Storia di Berlino: 27/01/90, Hertha-Union la “partita della riunificazione”

di Giovanni Sgobba*

Sembra un ossimoro, è vero: è cacofonico mettere nella stessa frase le parole derby, amici, Hertha e Union. Eppure tra le due squadre berlinesi, che ancora oggi rappresentano l’ovest e l’est, fino agli inizi degli anni ’90 non c’era rivalità. Anzi, il sentimento predominante era la simpatia. Facile credere che molto sia dipeso dall’ingombrante presenza del Muro che per 30 anni ha tenuto lontano le due realtà calcistiche, ma le due tifoserie, dagli anni ’70 fino al crollo della cortina, avevano un reciproco rapporto di stima. Con la nascita della Bundesliga nel 1963 (in Germania Ovest) e con la trasmissione delle partite sulla televisione occidentale, ma che aveva diffusione su tutto il territorio, per molti appassionati di calcio dell’est divenne quasi naturale avere un debole per una squadra oltre il Muro. Il più spettacolare esempio di identificazione è stata l’amicizia tra i sostenitori dell’Union e quelli dell’Hertha.

A metà degli anni ‘70 ci furono i primi contatti tra le due tifoserie: allo stadio An der Alten Försterei si sentivano sempre più spesso cori a favore dei cugini blu; striscioni e slogan di incitamento si leggevano anche all’Olympiastadion durante i match casalinghi dell’Hertha. Indossavano anche sciarpe, berretti e giubbotti con i colori dell’altro club con delle patch fatte in casa con scritte del tipo “Amici dietro il filo spinato” o “Hertha e Union – una nazione”. Due giorni dopo la caduta del Muro, l’11 novembre 1989, l’Hertha giocava un match in casa contro il Wattenscheid 09: gli appassionati di calcio orientali colsero la palla al balzo, approfittando della libertà di circolazione, per assistere all’incontro. Lo stadio era stracolmo di 55.000 spettatori invece della solita affluenza di circa 10.000 tifosi. Tra i presenti, c’era anche qualche giocatore dell’Union assieme al loro allenatore Karsten Heine. L’Hertha ottenne con difficoltà il pareggio per 1-1, ma venne celebrata tra gli spalti come una grande vittoria. In futuro si dirà che l’allenatore del Wattenscheid, Hannes Bongartz, non avesse voluto vincere la partita per non rovinare l’atmosfera che si respirava quel giorno.

Hertha - Union
Hertha – Union, 27 gennaio 1990

Sulla scia di questa positività ed euforia, il 27 gennaio 1990, nell’imponente cornice (agli occhi dei tifosi dell’Union) dell’Olympiastadion, si disputò il “Wiedervereinigungsspiel” ovvero la “partita della riunificazione”. Se qualcuno dovesse ridervi in faccia alla vostra affermazione sull’importanza anche politica che può rivestire il calcio, potete mostrare quanto accadde quel giorno: la Germania Ovest e la Germania Est si ritrovarono da un momento all’altro senza una barriera, erano “nude” e impreparate dinanzi al futuro e, in quel clima di incertezza, l’incontro tra Hertha e Union senza dubbio facilitò e alleggerì il dialogo tra le due nazioni.

Fu il primo, vero tentativo di cucitura: il match fu organizzato dalle Poste tedesche, il biglietto costava cinque marchi (non importava se fossero della Repubblica federale o quella democratica) ed era stata data libera possibilità di raggiungere lo stadio usando mezzi pubblici o privati (per la prima volta si videro le Trabant parcheggiate fuori). Così ben 51.720 tifosi si presentarono alle 14.30 per il fischio di inizio. I colori, tra gli spalti, si mescolavano: il blu e il rosso, in mezzo il bianco; era il giorno giusto per fraternizzare e i cori e gli striscioni, monotematici, esaltavano il doppio dominio delle due squadre separate dal fiume Sprea.

Sul campo, l’Hertha vinse 2-1 e l’ironia e il destino anche quel pomeriggio si divertirono a incrociare storie e coincidenze: ad aprire le marcature, infatti, fu Axel Kruse, ex attaccante dell’Hansa Rostock che l’8 luglio 1989, approfittando di un’amichevole della sua squadra a Copenaghen, scappò dalla DDR per rifugiarsi in Germania Ovest e si accasò proprio nell’Hertha. Nel tripudio generale delle tifoserie, il gol del pareggio dell’Union fu un momento toccante e da pelle d’oca: alla rete di André Sirocks, la prima storica marcatura della squadra dell’est su un campo fuori dai confini della Repubblica Democratica tedesca, anche i calciatori della squadra rivale si fermarono ad applaudire. Per finire, la rete del definitivo 2-1 fu segnata da René Unglaube, un ex-eisern con gli abiti blau-weiß. 19 Ben presto, però, l’atmosfera speranzosa e amichevole tra le due tifoserie andò scemando. Già nella seconda partita che si giocò all’Alte Försterei, il 12 agosto 1990, si presentarono poco meno di 4.000 spettatori. L’esigua capienza dello stadio e la data in pieno periodo estivo possono solo in parte motivare questa debacle: quello, forse, fu probabilmente il primo segno di reciproca indifferenza. Nel corso del tempo, i tifosi hanno sviluppato ripetutamente nuove antipatie e la vecchia “amicizia dietro il filo spinato” è rimasta un piacevole ricordo sbiadito.

*Il racconto riportato qui sopra è un estratto del libro “1996 – 2016 Union Berlin. 50 anni di dissenso nella Germania Est”, scritto da Giovanni Sgobba, giornalista italiano grande appassionato dell’Union Berlin, in occasione dei 50 anni del club calcistico berlineseIl pdf dell’intero libro è disponibile a questo linkQui la pagina Facebook “Eisern Union Italia”, pagina italiana per gli appassionati dell’Union Berlin.

Foto di copertina: “Il capitano dell’Union, Olaf Seier, e quello dell’Hertha, Dirk Greiser” © Foto Engler

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