Quell’attentato a Hitler di cui oggi i tedeschi celebrano l’eroismo

In occasione del 70esimo anniversario della morte di Claus von Stauffenberg e della recente inaugurazione della mostra permanente dedicata alla resistenza antinazista tedesca presso il German Resistance Memorial Center a Berlino, il coraggioso ufficiale della Wehrmacht torna al centro di un dibattito iniziato il 21 Luglio 1944.

IL SUCCESSO CINEMATOGRAFICO DEL 2009

Un nuovo e più vasto pubblico internazionale ha iniziato a interessarsi alla storia del Colonnello von Stauffenberg con l’uscita del film Operazione Valchiria di Bryan Singer nel 2009 (trailer). Nella pellicola Stauffenberg è interpretato da un discreto Tom Cruise e la trama si concentra prevalentemente intorno alle 72 ore che portarono al tentativo di assassinio di Adolf Hitler nel suo quartier generale sul fronte orientale, detto Wolfschanze (Tana del lupo).

Il film di taglio hollywoodiano intrattiene e offre uno spaccato interessante benché inevitabilmente non riesca ad evidenziare tutte le sfaccettature di un personaggio storico complesso, focalizzandosi maggiormente sulla suspense e sulla drammaticità dell’Operazione Valchiria.

IL PERSONAGGIO STORICO: LUCI ED OMBRE

Claus Philipp MariaSchenk Graf von Stauffenberg nasce il 15 novembre 1907 nel castello di famiglia a Jettingen in Svevia. Malgrado dimostri fin da ragazzo uno spiccato interesse per la letteratura e l’architettura, il percorso tradizionale di famiglia prevede la carriera militare. Nel 1926 si arruola pertanto nell’esercito entrando a far parte del 17° Reggimento di Cavalleria. Riceve il suo primo comando nel 1930 in occasione dell´accorpamento del reggimento all´interno della 1° divisione di fanteria leggera tedesca.

Come molti ufficiali dell’esercito tedesco appartenenti alla classe nobiliare, Stauffenberg non è un nazionalsocialista e in nessuna fase della sua carriera nella Wehrmacht sosterrà attivamente il partito. Al contempo tutti i militari tedeschi devono però prestare giuramento di fedeltà assoluta al Führer.

Nel 1933 accoglie la presa di potere di Hitler in maniera positiva, non perché ammiri il politico austriaco, ma in quanto consapevole che il nuovo cancelliere porrà al centro della politica temi di grande importanza per le forze armate tedesche quali la reintroduzione della coscrizione e la rimilitarizzazione della Renania; questioni vissute dal Gotha militare tedesco sia come necessità strategiche che come azioni volte a ristabilire l´onore tedesco dopo l’umiliazione inflitta dal trattato di Versailles. In realtà Stauffenberg snobba Hitler in quanto “piccolo borghese”.

Fonti storiche hanno comunque rivelato come egli, travolto dall´ondata di entusiasmo dopo la rapida vittoria in Polonia nel 1939 e in seguito al brillante attacco della Wehrmacht sul fronte occidentale nella primavera del 1940, esprima la propria ammirazione verso l’azione politica del governo, come la grande maggioranza degli ufficiali tedeschi.

IL PIANO

Stauffenberg è un ufficiale, aristocratico e conservatore, perciò non simpatizza con il credo democratico. Egli disprezza “la bugia secondo la quale tutti gli uomini sono uguali“ sottolineando sovente “l’importanza delle gerarchie naturali”. In occasione della sua luna di miele in Italia visita una mostra celebrativa dei primi dieci anni di regime di Mussolini esprimendo ammirazione per il governo fascista. In aggiunta, anche durante le prime fasi del complotto contro Hitler, critica duramente l’inclusione della sinistra politica nella cospirazione.

Alcuni compagni cospiratori di Stauffenberg si oppongono inizialmente alla linea strategica da lui scelta in caso di successo dell’operazione Valchiria. Il diplomatico anti-nazista Hans Gisevius ha con lui ripetuti scontri: egli desidera coadiuvare un effetto a catena che porti a una rivoluzione nazionale, mentre Stauffenberg difende con decisione un approccio più minimalista. Il colonnello, una volta deceduto il Führer, ha intenzione di affidare la guida politica del paese a una giunta militare traghettatrice che impedisca l´occupazone da parte degli alleati grazie a una conduzione bellica lucida e attraverso la stipulazione di eventuali trattati di armistizio.

IL PASSAGGIO ALLA RESISTENZA

Per il giovane conte la decisione di rompere il suo giuramento di fedeltà verso Hitler matura sia sulla base del desiderio di porre fine all’orrore del nazismo e dell’olocausto – come per altri cospiratori militari tedeschi – che nella speranza di poter evitare al suo paese una tremenda sconfitta. La rimozione di Hitler e l’interruzione della sua condotta bellica criminale, nella sua ottica, viene pertanto percepita sia come un imperativo militare e strategico per la sopravvivenza della Germania che come una necessità morale.

