Tagesspiegel: «Basta cliché. L’aeroporto di Berlino? Il caos. Quello di Napoli un modello»

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Pascale Hugues, giornalista del Tagesspiegel, promuove l’aeroporto di Napoli, Capodichino, e boccia quello di Berlino-Schönefeld, grigio e per niente accogliente. La sua visita a Napoli a inizio gennaio è stata per lei come un’epifania: Capodichino sembra l’«anticamera del Paradiso», mentre l’aeroporto di Berlino è «grigio e freddo». Vi proponiamo una libera reinterpretazione dell’articolo apparso originariamente sul Tagesspiegel del 2 gennaio 2016.

Gli stereotipi sulle due città. Facciamo prima di tutto il punto sui cliché che caratterizzano Napoli e Berlino, suggerisce la giornalista francese: Napoli, la capitale della mafia e della pizza, chiassosa, brulicante di Vespe e vecchie Fiat che scoppiettano tra le viuzze del centro storico. Napoli, con i panni stesi impudicamente ad asciugare sui balconi e lungo le facciate dei palazzi, con la munnezza che straborda, scaricata finanche sui marciapiedi, davanti alla porta di casa. Insomma, Napoli vuol dire Caos. E Berlino invece? Berlino è la capitale dello stato più ricco e organizzato d’Europa. Un modello di virtù, sempre pulita grazie alle pattumiere presenti a ogni angolo e agli ampi marciapiedi spazzati quotidianamente. Berlino con le sue Volkswagen, che procedono a velocità moderata lungo gli ampi viali, che si fermano diligentemente per ogni pedone sulle strisce, talmente disciplinate che di semafori rossi non ci sarebbe quasi bisogno. Le mutande e i reggiseni berlinesi, poi, asciugano discretamente nell’intimità del bagno di casa. Insomma, Berlino vuol dire ordine.

Il capovolgimento dei cliché in aeroporto: Napoli, anticamera del paradiso. Ma – azzarda a questo punto la Hugues – si provi per un attimo a rovesciare i cliché sulle due città, concedendo a Napoli l’ordine, a Berlino il caos. Si saprà in tal modo cosa aspettarsi dai rispettivi aeroporti. Capodichino: lussuoso, pulito, luminoso, perfettamente funzionale. Il nuovo look che Napoli si è data per attrarre i turisti. E difatti la città ha molto da vantare: Capodimonte, Santa Chiara, Le sette opere di misericordia del Caravaggio, il Cristo velato di Sanmartino. Ma anche Pompei, la Costiera amalfitana, Capri. In aeroporto si può mangiare il sushi, la mozzarella di bufala, i panini con il foie gras, bere un buon bicchiere di Greco o di Taurasi. Si può leggere Le Figaro il giorno stesso della pubblicazione, come se si fosse a Parigi. Le distanze da percorrere in aeroporto sono brevi. Ci si sposta da un gate all’altro scivolando su pavimenti splendenti. Ci si riposa un momento su comodi sofa di design e si gusta un espresso fatto a regola d’arte al bancone del bar accanto. Se a questo si aggiunge che ci sono 18 gradi a gennaio, l’aria è dolce e il golfo di Napoli è sommerso di luce anche nel cuore dell’inverno, si potrebbe credere – per un attimo – di essere finiti nell‘anticamera del paradiso.

Il duro approdo a Berlin-Schönefeld. Il ritorno a Berlino ha il sapore di una cacciata dal paradiso terrestre. Brutale. L’aereo ti sputa sull’asfalto bagnato, nel bel mezzo della pista di atterraggio. Tutto è grigio e freddo. Ci si stringe nel proprio cappotto e nella propria sciarpa e ci si incammina a piedi, trascinando la propria valigia verso l’aeroporto, che con le sue lamiere di acciaio ha un’aria del tutto provvisoria. Si intraprende un’autentica marcia tra corridoi senza fine, pieni di spifferi e malamente illuminati. C’è un odore persistente di cherosene e pioggia. Il primo bagno che si incontra pare uscito da un incubo DDR, un budello con un solo wc e una fila interminabile. Le riviste straniere all’edicola sono rare. Un puzzo di Bockwurst e olio rifritto mille volte aleggia sull’intero aeroporto.

Pascal Hugues ama giocare con gli stereotipi e rovesciarli, un ottimo esercizio per non fossilizzarsi nei propri pregiudizi. In un mondo dove, ogni tanto, succede che persino gli efficientissimi tedeschi trucchino i test sulle emissioni gas delle Volkswagen o buchino clamorosamente l’inaugurazione di un nuovo aeroporto.  Ma la Hugues sottace come, una volta varcata la soglia dei rispettivi aeroporti, il confronto tra Berlino e Napoli, tra Germania e Italia, si faccia molto più complesso, e l’ago della bilancia penda talvolta impietosamente dal lato della capitale tedesca. Si pensi solo ai mezzi pubblici che accolgono il turista a Berlino e a quelli disponibili in terra partenopea.

Sia come sia, fa piacere constatare che l’Italia – e Napoli nello specifico – non sia sempre e solo additata come luogo del fallimento, del trionfo di storture e brutture, ma anche vagheggiata come un luogo paradisiaco, come una terra di bellezza cui abbandonarsi senza timore perchè le cose, una volta tanto, funzionano bene.

Foto di copertina © Antonio Manfredonio

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Giulia Mastrantoni

Laureata in inglese e francese, ama scrivere e viaggiare. Legge come se non ci fosse un domani e, non appena se ne presenta l'occasione, si butta a capofitto in nuove avventure. «Da grande» vuole non doversi mai chiedere: «E se?». Ha pubblicato i racconti "Misteri di una notte d'estate" per la Ed. Montag nel 2015 e "Veronica è mia" per la Panesi Edizioni nel 2016, sulla tematica della violenza psicologica e sessuale.

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