Storia di Berlino: le case occupate e i movimenti sociali anni ’80 e ’90

Quello delle case occupate (in inglese squat) fu un fenomeno sociale che interessò la capitale tedesca in toto, Berlino Ovest prima (anni ’80) e Berlino Est poi (anni ’90), sebbene con modalità e tratti completamente diversi. In entrambi i contesti si trattò tuttavia di tentativi forti e decisi di sperimentare stili di vita alternativi e comunitari, retti da schemi esterni alle logiche capitalistiche dominanti e volti a trovare nuove fonti di sostentamento.

La nascita dei movimenti sociali negli anni ’70. Il decennio della Berlino Ovest compreso tra il 1967 e il 1977 venne denominato dallo storico Gerd Koenen come il “decennio rosso”, in quanto cominciò con le rivolte studentesche del ’68 e vide poi lo svilupparsi di nuovi movimenti sociali contro la guerra atomica, la militarizzazione e a favore della parità dei sessi. In quegli anni nacquero movimenti rivoluzionari estremamente radicali che sfociarono nella resistenza armata della Rote Armee Fraktion, gruppo terroristico di estrema sinistra che ricorda le brigate rosse italiane, e nel movimento anarchico conosciuto come Bewegung 2. Juni (tradotto “movimento del 2 giugno”). Dal 1979 Berlino Ovest iniziò a diventare un vero e proprio centro della scena alternativa, che si sviluppava attorno a pub, bycicle workshop, librerie anarchiche, cinema underground, giornali di quartiere e tipografie, coinvolgendo circa 100.000 persone secondo le stime di Scheer ed Espert. Mentre i movimenti alternativi crescevano rapidamente iniziò a presentarsi il problema abitativo. Nel 1980 80.000 persone erano alla ricerca di un appartamento. Allo stesso tempo molti proprietari di casa lasciavano le proprie abitazioni vuote al fine di approfittare dei fondi del governo per la demolizione e la ricostruzione modernizzata di case abbandonate. Nacquero così i movimenti di protesta volti all’occupazione di case vuote e inutilizzate, quelle che poi divennero i cosiddetti squat.

Gli squat degli anni ’80. All’interno di questi movimenti di protesta e occupazione erano rappresentati i più diversi gruppi politici e sociali e le più varie subculture (punk, autonomi, ambientalisti, gay, di estrema sinistra ecc.). Benché diversi, tutti avevano in comune un nuovo modo di immaginare la vita insieme, ovvero attraverso nuove forme di condivisione dello spazio abitativo e pubblico, nuovi progetti sociali ed economie alternative a quella capitalista dominante. Le occupazioni si svolgevano principalmente nel quartiere di Kreuzberg, un quartiere che all’epoca si trovava al confine di Berlino Ovest, vicino al muro, e residenza di numerosi Gastarbeiter (tradotto letteralmente “lavoratore ospite”) di origine straniera. All’epoca non si trattava di un quartiere hip come lo è ora: da quartiere scarsamente abitato e in rovina, gli Hausbesetzer (tradotto “occupatori di case”) lo resero attivo e vivace. Il picco delle occupazioni venne raggiunto nel 1981: nell’estate di quell’anno erano ben 165 le case occupate. Ben presto il partito conservatore CDU, susseguitosi al Senato al partito socialista SPD, dichiarò zero tolleranza nei confronti degli squat e cominciò una campagna di repressione nei confronti delle manifestazioni e delle case occupate. Gli Hausbesetzer vennero divisi in due categorie, quelli aperti alla negoziazione e i “criminali”. L’ondata di repressione portò a violenti scontri con la polizia, raggiungendo l’apice il 22 settembre del 1981, quando il giovane dimostrante Klaus-Jurgen Rattay, appena maggiorenne, rimase ucciso in uno di questi scontri. Da quel momento le iniziative dei movimenti presero a diminuire. Accanto alle occupazioni che iniziavano a preferire le vie legali e pacifiche per venire regolarizzate, continuavano però a esistere quelle ribelli che non negoziavano e finivano con gli sfratti della polizia. Nel 1984 105 case vennero legalizzate con contratti di affitto e 60 furono sgomberate. Successivamente il movimento degli squatter prese ad affievolirsi, iniziando a prediligere le vie pacifiche. Il video sottostante, girato nel 1982 da una troupe di giornalisti americani, descrive direttamente i movimenti degli squatter della Berlino Ovest degli anni ’80 e rende l’idea del fermento sociale e rivoluzionario di quel periodo.

Gli squat degli anni ’90. A seguito della caduta del Muro la polizia e il governo locale di Berlino persero autorità. Questo fece sì che vecchie abitazioni abbandonate del centro città venissero occupate. Nei quartieri di Mitte, Prenzlauer Berg e Friedrichshain vennero occupate ben 120 case. Questi atti di occupazione erano inizialmente semplici esperimenti anarchici e libertari rivolti contro tutto ciò che era borghese e ogni forma di regola. Successivamente gli esperimenti coinvolsero anche diversi artisti, in particolare nell’occupazione dell’edificio del Kunsthaus Tacheles (tradotto “casa dell’arte Tacheles”), importante polo artistico e culturale collocato in Oranienburgerstraße. In questo periodo il teatro principale del movimento degli Hausbesetzer fu il quartiere Friedrichshain, in particolare la via Mainzer Straße, in cui 11 abitazioni vacanti vennero occupate da più di 250 occupatori. La risposta del governo locale di Berlino arrivò anche questa volta: un’ordinanza denominata “Berlin Linie” decretò la tolleranza zero verso le case occupate. Sorsero violenti conflitti tra polizia e dimostranti, che ebbero il loro epilogo il 14 novembre del 1990, quando un esercito di più di 3000 poliziotti in tenuta antisommossa venne chiamato per sgomberare le case di Mainzer Straße. Gli occupatori si difesero barricando le strade con rimorchi di camion e lanciando pietre dai tetti delle case. La polizia riuscì a sfondare le barriere con blindati, cannoni ad acqua, elicotteri, fumogeni e maschere antigas. 400 persone furono arrestate e ci furono molti feriti da entrambi le parti. Dopo questo drammatico sfratto solo pochi Hausbesetzer rifiutarono la via della negoziazione.

Il sito interattivo Illustrierte Karte zu Hausbesetzungen propone una mappatura delle occupazioni che ripercorre cronologicamente tutto il movimento e i progetti culturali dagli anni ’70 (a Berlino Ovest) ad oggi.

HEADER-SCUOLA-DI-TEDESCOFoto di copertina © Tom Ordelman CC BY-SA 2.0

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