Molteplici fonti storiche evidenziano come il colonnello abbia già iniziato a intuire la follia di Hitler a partire dal 1941, durante la sua testimonianza diretta sul fronte orientale nel corso dell´operazione Barbarossa. In quei mesi Stauffenberg esprime ripetutamente il suo totale dissenso verso le esecuzioni di massa di russi, ucraini, ebrei e altri civili, e critica con veemenza gli evidenti deficit della nuova leadership militare (Hitler assunse il ruolo di comandante supremo alla fine del 1941 dopo la rottura con lo Stato Maggiore della Wehrmacht).

Stauffenberg in quanto uomo d’onore e soldato non può accettare l’idea abominevole dell’assassinio di milioni di civili e il maltrattamento dei prigionieri di guerra. È infatti risaputo che tenta di ammorbidire la politica di occupazione tedesca nelle zone conquistate dell’Unione Sovietica, sottolineando i benefici derivanti dal reclutamento di volontari per le Ostlegionen (Legioni Orientali).

Finalmente convinto dell’urgenza di prendere in mano la situazione, Stauffenberg nel 1942 si unisce ai gruppi di resistenza all’interno della Wehrmacht, l’unica forza ancora in grado di battere la Gestapo, l´SD, e le SS.

Egli scrive: “il momento di agire e’ giunto, tuttavia colui che osera’ deve essere consapevole che passera’ alla storia come un traditore della nazione, eppure rinunciando tradira’ la propria coscienza”.

Nel 1943 viene trasferito in Nord Africa per unirsi alla 10° divisione di Panzer con il grado di tenente colonnello. Il 7 aprile 1943 viene ferito gravemente da un aereo alleato in pattugliamento. Trascorre tre mesi in ospedale riprendendosi dalle ferite ma perde la mano destra, due dita della mano sinistra e la vista dal suo occhio sinistro. Essendo per lui diventato impossibile continuare a combattere sul fronte torna a Berlino per ricoprire incarichi ministeriali. Le ferite di guerra non sembrano indebolire il carattere, e in questo periodo i suoi amici lo descriveranno come “una persona che vede di fronte a se il compito della sua vita”.

Il movimento di resistenza nella Wehrmacht esisteva già dalla metà degli anni 30 ma con l’entrata di Stauffenberg diviene molto più operativo e dinamico. Egli apporta, oltre alle sue capacità organizzative, due grandi asset: viene promosso colonnello nel giugno del 1944 e nominato Capo di Stato Maggiore del generale Fromm (uno dei cospiratori di spicco), comandante dell’esercito nazionale (equivalente alla civil guard americana). Grazie al suo status Stauffenberg avrebbe dovuto partecipare a briefing militari con Hitler in persona. Inoltre la sua disabilità unita alla sua fama di eroe di guerra lo rendevano una minaccia improbabile e insospettabile.

Von-Stauffenberg

L’OPERAZIONE VALCHIRIA

Dopo anni di pianificazione, il 20 luglio del 1944 si presenta l’occasione perfetta: scatta l’Operazione Valchiria.

Hitler tiene una conferenza presso il quartier generale nella Prussia orientale e Stauffenberg riesce con perizia a piazzare una bomba assemblata in loco nella sala riunione. L’esplosione uccide tre militari e uno stenografo ma purtroppo manca Hitler. Stauffenberg, che ha appositamente lasciato la riunione per fare una telefonata a Berlino, dopo aver visto l’esplosione ritiene di aver sicuramente colto l’obiettivo e vola velocemente verso la capitale per mettere in atto la seconda parte del piano, ovvero la conquista dei punti chiave della città per facilitare la presa di potere.

Tuttavia, per via di un ritardo fatale nel processo decisionale da parte degli altri cospiratori, per due ore non succede nulla. Alle 19.00 del medesimo giorno Hitler, dopo aver ricevuto Mussolini in visita, parla al popolo tedesco mediante la radio di stato (l´audio del discorso). È solo allora che Stauffenberg si rende conto del fallimento del piano. Viene arrestato insieme ad altri tre ufficiali nel suo ufficio a Berlino dal compagno cospiratore, il generale Fromm, che sta cercando di proteggersi dimostrando fedeltà a Hitler.

La corte marziale giudica per direttissima Stauffenberg colpevole di alto tradimento; viene fucilato nelle prime ore del giorno successivo. Le sue ultime parole saranno “Es lebe unser heiliges Deutschland” (Lunga vita alla nostra sacra Germania). Il fratello Bertold von Stauffenberg, coinvolto nel complotto, viene giustiziato tre settimane dopo. Fromm farà la stessa fine nel 1945. Hitler infine, in seguito a questa vicenda, coglie l’occasione per ripulire la Wehrmacht da ufficiali aristocratici notoriamente avversi al regime.

Se l’operazine Valchiria si fosse conclusa con successo probabilmente si sarebbero salvate milioni di vite umane; negli ultimi nove mesi di guerra, infatti, vi furono più vittime nelle città, nei campi di concentramento e al fronte che negli anni precedenti di guerra sommati.

