Tutti i giorni, di Ingerborg Bachmann: la poesia del dissenso intellettuale

La conferenza di Yalta del novembre 1945 segnò un momento storico del processo politico europeo, le cui conseguenze ancora oggi restano evidenti. È in quel passaggio infatti che nacque la divisione in blocchi ideologici del vecchio continente, un distacco diplomatico che grazie al presidente degli Stati Uniti Roosevelt, al primo ministro inglese Churchill e al capo dell’Unione Sovietica Stalin, avrebbe definito un quadro di profonda instabilità strategica per i successivi 70 anni (e chissà ancora per quanti altri).

Parte della raccolta Il tempo dilazionato (Die gestundete Zeit, 1953), questa poesia dellaustriaca Ingeborg Bachmann costituisce una sorta di documento artistico dell’apprensione sociale respirata durante quegli anni. Tutti i giorni racconta, in qualche misura, il coinvolgimento umano di quello sparuto gruppo di intellettuali del tempo che rifiutò i risultati della conferenza e decise di battersi per proporre un’idea diversa di Europa, libera dalla frattura sociopolitica provocata dalla dicotomia amico / nemico.

Ingeborg Bachmann, Tutti i giorni – 1953

La guerra non viene più dichiarata,
ma proseguita. L’inaudito
è divenuto quotidiano. L’eroe
resta lontano dai combattimenti. Il debole
è trasferito nelle zone del fuoco.
La divisa di oggi è la pazienza,
medaglia la misera stella
della speranza, appuntata sul cuore.
Viene conferita
quando non accade più nulla,
quando il fuoco tambureggiante ammutolisce,
quando il nemico è divenuto invisibile
e l’ombra d’eterno riarmo
ricopre il cielo.
Viene conferita
per diserzione dalle bandiere,
per il valore di fronte all’amico,
per il tradimento di segreti obbrobriosi
e l’inosservanza
di tutti gli ordini.

(Ingeborg Bachmann, Poesie, a cura di Maria Teresa Mandalari, Guanda, 1987)

 

Ingeborg Bachmann, Alle Tage – 1953

Der Krieg wird nicht mehr erklärt,
sondern forgesetzt. Das Unerhörte
ist alltäglich geworden. Der Held
bleibt den Kämpfen fern. Der Schwache
ist in die Feuerzonen gerückt.
Die Uniform des Tages ist die Geduld,
die Auszeichnung der armselige Stern
der Hoffnung über dem Herzen.
Er wird verliehen,
wenn nichts mehr geschieht,
wenn das Trommelfeuer verstummt,
wenn der Feind unsichtbar geworden ist
und der Schatten ewiger Rüstung
den Himmel bedeckt.
Er wird verliehen
für die Flucht von Fahnen,
für die Tapferkeit vor dem Freund,
für den Verrat unwürdiger Geheimnisse
und die Nichtachtung
jeglichen Befehls.

Silvia Fistetto

Diplomata in cattiva gestione del tempo, innamorata dei libri e dei gatti, schiva con poca astuzia i tranelli della lingua tedesca. Traduce documentari per Nat Geo, History, La7 D ed è la traduttrice italiana della rivista on line della NATO.

One Response to “Tutti i giorni, di Ingerborg Bachmann: la poesia del dissenso intellettuale”

  1. Tutti i giorni | Nazione Indiana

    […] viene più dichiarata, ma proseguita. L’inaudito è divenuto quotidiano. La poesia si intitola “Tutti i giorni” ed è stata composta nel 1953, all’apice della Guerra Fredda. Negli ultimi mesi e soprattutto […]

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