Twarz, alla Berlinale il film che smaschera con l’ironia la falsità del cattolicesimo in Polonia

Alla 68esima Berlinale la regista polacca Małgorzata Szumowska presenta Twarz (tradotto “Muso”), un dramma satirico sulle contraddizioni del cattolicesimo in Polonia.

Basato su una storia vera, il film presentato da Szumowska in concorso alla Berlinale 2018 è un dramma a tutti gli effetti: il protagonista, un giovane vitale, energico e socievole, viene coinvolto in un grave incidente sul lavoro in seguito al quale dovrà subire un trapianto del volto e una serie di altre complicate operazioni che gli cambieranno la vita per sempre. Anziché narrare questa storia in tutta la sua tragicità, la regista sceglie di optare per un umorismo pungente che diventa la chiave per smascherare le ipocrisie del cattolicesimo in Polonia.

La trama

Il giovane Jacek ha tre grandi amori: la musica heavy metal, il suo cane e la fidanzata Dagmara. Nonostante si senta un pesce fuor d’acqua nel paesino di provincia bigotto e noioso dove abita con la famiglia, Jacek sa come godersi la vita. Un giorno però un drammatico incidente gli sconvolge l’esistenza: mentre lavora alla costruzione della più grande statua di Cristo del mondo (persino più grande di quella di Rio De Janeiro), Jacek cade dalle impalcature e si infortuna gravemente. È vivo per miracolo, ma deve sottoporsi a un trapianto del volto e a una serie di altre complicate operazioni. Dall’ospedale Jacek esce sulle sue gambe, ma con un viso irriconoscibile e mostruoso, derubato della sua stessa identità. In più ha notevoli difficoltà a parlare, nonché a nutrirsi autonomamente. Il ritorno di Jacek nella comunità, la stessa che professava ardentemente i valori cattolici, sfocia in un drammatico rifiuto: la fidanzata non lo accetta più, la madre ingaggia un esorcista per liberarlo da Satana, i compaesani lo ignorano e il resto della famiglia vede nella sua condizione un modo per fare soldi.

Umorismo dissacrante per denunciare l’ipocrisia del cattolicesimo

Le modalità con cui Małgorzata Szumowska sceglie di raccontare la drammatica storia di Jacek sono tutto meno che convenzionali. Sin dall’apertura del film l’umorismo è estremo, dissacrante, politically uncorrect: un gruppo di “rispettabili” cittadini attende fuori da un supermercato che si aprano i saldi dei televisori al plasma e poco dopo dà il via a una lotta all’ultimo sangue tutti contro tutti per accaparrarsi la merce; gli assidui frequentatori della chiesa del paese sono gli stessi che si divertono a tavola facendo battute razziste e misogine e poi vanno a messa ubriachi fradici; a dispetto dei valori cristiani, nei posti di lavoro regna la discriminazione nei confronti di chi è straniero. Ma la società cattolica è anche molto peggio di questo: non è nemmeno in grado di accettare Jacek con un volto diverso, un figlio considerato improvvisamente estraneo. È così che emerge un nuovo volto, quello autentico della religione cattolica, un volto fatto di ipocrisia, falsità ed egoismo. Senza dubbio la regista ha trovato la chiave giusta per denunciare una delle problematiche più radicate della Polonia moderna, una chiave in grado di ribaltare una storia profondamente drammatica. Szumowska conferma inoltre la sua spiccata sensibilità estetica attraverso immagini molto nitide al centro e sfocate ai margini, volte a ottenere una sorta di effetto deformato che diventa metafora della visione del mondo di Jacek. Una bella sorpresa nell’ultimo giorno di concorso della Berlinale 2018.

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Foto di copertina: Twarz Competition 2018 POL 2018 by: Małgorzata Szumowska Mateusz Kościukiewicz © Bartosz Mronzowski

Gloria Reményi

Italiana per parte di mamma, ungherese per parte di papà, mi piace definirmi 50/50 a tutti gli effetti. Il mio anno di nascita – il 1989 – ha probabilmente deciso il mio destino berlinese. Mi sono trasferita a Berlino nel 2012 per conseguire la laurea magistrale in "Culture dell'Europa centrale e orientale" e ci sono rimasta. Oggi lavoro come giornalista.

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