L’EREDITA’ DI STAUFFENBERG

Non è un caso che il conte venga ricordato da tutti coloro che ebbero occasione di collaborarci come una persona dinamica e di grande valore. Stauffenberg è stato in grado di dare quella spinta propulsiva al gruppo di cospiratori, spesso timorosi nei momenti decisivi, fondamentale per la riuscita di qualsiasi impresa storica, mancando il successo per un soffio. Si offrì come volontario per il posizionamento della bomba nella base di Rastenburg pienamente consapevole del rischio a cui andava incontro.

Dopo decenni di luci ed ombre sulla memoria del colonnello, nel 1980, una strada di Berlino, conosciuta come Bendlerstrasse è stata ribattezzata Stauffenbergstrasse e un memoriale eretto nel Bendlerblock – gli uffici dove l’ufficiale lavorava e dove avvenne l’arresto. Il governo tedesco ha inoltre collocato un monumento nel cortile dove venne giustiziato. Una ulteriore targa commemorativa si trova davanti alle rovine della Tana del Lupo a Rastenburg, nell’attuale Polonia.

La figura di Stauffenberg è spesso stata vittima di abusi interpretativi da parte di diverse fazioni politiche, storiche e giornalistiche le quali hanno tentato di beatificare, infangare o appropriarsi della sua memoria a seconda dei propri obiettivi contemporanei.

Il colonnello ha il diritto di essere ricordato per le sue azioni e non per l’interpretazioni affibbiategli dopo la sua morte: egli non fu un avversario del nazismo della prima ora e non tentò mai di mascherarlo. Comprese gradualmente grazie alle proprie capacità di analisi critica le dimensioni del vortice di follia nel quale stava sprofondando il suo paese, ed ebbe la capacità di ammettere i propri errori. Tentò così di rimediare personalmente mettendo a repentaglio la propria vita e reputazione.

Oggi più che mai, è legittimo collocare Stauffenberg nel pantheon degli eroi tedeschi, perlomeno come il più celebre aspirante tirannicida della storia moderna. Sicuramente il suo contributo alla resistenza tedesca contro il nazismo è stato uno dei piu’ concreti e tragicamente vicini a un successo di portata enorme. È inoltre poco saggio il tentativo di interpretare la complessità delle opinioni e delle scelte fatte dal giovane colonnello fra il 1933 e il 1944 attraverso il prisma del presente.

Egli non era né un utopista né un opportunista, ma un coraggioso ufficiale della Wehrmacht con uno spiccato senso dell’onore, desideroso di scongiurare con tutti i mezzi a sua disposizione sofferenze inutili al suo paese e alle vittime del nazismo.

L’EROISMO DEL COLONNELLO E LA COMMEMORAZIONE ATTUALE

Stauffenberg è espressione di una tipologia di eroismo particolare, non rivoluzionario, missionario o democratico, bensì conservatore e tradizionale. Agì mosso non esclusivamente dal desiderio di difesa dei diritti umani o dalla pietà verso il massacro di civili, ma ugualmente motivato da valori altrettanto importanti nella sua personale Weltanschauung, quali il senso di responsabilità verso il proprio popolo e la propria coscienza, l’onore militare e l’amor di patria.

Se vi capitasse di passare per Unter den Linden davanti al mausoleo della Neue Wache, dedicato alle vittime della guerra e della dittatura, rivolgete il vostro pensiero al ricordo del giovane colonnello che, attraverso il suo sacrificio, ci ha fatto dono di un tassello importante della Germania e dell’Europa nella quale abbiamo la fortuna di vivere oggigiorno.

In occasione dell´apertura della mostra dedicata alla resistenza antinazista tedesca la Cancelliera Angela Merkel ha detto: “Stauffenberg ci ha dimostrato come alcuni uomini siano stati in grado di prendere una decisione estremamente difficile in conformità con la propria coscienza, rifiutando di essere guidati dalla lealtà incondizionata, e facendosi carico della propria idea di ciò che fosse necessario per la Germania”

Di seguito una interessante intervista a suo nipote e parte del discorso di Angela Merkel presso il German resistance Memorial Center:

 

 

Leggi anche La mirabolante truffa del Capitano di Köpenick di Berlino 

Luigi Mercuri

La prima volta a Berlino nel 2003 per un corso estivo di lingua, poi nel 2006 come studente Erasmus e nel 2012 si stabilisce definitivamente nella capitale tedesca. Dal 2014 si occupa di internazionalizzazione, analisi economica e promozione (settori industria e high-tech) per l´Italian Trade Agency (ICE) - LinkedIn: http://tinyurl.com/ncqbnt6

One Response to “Quell’attentato a Hitler di cui oggi i tedeschi celebrano l’eroismo”

  1. Alessandro

    Quanto scrive il Colonnello von Stauffenberg alla moglie dalla Polonia durante l’occupazione nazista di Varsavia getta ombre sul personaggio(Wikipedia). Di “perizia” non si può proprio parlare nell’armare la bomba. Hitler d’altra parte commentò: “poteva uccidermi tranquillamente con la sua rivoltella a mezzo metro di distanza; perché non l’ha fatto?”.

    Rispondi

Leave a Reply