invece volevo essere completamente libera di creare. La fotografia mi lascia la possibilità di esprimermi al cento per cento senza dover per forza avere dei vincoli. Il mio processo creativo è quello che trovo provando e sperimentando: se proprio devo seguire delle regole, preferisco che siano le regole che io stessa mi sono data grazie alla libertà della sperimentazione”.

Sono molti gli artisti che Alessandra ha già fotografato e raccontato sul suo blog, ma il progetto non è ancora concluso: l’obiettivo è quello di raggiungere il numero di 100 “anime”, e per questo è ancora alla ricerca di artisti e creativi che siano disposti a mostrare la particolarità dei luoghi in cui vivono.

Se pensate che anche voi – e soprattutto le vostre case – possiate essere adatti all’obiettivo fotografico di Alessandra, scrivetele una mail all’indirizzo alessandramannisi11@gmail.com

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Francesco Somigli

Autore freelance, narratore di storie e ideatore del progetto Ohneort in cui esplora e racconta la rete metropolitana di Berlino. Collabora con Berlino Explorer con tour guidati alla scoperta della capitale tedesca.

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